Il cambiamento deve coinvolgere tutto il tessuto industriale del Paese, dalle pmi che ne costituiscono l’ossatura, ai grandi gruppi. Come Atlantia, «una grande piattaforma di investimento globale, che ha cuore, mente e cervello in Italia e punta all’allargamento della base produttiva nel nostro Paese e in Europa, proprio in un momento storico in cui, invece, la deglobalizzazione in atto influisce sui piani di investimento della maggior parte delle imprese», come ha spiegato l’ambasciatore Giampiero Massolo, presidente del gruppo.
Una rotta verso la quale si muove anche un altro big italiano, Prysmian Group, che, davanti a una forte crescita della domanda di infrastrutture a sostegno della svolta green, ha potenziato i propri investimenti per consolidare la leadership tecnologica. «L’industria dei cavi è strategica per la messa a terra della transizione ecologica – ha sottolineato Massimo Battaini, chief operating officer e executive director di Prysmian –. Il mercato dei cavi per la trasmissione è passato da 3 a 8 miliardi di progetti assegnati all’anno, con la prospettiva di arrivare a 15 miliardi nel 2030».
L’attuale congiuntura ha impresso un ulteriore sprint alla strada che porta al «net zero», ovvero all’abbattimento delle emissioni di CO2. E, su questo fronte, Edison Next ha messo in campo un’expertise specifica, come ha evidenziato ieri il ceo Giovanni Brianza. «Siamo nati proprio con la missione di aiutare le aziende e i territori nel percorso, difficile ma necessario, della transizione ecologica e della decarbonizzazione, proponendoci come partner di lungo periodo».
La via che conduce a una strategia sempre più sostenibile è, dunque, una tappa obbligata anche per le grandi utility come Enel, ha spiegato Giulia Genuardi, Head of sustainability planning, performance management and human rights del gruppo. «Il modello di business sostenibile di Enel valorizza le sinergie tra le diverse aree di business e il mondo esterno, al fine di ridurre l’impatto ambientale, soddisfare le esigenze delle comunità locali e migliorare la sicurezza di persone e fornitori».
Accanto ai big, ci sono però anche tante pmi che hanno potuto agganciare questa opportunità grazie a strumenti ad hoc come la Garanzia green di Sace, il cui bilancio è molto positivo, come ha detto Daniela Cataudella, responsabile Underwriting green del gruppo: «In 21 mesi abbiamo concluso quasi 170 operazioni, l’84% delle quali al fianco di pmi e mid-corporate, per un totale di 5,3 miliardi di euro di contratti e investimenti garantiti, con una diversificazione settoriale importante».