Market Mover

Il petrolio scende (ma non troppo)
L’intesa Stati Uniti-Iran sconta ancora troppe incertezze perché si torni allo status quo ante
Ascoltalo ora4' di lettura
4' di lettura
Lorenzo Mariani, che da sole poche settimane ha preso le redini di Leonardo succedendo a Roberto Cingolani, si aspetta l’approvazione normativa europea per la joint venture satellitare del player italiano della difesa con Airbus e Thales entro la fine del prossimo anno, aprendo la strada a uno dei progetti di difesa e spazio più ambiziosi d’Europa. Il cosiddetto Progetto Bromo mira a unificare le operazioni spaziali regionali che non sono riuscite a tenere il passo con SpaceX di Elon Musk, il colosso statunitense destinato a quotarsi in Borsa questa settimana con una valutazione di circa 1,8 mila miliardi di dollari. «Bromo è davvero il futuro dello spazio in Europa in termini di business» ha detto Mariani in un’intervista a Bloomberg. Il ceo di Leonardo ha cercato di distinguere il progetto europeo dai paragoni con SpaceX, affermando che Bromo coprirà un’ampia gamma di segmenti spaziali. Il progetto europeo ha generato resistenza da parte di sindacati e fornitori che hanno espresso preoccupazioni in merito a posti di lavoro e concorrenza. Sarà uno dei primi a testare un rinnovato quadro normativo sulle fusioni dell’Unione europea, volto a promuovere la creazione di campioni regionali per competere meglio con i rivali statunitensi e cinesi. Sebbene gli ostacoli politici e antitrust siano ritenuti «complessi», Mariani ha dichiarato di aspettarsi che tutte le autorizzazioni europee per il Progetto Bromo siano in vigore entro la seconda metà del 2027, aggiungendo che i sindacati dei lavoratori stanno comprendendo l’importanza dell’accordo. «Tutti sanno che abbiamo a che fare con un settore che si sta evolvendo molto rapidamente - ha aggiunto -. Quindi dobbiamo fare qualcosa, e questo qualcosa è sicuramente unire le forze, in modo intelligente».
Mariani, 61 anni, un veterano di Leonardo che di recente ha guidato la divisione italiana della sua joint venture per la produzione di missili MBDA Missile Systems Services, sta tracciando una rotta che mette la collaborazione europea nello spazio e nella difesa in cima all’agenda, rafforzando al contempo i legami con gli Stati Uniti. Il nuovo ceo ha dichiarato di volere continuare molte delle iniziative del suo predecessore, Roberto Cingolani, accelerando al contempo in altre aree.
Mariani, che ha confermato la guidance per il 2026, ha inoltre dichiarato che accoglierebbe con favore la Germania nel Global Combat Air Programme (GCAP) guidato da Italia, Regno Unito e Giappone, ma ha avvertito che l’inserimento di un nuovo partner nel progetto del caccia di nuova generazione potrebbe mettere a repentaglio i piani per la consegna di un velivolo operativo nei tempi previsti. «Avere la Germania come membro a pieno titolo del team sarebbe una buona cosa» sia da una prospettiva industriale che in termini di condivisione dei costi, «ma se si vuole davvero avere qualcosa che voli» già a partire dal 2035, «sarebbe dirompente - ha aggiunto - avere un altro partner in grado di entrare in questo momento». La Germania e la Francia hanno abbandonato questa settimana il progetto Future Combat Air System da 100 miliardi di euro, un concorrente del GCAP, aprendo potenzialmente la strada a Leonardo e ai suoi partner per consolidare la propria posizione. Tuttavia, Mariani ha avvertito che i governi promotori del GCAP potrebbero trovarsi di fronte alla scelta tra l’ampliamento della partecipazione e la salvaguardia della tabella di marcia del programma, viste le complesse negoziazioni necessarie per stabilire la governance, le responsabilità e la ripartizione del lavoro industriale. Avere fino a quattro distinti aerei da guerra di sesta generazione in Europa — il GCAP, il successore del Rafale di Dassault, un potenziale sforzo a guida tedesca e un’estensione svedese del Gripen di Saab - sarebbe «davvero impegnativo» ha affermato Mariani. «Sarebbe meglio trovare qualcosa che non confligga l’uno contro l’altro, ma che combatta contro le vere minacce, in termini di mercati che non si trovano in Europa».
Pur mantendo l’impegno a rafforzare l’industria della difesa europea, Mariani ha dichiarato che cercherà di sfruttare la posizione unica di Leonardo con la sua unità statunitense Leonardo DRS per attingere a capacità in aree come la difesa aerea e l’intelligenza artificiale da entrambe le sponde dell’Atlantico. La collaborazione tra la divisione statunitense e quella europea di Leonardo potrebbe essere migliorata, ha affermato, citando specificamente l’iniziativa di difesa aerea Michelangelo come un’area in cui Leonardo potrebbe beneficiare di una più stretta cooperazione con la sua attività negli Stati Uniti. Separatamente, Leonardo sta discutendo di una joint venture con il Public investment fund saudita che coinvolge la divisione aerostrutture dell’azienda, da lungo tempo una delle attività più sfidanti di Leonardo. I colloqui tra Leonardo e il partner mediorientale stanno progredendo, ha affermato Mariani, con un accordo iniziale previsto entro la fine di questo anno. «L’obiettivo è creare nuove opportunità di crescita - ha detto - preservando e rafforzando al contempo le competenze e le capacità industriali sviluppate in Italia nel corso di decenni».