Analisi congiunturale

Legacoop, in crescita l’allarme sull’export

Dalle imprese cooperative segnali di stabilità per l’occupazione, bene l’agroalimentare

di Enrico Netti

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3' di lettura

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Nei primi quattro mesi dell’anno si è registrato un peggioramento della domanda estera mentre quella interna e l’occupazione sono rimaste stabili. Per il secondo quarto c’è un ciclo all’insegna della cautela a causa dell’incertezza internazionale e per un certo scetticismo rispetto l’evoluzione del contesto macroeconomico italiano. È quanto rivela l’indagine congiunturale sull’andamento del sistema cooperativo effettuata dall’Area studi di Legacoop.

Rispetto lo scorso anno solo l’11% delle aziende analizzate, con un calo di 3 punti percentuali, ha registrato un aumento della domanda interna, e il 76% (+6 punti) segnala una situazione di stabilità. Il calo della domanda è maggiore nel Sud e tra i settori più colpiti ci sono la manifattura (25%), l’industria delle costruzioni (23%), i servizi (18%) e l’agroalimentare (15%). In controtendenza il settore dell’abitazione dove un terzo delle coop registra un livello alto della domanda e della cooperazione sociale (13%). Preoccupante il calo dell’export: solo il 3% del campione ha visto crescere gli ordini con la perdita di 10 punti percentuali rispetto alla precedente rilevazione e il 21% segnala una contrazione per effetto di un clima internazionale più sfavorevole.

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«I dati confermano da un lato la stabilità del mondo cooperativo e, dall’altro, l’urgenza di affrontare con determinazione le sfide che ancora gravano sul nostro sistema economico - spiega Simone Gamberini, presidente di Legacoop -. Non possiamo ignorare il grido d’allarme che arriva dai settori più esposti all’export. In questo quadro, l’incremento dei costi e la difficoltà nel reperire manodopera qualificata restano ostacoli strutturali che richiedono politiche pubbliche mirate. Il deterioramento del sentiment post-dazi rischia di frenare i già fragili andamenti industriali».

Quasi i tre quarti delle realtà cooperative ha mantenuto stabile l’organico e un altro 21% (+4 punti) l’ha aumentato. Assunzioni nell’agroalimentare mentre industria e distribuzione vedono leggeri cali. A livello territoriale, il Centro Italia e le coop di medie e grandi dimensioni presentano i risultati più positivi.

Il quadro attuale

Per queste settimane l’indagine evidenzia un clima di cautela sul versante della domanda a causa dell’attuale contesto macroeconomico, con un cauto ottimismo verso occupazione e investimenti. Per questi ultimi si conferma una positiva propensione delle imprese e il 28% prevede una crescita dei budget. La maggiore propensione coinvolge le coop del consumo e la distribuzione, le abitazioni, la cooperazione sociale e le attività manifatturiere. Investimenti in contrazione, invece, nell’industria delle costruzioni e nelle attività culturali. «È indispensabile che a livello nazionale ed europeo si mettano in campo politiche industriali coraggiose - rimarca Gamberini - capaci di rilanciare il mercato interno e accompagnare un processo di re-industrializzazione orientato alla competitività sostenibile».

Per quanto riguarda l’andamento della domanda, rispetto alla precedente rilevazione le cooperative non evidenziano variazioni significative, a conferma di un quadro di incertezza in cui prevale la cautela. Sentiment più pessimista, invece, tra le cooperative dell’industria e dei servizi. Dal punto di vista territoriale, si rileva un maggiore ottimismo tra le cooperative del Nord Italia, e, a livello dimensionale, nelle cooperative più grandi.

Le criticità

Per il sistema coop le criticità sono sempre le stesse: la persistente difficoltà nel reperire manodopera qualificata, segnalata dal 40% delle cooperative. A seguire, vengono indicati i costi energetici ancora elevati (il 30%), l’aumento dei prezzi di materie prime e materiali (28%) e le difficoltà legate alla gestione della liquidità a breve termine (28%). Si registra un aumento della quota di cooperative che segnalano problematiche connesse alle esportazioni, passata dal 22% della precedente rilevazione congiunturale al 28%. A questo si aggiunge l’instabilità geopolitica, l’aumento generalizzato dei costi che inevitabilmente finisce con il penalizzare la competitività delle cooperative che esportano. In calo la percentuale di cooperative che hanno fatto richiesta di finanziamenti (29%, contro il 34% precedente), ma aumenta la quota di imprese (il 30%) che segnala una riduzione dei tassi d’interesse. Tuttavia, persistono criticità nelle tempistiche di erogazione e nelle condizioni richieste, in particolare per le garanzie accessorie. Elementi che rappresentano ancora un ostacolo per molte imprese, soprattutto quelle di minori dimensioni.

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