Arte

Lezioni d’amore secondo Renoir

Al Musée d’Orsay di Parigi una mostra racconta il lato più intimista e sentimentale del celebre maestro impressionista

di Francesca Vertucci

A sinistra: Auguste Renoir (1841-1919), La Promenade, 1870 Huile sur toile, 81,3 x 64,8 cm Los Angeles, The J. Paul Getty Museum, 89.PA.41 (Image courtesy of the J. Paul Getty Museum); a destra: Auguste Renoir (1841-1919), Fine del pranzo, 1879, Olio su tela, 100,5 × 81,3 cm, Francoforte sul Meno, Städel Museum, acquisito nel 1910, SG 176 (Copyright foto: Immagine per gentile concessione dello Städel Museum, Francoforte sul Meno)

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L’amore, il sentimento più universale di tutti. Esaltato, disprezzato, venerato, perduto o ambito, rimane un affascinante abbaglio umano.

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L’esposizione temporanea del Musée d’Orsay, dedicata ad Auguste Renoir, racconta con minuziosa maestria di luce e colori questa emozione così decantata. La mostra riunisce per la prima volta un importante corpus di opere di scena di vita moderna, realizzate da Renoir durante i primi vent’anni della sua carriera (1865-1885).

Pittore della felicità

Pittore della felicità, in questo periodo decide di concentrarsi su soggetti contemporanei, anziché su paesaggi e ritratti, immersi in atmosfere gaudenti e conviviali, dai café parigini ai balli pubblici: “So bene che è difficile convincere la gente che un dipinto possa essere veramente grande, pur rimanendo gioioso”. Nessuno spazio, dunque, per tristezza o mestizia ma lucide pennellate incentrate su empatia e meraviglia. Ne sono splendidi esempi le prime opere del percorso come “Le Garçon au chat” (1868), in cui un ragazzo nudo abbraccia il suo gatto, rievocando la posa del Cupido del Parmigianino o “La Promenade” (1870), novella prova di rappresentazione di coppia, in cui la donna dà la mano al compagno tra le fronde degli alberi, rese vivide grazie a sapienti pennellate. Renoir approfondisce la sua ricerca tra il 1874 e il 1877, mentre partecipa alle esposizioni del gruppo impressionista. Un bell’esempio del periodo è “Confidences” in cui i corpi della coppia si fondono in un unico insieme, lo sguardo rivolto al medesimo giornale: una visione di amore rispettoso e complice, ben lontano dalla malizia. Dipinge soprattutto a Montmartre, all’epoca quartiere periferico di Parigi, facendo posare amici e modelle nel proprio giardino oppure al Moulin de la Galette, nota sala da ballo da cui si ispira per il suo dipinto realizzato en plein air. L’opera rappresenta una sfida sia per studio della luce che per composizione, considerato l’enorme numero di figure presenti nella scena. Grazie alla sua pennellata fluida, alla gamma di tonalità azzurrate e al linguaggio fatto di gesti avvolgenti e armoniosi, l’artista riesce a conferire all’insieme un forte senso di unità pittorica e sociale. Renoir prova un particolare piacere nel rappresentare i legami felici tra uomini e donne, borghesi e operai, eliminando qualsiasi accenno ai possibili rapporti di dominio tra i sessi o di discriminazione sociale. Nella realtà, infatti, giovani benestanti frequentavano quel luogo per divertirsi insieme alle lavoratrici provenienti dai ceti popolari, le quali spesso vedevano in questi incontri una possibilità di avanzamento sociale.

“Renoir al Musée d’Orsay, tra amore e vita quotidiana”

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La libertà e l’uguaglianza nei rapporti amorosi

Celebra dunque la libertà e l’uguaglianza nei rapporti amorosi e una forma di “camaraderie” (come la definì il suo amico Rivière), cioè una relazione basata sulla reciproca amicizia tra uomini e donne. In questo modo fa rivivere lo spirito delle fêtes galantes di Watteau e Fragonard, artisti che ammira profondamente. Ciò avviene in un periodo in cui la società francese, ancora impegnata a riprendersi dal trauma della sconfitta del 1870 e dalla guerra civile della Comune di Parigi, è profondamente segnata da divisioni sociali, tensioni e violenze. Attraverso le sue pennellate leggere e i suoi colori vibranti, Renoir esalta il popolo, la sua capacità di resistere alle difficoltà e la sua socialità, quest’ultima spesso criticata dalla morale borghese dominante. In mostra è presente anche “Le Déjeuner des Canotiers” (1881), coloratissimo stralcio di vita che racconta la pigra atmosfera postprandiale di una domenica cittadina sulla Senna. I colori dell’opera si fondono armoniosamente tra loro, rendendo lo spettatore parte del quadro, composto da intellettuali e giornalisti amici di Renoir.

Impossibile non ricordare con un moto di tenerezza la celebre “ragazza con il bicchiere d’acqua” al centro del dipinto, figura resa immortale anche dal film Le Fabuleux Destin d’Amélie Poulain. Dipingendo coppie libere, amici bohémien, seduzioni a teatro e pranzi conviviali, Renoir offre una profonda riflessione sull’amore non solo come emozione, ma come metodo pittorico: la tela diventa il luogo in cui la prossimità umana si trasforma in bellezza.

 

 

“Renoir et l’amour. La modernité heureuse (1865-1885)”, Musée d’Orsay, fino al 19 luglio

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