Milano moda donna/6

Leggero e gentile: ecco il nuovo Armani firmato dall’erede Silvana

Tailleur maschili si alternano a gradite imperfezioni: la prova di debutto al pret-a-porter convince. Bottega Veneta si conferma tempio dell’artigianato sperimentale,

di Angelo Flaccavento

Giorgio Armani AI 26-27

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

La settimana della moda milanese si è conclusa domenica con una certezza: è il tempo di vendere ed essere concreti, senza troppe fughe. Chiude i giochi, come sempre, la sfilata di Giorgio Armani. Qui tutto è cambiato, o quasi. È infatti il debutto ufficiale di Silvana Armani alla direzione creativa del prêt-à-porter donna, dopo il preambolo della couture parigina di gennaio.

Il nuovo Armani è più leggero, pragmatico, una visione senza fronzoli del vestire offerto da una donna che veste le donne con una disinvoltura decisamente milanese. Ciò che subito colpisce è l’opacità: la lucentezza ultraterrena e artificiale che Re Giorgio aveva fervidamente promosso nei suoi ultimi anni finalmente scompare. Il look di apertura definisce il tono: un tailleur maschile ampio, in flanella grigia, indossato sopra una camicia di seta e un maglione - grigi anch’essi, non greige.

Loading...

Un secondo sguardo, e l’apparente perfezione rivela gradite imperfezioni: il maglione è un po’ troppo corto, i pantaloni un po’ troppo larghi e i capelli della modella sono sciolti invece di essere raccolti. Da qui la proposta si sviluppa come un’ode alla normalità, alla maniera Armani: tessuti preziosi, tonalità basse, volumi fluidi. L’insistenza sulla proposta in passerella come qualcosa di possibile nella vita reale piuttosto che una fantasia lontana è il vero messaggio. Persino i tipici accenni esotici si attenuano: forme a kimono appena accennate per il giorno e tuniche sopra i pantaloni per la sera. Si torna all’Armani delle origini, ma l’insistenza sulla normalità è fin troppo pragmatica. Un pizzico di illusione è necessario, visto il nome, ed è ciò che Silvana Armani potrebbe affinare ulteriormente, a partire da questa collezione di reset, nelle prossime stagioni. La via è tracciata. Da qui si può solo migliorare.

La seconda sfilata di Louise Trotter da Bottega Veneta riafferma con decisione l’identità della maison come tempio dell’artigianato sperimentale: la punta di diamante di Kering, in termini di lusso autentico. In passerella si succede una repertorio di lavorazioni superlative che esplorano idee di naturale e artificiale. Sebbene i capi appaiano molto leggeri – come Trotter spiega backstage – l’effetto è a tratti visivamente appesantito da volumi e sovrapposizioni che annegano il corpo. Ma questo si limita alla collezione donna. La collezione uomo è percorsa invece da una tensione e una sregolatezza che ben promettono: il preambolo di un’interessante direzione da seguire forse con maggiore intento. Come puro spettacolo, in ogni caso, lo show è una gioia per gli occhi: 80 look istrionici, dall’armonia sbilenca, presentati a passo svelto in una stanza brutalista immersa in una sensuale moquette rossa. Il contrasto tra brutalismo e sensualità è il tema, riflesso dell’opposizione tipicamente milanese tra facciate austere e interni gentili in cui Trotter è ora immersa essendosi trasferita in città. Il gioco di contrappunti regala respiro: severo e selvaggio, sobrio ed esuberante. Il tutto con un livello di manualità da couture: scelta comprensibile, visto che da Bottega il commercio lo si fa con gli accessori, non gli abiti, e questo permette al prêt-à-porter di librarsi in territori di pura ricerca. Il messaggio convince. Unico neo, gli echi insistenti, ancora, di Phoebe Philo. Trotter ha talento. Deve solo trovare il coraggio di rompere questo schema.

Da Fila Milano, la nuova incarnazione fashion dello storico marchio sportivo il direttore creativo Alistair Carr fa un debutto convincente, all’insegna della elettricità grafica e di un dinamico spirito metropolitano. La collezione è precisa, tesa. Unico neo è un simile approccio allo sport, mescolato con il formale, porta inevitabilmente i risultati pericolosamente vicini a Miu Miu, ed è un passo falso.

Oggi entrano nel vivo le sfilate di Parigi, con Dior e Saint Laurent nomi di punta. La tornata delle collezioni autunno-inverno 26-27 si chiuderà martedì 10 marzo con Louis Vuitton e, appunto, Miu Miu.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti