«Leggere è un atto politico»
Fabio Stassi descrive il suo nuovo libro «Bebelplatz» che prende il nome dalla piazza di Berlino dove furono bruciati migliaia di libri dai nazisti
2' di lettura
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Fabio Stassi è una vecchia conoscenza del premio Campiello, nel 2013 infatti ha vinto il premio Selezione Camipello con L’ultimo ballo di Charlot, un libro che è stato tradotto in diciannove lingue. Ora è in finale con Bebelplatz. La notte dei libri bruciati (Sellerio, pagg, 290, euro 16)
Ci può descrivere questo libro?
Bebelplatz è per me un libro ornitorinco: un romanzo senza finzione, un reportage di viaggio nell’Europa di ieri e di oggi, un’inchiesta esistenziale oltre che storica, un saggio narrativo, una raccolta di biografie letterarie, il quaderno di un lettore. Bebelplatz è la piazza di Berlino dove furono bruciati migliaia di libri dai nazisti ma è anche un luogo simbolico. Si rinnova ogni volta che un libro è censurato o bruciato, ogni volta che la voce di un poeta o di un essere umano sono messe a tacere.
Perché ha sentito il bisogno di raccontare questa storia?
Perché durante la pandemia e negli ultimi anni sono andate a fuoco molte cose: per me alcuni affetti, una certa idea di letteratura, una certa idea di realtà. È andata a fuoco, soprattutto, da questo lato del pianeta, la parola pace e il mondo è uscito fuori dai cardini. Non potevo più scrivere più con lo stesso inchiostro di prima. Ho avuto così il bisogno di interrogarmi sui fuochi del passato e sul senso stesso della scrittura e della lettura. Perché la lettura è un diritto che va difeso: anche se non ce ne rendiamo conto, non è un diritto garantito dovunque. Leggere è un atto politico, è una responsabilità, un prendere posizione. Sono le lettrici e i lettori a essere pericolosi, perché pensano con la propria testa. Con Bebelplatz volevo scrivere questo, in fondo, un elogio della lettura che nessun potere potrà mai sottomettere.


