Monitor FederlegnoArredo

Legno-arredo, vendite in calo del 2,7% nel 2024

Le stime delle imprese secondo i dati elaborati dal centro studi di FederlegnoArredo. Attso un piccole recupero per fine anno e nel 2025

di Giovanna Mancini

3' di lettura

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Un anno difficile, più di quanto previsto, e che ha tradito le aspettative di chi, a inizio 2024, aveva scommesso su una ripresa rispetto a un 2023 già a sua volta di ripiego. E se i primi segnali di flessione facevano pensare a una normalizzazione del mercato dopo due anni di crescita straordinaria, ormai è chiaro che anche per la filera del legno-arredo siamo di fronte a un problema di domanda, sebbene il calo delle vendite sia per ora più contenuto rispetto ad altri settori della manifattura italiana.

Lo testimoniano i dati dell’ultimo Monitor elaborato dal centro studi di FederlegnoArredo, relativo ai primi nove mesi del 2024, secondo cui le imprese interpellate indicano una flessione delle vendite della filiera legno-arredo del 4,9% rispetto stesso periodo 2023. In flessione sia il mercato interno (-5,4%), sia l’estero (-4,1%). Il macrosistema arredamento chiude a -3,7%, che sintetizza il calo del 3% dell’Italia e del 4,3% delle esportazioni. Più pesante la contrazione del macrosistema legno, che registra un -7,5% complessivo, che per l’Italia tocca il -8,9% mentre l’export un più contenuto -4,1%.

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Chiusura d’anno in negativo

L’andamento negativo anche del terzo trimestre porta le imprese a stimare un segno meno anche per l’intero anno, spiega il presidente di FederlegnoArredo, Claudio Feltrin -: «Le previsioni del Monitor per la filiera parlano di una chiusura d’anno al -2,7%, con l’Italia a -3,7% e l’export a -1,3%. Le imprese confidano in un piccolo colpo di reni nella parte finale dell’anno che potrebbe preludere a una lenta ripresa nel 2025».

Tra i diversi comparti della filiera, le imprese dell’arredamento dichiarano una flessione più contenuta per fine anno (-1,7%), senza particolari differenze tra Italia (-1,9%) ed estero (-1,5%). Per il macrosistema legno, la previsione è invece più pessimista: un -4,3% complessivo, determinato dal -5,8% delle vendite Italia e solo in parte contenuto dall’export, stabile a -0,7%. All’inerno del sistema legno, il settore dei pannelli è tra i più colpiti, con un calo delle vendite Italia dell’11,4%, che pesano per il 73% del totale, mentre l’export registra un -4%, portando l’andamento complessivo del settore a -9,5%. Il calo riguarda tutti i comparti ed è più marcato per i pannelli truciolari, compensati e MDF sul mercato interno.

Anche il sistema imballaggi registra un calo pari all’8%, dovuto sia a una riduzione del prezzo degli imballaggi, in flessione del 6,3%, sia a una diminuzione della produzione industriale che segna un -2,9% su gennaio-settembre 2023.

La produzione industriale

Andamenti piuttosto negativi che trovano riscontro anche nei dati Istat sulla produzione industriale, secondo cui ottobre 2024 su ottobre 2023 registra un -8% per il legno e un -5% nel cumulato gennaio-ottobre 2024 su 2023, a conferma del peggioramento del clima di fiducia riscontrato già nel mese scorso.

Per l’arredamento il calo è più contenuto, grazie a un pur lieve miglioramento rispetto a settembre, che si traduce in un calo dello 0,8% in ottobre, mentre il dato cumulato dei primi dieci mesi dell’anno registra un -3,5%. Nel suo complesso la manifattura, di cui la filiera legno-arredo rappresenta il 4,2% in termini di fatturato, ha registrato a ottobre un calo del 3,6% che nel cumulato diventa -3,4%.

Le previsioni per i prossimi mesi

«Risulta evidente che le attese e le previsioni delle nostre aziende a inizio anno si stanno riducendo e portano a pensare con ragionevole certezza che per la filiera l’anno si chiuderà con un segno meno - commenta Claudio Feltrin -. Il mercato italiano, orfano degli incentivi fiscali, mostra segni di rallentamento più spiccato, rispetto all’export che, nonostante le difficoltà dovute a un contesto economico e politico che deve fare i conti con più di una guerra in corso, sembra tenere. Come risulta dalle previsioni: a giugno indicavano una stabilità della filiera a 0,8% che adesso è diventata un -2,7%, di contro l’export passa dal -3,7% di giugno al -1,3% di adesso. Tutto questo per dire che la nostra filiera nel suo complesso, grazie alla spinta dell’export, soprattutto negli Usa, Emirati Arabi e Arabia Saudita, e alla flessibilità e velocità delle nostre aziende di riposizionarsi anche sui nuovi mercati, riesce a tenere indubbiamente meglio di altri sistemi produttivi che stanno vivendo momenti davvero bui. Immaginarsi il 2025 del settore, stante la situazione, è, in ogni caso, un esercizio estremamente complesso».

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