Energia, famiglie a basso reddito le più penalizzate dai rincari
Le più penalizzate sono le famiglie a basso reddito, dove la quota percentuale di spesa per energia ed alimentari è maggiore rispetto a quelle con reddito più alto
di Andrea Carli
3' di lettura
I punti chiave
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In seguito all'incremento dei prezzi delle materie prime iniziato nella primavera del 2020, l'inflazione al consumo mensile tendenziale ha raggiunto valori mai visti dall'ingresso dell'Italia nell'Unione economica e monetaria, attestandosi, a febbraio 2022, al +5,7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. La guerra Russia-Ucraina sta aggiungendo ulteriori tensioni ai prezzi del gas e di alcuni prodotti alimentari.
Le più penalizzate - mette in evidenza il report “Un'ondata inflazionistica che colpisce soprattutto le famiglie a basso reddito” - sono le famiglie a basso reddito, dove la quota percentuale di spesa per energia ed alimentari è maggiore rispetto a quelle con reddito più alto, con il rischio di allargamento dell'area della povertà e del disagio economico. L’indagine è stata realizzata nell'ambito del progetto di ricerca Monitor Fase 3, frutto della collaborazione tra Area Studi Legacoop e Prometeia.
La corsa dei prezzi al consumo dei prodotti energetici
I forti incrementi di prezzo dei prodotti energetici, con tariffe nei prezzi al consumo cresciute del 130% nel periodo terzo trimestre 2020-primo trimestre 2022 (per calmierarne gli effetti il Governo ha stanziato, a partire dal secondo trimestre 2021, circa 20 miliardi a favore di famiglie e imprese) e quelli che potrebbero ulteriormente verificarsi per i prezzi dei beni alimentari stanno mettendo, e metteranno sempre più, pressione sui bilanci delle famiglie, dove energia e beni alimentari pesano per circa il 25% sul totale della spesa (4,3% per l'energia, 20% per alimentari).
Il peso del gas naturale
I consumi energetici delle famiglie italiane (che rappresentano quasi il 30% del consumo finale energetico) vedono come prima fonte il gas naturale, che rappresenta il 51,6% del totale (quasi 20 punti percentuali in più rispetto alla media europea), seguito da energia da fonti rinnovabili e bioliquidi (20,3%) e da energia elettrica (19%, 6 punti percentuali in meno della media europea).
L’incidenza relativa della spesa sulle famiglie
All'interno di questo quadro generale, emergono chiare differenze circa l'incidenza relativa della spesa che le famiglie destinano all'energia sulla spesa totale. La quota percentuale della spesa per energia è infatti maggiore per i decili di reddito più bassi, dove i rincari producono quindi effetti più pesanti. Lo si rileva, in particolare, per la spesa per elettricità, dove le famiglie con reddito inferiore alla mediana (i primi cinque decili) hanno una spesa relativa superiore alla media. Ad esempio, le quote del primo e secondo decile sono rispettivamente 4.1% e 3.2%, contro il 2.1% del nono decile e il 2% dell'ultimo decile, mentre la media è 2.5%.







