Leapmotor: modelli, strategie e obiettivi di una start up con Stellantis alle spalle
Il costruttore cinese, diventato un marchio del gruppo franco italiano, lancia i primi modelli per l’Europa: T03 e C10 .Il piano di espansione fa leva su tecnologie innovative, rete di assistenza globale e a breve la citycar elettrica sarà prodotta in Polonia
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Obiettivi ambiziosi ma non irraggiungibili, tecnologie di base sviluppate in casa e una strategia multi energy e una posizionamento di mercato incentrato sul concetto di abbordabilità ma non low cost. Leapmotor sbarca in Europa con due modelli elettrici agli antipodi del mercato: la citycar T03 e il suv di taglia medio grande C10. Ma non è l’ennesimo marchio cinese in cerca di fortuna nel vecchio continente (e qui si apre tutta una questione sul ruolo dei brand). Leapmotor ha una peculiarità: ha alle spalle Stellantis. E questo in virtù di un patto da 1.5 miliardi tra il gruppo franco-italiano (e americano) e la start-up di Hangzhou, siglato 11 mesi fa da Carlo Tavares e da Jiangming Zhu. L’accordo ha dato vita a Leapmotor International, joint venture 51/49 guidata da Stellantis, con i diritti esclusivi per l’esportazione, la vendita e la fabbricazione dei prodotti Leapmotor fuori dalla Cina.
In pratica Leapmotor è diventato il 15esimo marchio di Stellantis e il sospetto che sia un cavallo di troia per le auto cinesi in Europa è concreto. La Joint venture, guidata da un Xin Tianshu, ceo cinese, con esperienza internazionale anche in Fca, è giunta proprio nel momento in cui la Ue ha messo sotto la lente le case cinesi e avviato una stretta sui dazi. A ottobre dello scorso anno Tavares dichiarava che Stellantis avrebbe operato solo in qualità di distributore, mettendo a disposizione un network di 200 dealer con i relativi servizi assistenza riparazione e ricambi (aspetto cruciale per un’auto cinese dal marchio sconosciuto, senza reputazione e storia visto che Leap è nata nel 2015).
Successivamente, c’è stato un ribaltamento, da parte di Tavares, tanto improvviso da sembrare sospetto proprio per i tempi non consoni all’industria: tra indiscrezioni e mezze verità è stato reso noto che la T03 sarà costruita a Tychy (purtroppo non a Mirafiori), nella storica fabbrica polacca ex Fiat nella quale vengono assemblate anche Jeep Avenger Alfa Romeo Junior e Fiat 600 (ibride ed elettriche su base francese CMP2). Ed è lo stesso Xin Tianshu che conferma al Sole 24 Ore il timing per la produzione: entro la fine dell’ultimo trimestre. Ma nell’ambiente si vocifera a fine ottobre anche se non è che chiaro se sarà un assemblaggio completo o una finalizzazione sufficiente a ottenere per avere un numero di telaio europeo. La T03 è fatta in Cina è sdoganata a Gioia Tauro). Una mossa questa per evitare i dazi Ue a una mini e-car economica che con 19mila euro di listino sfida Dacia Spring e si innesta nel nascente mercato delle elettriche per tutti e da città.
Il piano di sviluppo della start-up è ambizioso spiega Xin Tianshu: «Vogliamo arrivare a 500mila unità anno nel 2030, ora abbiamo superato quota 145mila e il prossimo anno andremo verso le 250 mila unità».
Sono numeri comunque bassi (per fare un esempio Byd viaggia sulle 400 mila al mese e scala posizioni verso il podio mondiale nella classifica costruttori, mentre Leapmotor in Cina ha fatto gli stessi volumi in 5 anni. Tuttavia restano dati interessanti sia per l’apporto che possono dare al market share europeo di Stellantis sia per quanto riguarda le tecnologie che Leapmotor è in grado di schierare e che il gruppo europeo non ha.



