«Interessi sul debito e pensioni vincoli stringenti»
Al ministro preme inoltre evidenziare «i vincoli stringenti all’interno dei quali abbiamo costruito la manovra. Il primo è rappresentato dall’onere degli interessi sul debito pubblico». Mentre «il secondo fattore che limita gli spazi di manovra è rappresentato dall’andamento della spesa per prestazioni sociali». «La spesa per interessi non è direttamente controllabile dal governo ma, anzi, risente delle decisioni assunte dalle banche centrali che, continuando a perseguire politiche fortemente restrittive, contribuiscono ad alimentare incertezza e determinare un incremento degli oneri a carico sia delle casse pubbliche sia dei cittadini».
«Sui prezzi si sono registrate forti distorsioni»
«Mi auguro davvero che i segnali incorporati nelle previsioni di un forte ridimensionamento del tasso di inflazione nei prossimi mesi possano essere confermati», ma al di là di questo «non può tacersi che le variazioni dei prezzi osservati non sono state lineari e omogenee, ma si son registrate forti distorsioni dei prezzi relativi con conseguenze immediate anche sulla distribuzione del reddito». Per Giorgetti «in linea con i principali previsori, ci aspettiamo che l’inflazione rimanga su livelli contenuti nel 2024».
«Spesa per pensioni sale al 15,9% del Pil nel 2026»
L’effetto dell’elevata inflazione registrata negli ultimi due anni, unitamente alle dinamiche derivanti dalla legislazione vigente e alla transizione demografica in corso, dovrebbero portare la spesa per prestazioni sociali in denaro al 20,7% del Pil nel 2026; 15,9 punti percentuali riguarderebbero, in particolare, la spesa pensionistica, che mostrerebbe nello stesso periodo un aumento di 0,6 punti rispetto all’ultimo dato di consuntivo (15,3% del Pil nel 2022) e di 0,7 punti rispetto al risultato del 2018 (15,2% del Pil). «Per effetto degli scenari di evoluzione demografica attualmente utilizzati per l’Italia, l’incidenza della spesa pensionistica sul Pil dovrebbe aumentare di oltre un punto percentuale nei prossimi 10-15 anni superando, dunque, il 17 per cento in termini di Pil. Tali scenari, oltre a produrre effetti sulle componenti di spesa direttamente collegate (la spesa pensionistica e le altre spese age-related), ricordo che si riflettono sulla stessa dinamica del Pil, che risente della riduzione della popolazione in età da lavoro».
«Ai medici vedremo come dare risposta»
Con riferimento alla disposizione relativa all’adeguamento delle aliquote di rendimento di alcune gestioni previdenziali (Cpdel, Cps, Cpi, Cpug), il ministro ricorda la misura «costituisce la manutenzione di una normativa alla quale non si è provveduto in sede di attuazione amministrativa e della quale, nel corso del tempo, era stata evidenziata da più parti la criticità, poiché accentuava un trattamento disomogeneo tra dipendenti solo sulla base della gestione previdenziale di riferimento». Per quanto riguarda i pensionamenti anticipati, poi, dal ministro viene evidenziato che «si conferma la flessibilità in uscita», «apportando alcuni correttivi ai requisiti di accesso e alle modalità di calcolo dei trattamenti pensionistici». «Tali correttivi sono stati apportati al fine di garantire la sostenibilità economico-finanziaria del sistema previdenziale, senza però tralasciare la tutela di categorie di lavoratori svantaggiati, tra cui quelli impiegati in lavori usuranti, i precoci e le lavoratrici con figli». Sulla vicenda dell’articolo 33, le pensioni dei medici, «vedremo come dare una risposta, evidentemente è un problema che noi ci poniamo».
«Fondi a sanità, priorità è taglio liste d’attesa»
La riduzione delle liste d’attesa «è una priorità del governo, che ritiene assolutamente necessario garantire il diritto alla salute di tutti i cittadini». I numeri sono articolati. «Si incrementa il livello del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard, di competenza dello Stato, per un importo di 3 miliardi per il 2024, 4 miliardi per il 2025 e 4,2 miliardi annui a decorrere dal 2026». Quindi «le risorse a disposizione del servizio sanitario continueranno a crescere nel tempo, con un finanziamento di 134 miliardi nel 2024, 135,4 miliardi nel 2025 e 135,7 miliardi nel 2026», rimarca Giorgetti. «Accanto a questo, si interviene per cercare di risolvere il problema dell’allungamento dei tempi e delle liste d’attesa», che «affligge da molti anni il nostro sistema ed è sensibilmente peggiorato» durante il Covid, determinando «un arretrato di prestazioni senza precedenti».