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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
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È rottura tra Leonardo Maria Del Vecchio, azionista con il 12,5% di Delfin, e Francesco Milleri, numero uno di EssilorLuxottica e presidente della finanziaria di famiglia. Dopo le tensioni legate al riassetto che avrebbe visto il capo di Lmdv salire nel capitale di Delfin rilevando le quote dei fratelli Luca e Paola, progetto bloccato dal consiglio di amministrazione di Delfin per criticità sulle garanzie, Leonardo Maria Del Vecchio fa un passo indietro da tutte le cariche finora ricoperte in EssilorLuxottica.
Con una lettera fatta recapitare al cda del gigante degli occhiali, Leonardo Maria Del Vecchio ha annunciato le dimissioni da presidente di Ray-Ban e da chief strategy officer del colosso italo-francese. Nella lettera il figlio del fondatore si rivolge a Milleri e parla tra l’altro di una gestione aziendale «distante» e «impersonale», lontana dalle persone «che devono tornare al centro» del gruppo, come nella «Luxottica vent’anni fa».
«Ringraziamo Leonardo Maria per aver contribuito alla crescita del gruppo e alla realizzazione della visione strategica voluta dal padre. Gli auguriamo uguale successo nella sua nuova avventura», ha dichiarato un portavoce del gruppo italo-francese.
Si complicano sempre di più, dunque, gli equilibri lungo la catena Delfin-EssilorLuxottica non più limitate al rapporto tra gli otto eredi ma estesi anche al consiglio di amministrazione. La decisione del manager di Lmdv sarebbe infatti figlia delle tensioni che si sono via via accomulate dopo il tentativo di scalata di Delfin, progetto fallito a causa dell’opposizione del board della finanziaria. Prima della pausa estiva si è infatti conclusa la lunga negoziazione tra Leonardo Maria Del Vecchio e le banche per reperire le risorse necessarie a rilevare le quote dei fratelli Paola e Luca, inciampando, come spesso accaduto nella storia recente della finanziaria, sul nodo della compattezza e dell’unanimità. Questa volta, tuttavia, rispetto al passato ciò che è mancato non è stata la coesione tra i soci, ma quella nel board di Delfin, spaccato su ruoli e garanzie relative all’operazione.
«Se le banche sollecitavano un impegno più forte da parte di Delfin, il board aveva il diritto e il dovere di rivalutarne i rischi. Ciò avrebbe però richiesto una posizione chiara, unitaria, trasparente: quali condizioni erano cambiate, quale rischio era emerso, quale maggioranza fosse realmente necessaria. Non è andata così. Il consiglio non si è allineato. Alcuni componenti erano disponibili a procedere, altri no», scriveva Leonardo Maria Del Vecchio in una lunga lettera pubblicata alla vigilia dell’assemblea di Delfin. Le critiche al board, raccontavano alcune fonti, si riferivano nello specifico alle protezioni richieste dagli amministratori della holding, ovvero Francesco Milleri, Romolo Bardin, Mario Notari, Aloyse May e Giovanni Giallombardo.