Il contenzioso

Le tensioni internazionali pesano anche sulle liti

Arbitrati in crescita ma è favorito lo studio che chiude il contenzioso in tempi brevi anche grazie alle transazioni prima del procedimento

di Valeria Uva

(Illustrazione di Jacopo Rosati)

3' di lettura

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I numeri parlano chiaro: gli arbitrati, sia nazionali che internazionali, continuano a crescere. E attirano un numero crescente di professionisti che guarda con attenzione a questa specializzazione all’interno del dipartimento di Contenzioso.

La Camera arbitrale di Milano (Cam) ha appena pubblicato le ultime statistiche (aggiornate al 2023): 138 le domande presentante nell’anno (+5,3% rispetto all’anno precedente) per un valore totale di oltre 545 milioni di euro, cifra raddoppiata rispetto a quella del 2022. In quell’anno la Cam ha pubblicato il suo nuovo regolamento che rafforza il ricorso all’arbitrato semplificato (con un solo arbitro), con costi ridotti, ampliando di fatto l’accesso alla giustizia privata anche a controversie di minor valore.

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Oltre ai tempi di giudizio rapidi (12 mesi in media per la Cam in Italia) a giocare a favore dell’incremento ci sono anche i primi effetti della riforma Cartabia: «Credo sia stato importante aver reso obbligatoria una piena disclosure per gli arbitri – sostiene Marco Torsello, partner e co-fondatore della boutique specializzata Arblit – ora c’è garanzia di piena trasparenza su tutti i potenziali conflitti di interesse. E ha influito anche la possibilità, riconosciuta adesso anche agli arbitri, di adottare provvedimenti cautelari».

Ma dietro la spinta, almeno in Italia, ci sono anche fattori di mercato: «La maggiore attenzione verso questo istituto negli ultimi anni si deve anche alla presenza sempre più numerosa di investitori stranieri nel nostro Paese – aggiunge Antonio Satalino, partner e responsabile del dipartimento Contenzioso e arbitrato di Gatti Pavesi Bianchi Ludovici – che vedono con favore la possibilità di un ruolo attivo nella scelta dell’organo che deciderà eventuali controversie». Quelle devolute alla competenza arbitrale sono spesso, infatti, questioni molto complesse, che necessitano di competenze specialistiche, a volte di nicchia, non solo del giudice ma anche dei consulenti tecnici. «Poter nominare un arbitro anche in base alla sua specializzazione è importante e aiuta a ipotizzare una prevedibilità della controversia» ricorda Cecilia Carrara, partner di Legance, che però sottolinea: «L’arbitro non è mai un avvocato di parte e deve soddisfare requisiti stringenti di imparzialità e trasparenza». «Non c’è dubbio che gli arbitri abbiano maggiori risorse a disposizione, anche in termini di tempo, rispetto ai giudici ordinari per istruire le controversie, nominare Ctu specializzati e quindi per decidere casi complessi – aggiunge Filippo Rossi, partner di PedersoliGattai –, ma anche la stabilità delle decisioni ha il suo peso, visto che i lodi arbitrali sono raramente impugnabili».

Sono in crescita anche gli arbitrati internazionali. Centrale resta il ruolo della Icc (International chamber of commerce), punto di riferimento mondiale da più di 100 anni con i suoi 25mila casi trattati: l’anno scorso il totale delle liti pendenti ha raggiunto la cifra record di 354 miliardi di dollari.

Ma altre Camere sono in ascesa. «Singapore ad esempio è diventata centrale per le controversie che coinvolgono parti cinese o indiane, o anche russe, in particolare dopo le sanzioni», commenta Carrara.

Proprio il conflitto Russia-Ucraina ha contribuito, tra la seconda metà del 2022 e l’inizio dello scorso anno, a un aumento delle controversie arbitrali: «La guerra ha provocato forti aumenti del costo delle materie prime – ricorda Satalino – soprattutto per settori quali le costruzioni e l’energia, che sono anche quelli in cui è già diffuso il ricorso all’arbitrato».

E ora con i dazi si rischia lo stesso effetto? «È ancora presto per eventuali controversie – puntualizza Torsello – ma ci hanno già chiesto se è possibile attivare alcune clausole, quali la sopravvenuta onerosità, per rivedere i contratti di fornitura: richieste che se non accolte potrebbero finire in arbitrato».

A frenare il ricorso alla giustizia privata restano i costi, giudicati troppo elevati da molte aziende.

«Essere in grado di trovare soluzioni che risolvano il contenzioso – spiega Rossi – con una transazione prima ancora di far partire l’arbitrato o nel corso dello stesso è diventato strategico. Rappresenta un criterio preferenziale nella scelta dello studio legale».

Sempre per mitigare i costi, intanto, si stanno affacciando in Italia anche per l’arbitrato gli strumenti di litigation funding, realtà in grado di finanziare le spese in cambio di una partecipazione al ristoro economico ottenuto in caso di vittoria.

nche in questo campo, poi, si sta affrontando il tema dell’intelligenza artificiale. Trattandosi di istituzioni private, non esistono regole uniformi per l’Ia nelle camere arbitrali, anche se tante di loro stanno studiando codici di condotta. Per i legali è molto atteso quello dell’Iba, il sindacato internazionale degli avvocati.

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