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Le start up giordane entrano nel circuito del fintech Ue

In occasione del Pam Economic Forum di Marrakech, firmato accordo tra SM Capital e Oasis500 che con 200 società in portafoglio è uno dei punti di accesso all’area Mena. Italia, San Marino, Europa e Giordania: obiettivo un ecosistema di venture capital

di Violetta Pepe

Il momento della firma dell’accordo tra SM Capital e Oasis500

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La crescente integrazione tra Europa, Mediterraneo e area Mena sta ridisegnando le rotte del capitale e dell’innovazione. In questo scenario, il 19 giugno scorso, durante la quarta edizione del Pam Economic Forum di Marrakech, organizzato dall’Assemblea parlamentare del mediterraneo, SM Capital, piattaforma attiva negli investimenti in capitale a rischio, e Oasis500, società con sede ad Amman specializzata nel venture capital, hanno siglato un accordo con l’obiettivo di mettere a terra una piattaforma congiunta di operazioni. L’intesa non si configura, dunque, come una partnership tradizionale, ma un modello con l’obiettivo di favorire la formazione di capitale digitale attraverso co-investimenti, condivisione di deal flow, supporto agli investitori istituzionali e accompagnamento delle startup nei processi di espansione internazionale.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’accordo

Tra le iniziative del SM Capital figura Faro Innovation Global, fondo di venture capital late-stage attivo tra Stati Uniti, Europa meridionale e Mediterraneo allargato. «Faro nasce dalla visione di creare un ecosistema nel Mediterraneo allargato, mettendo in connessione Europa, Nord Africa, Medio Oriente, Golfo e Stati Uniti», spiega Stiven Muccioli, founder e ceo di SM Capital. Un approccio che si fonda sulla convinzione che il prossimo ciclo di creazione di valore sarà guidato dall’integrazione tra i grandi hub tecnologici maturi e i mercati emergenti caratterizzati da forte dinamismo demografico e digitale, con particolare attenzione a fintech, intelligenza artificiale e tecnologie strategiche. Dall’altra parte c’è Oasis500 che, con quasi 200 startup in portafoglio, rappresenta uno dei principali punti di accesso al mercato dell’innovazione nell’area Mena. «Hanno oltre 15 anni di track record in questo ambito», sottolinea Muccioli.

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I settori

Il memorandum individua una serie di aree prioritarie di collaborazione, tra cui fintech, pagamenti digitali, banking-as-a-service, embedded finance, cybersecurity e applicazioni dell’intelligenza artificiale. Settori destinati a giocare un ruolo centrale nella trasformazione economica dell’area Mena, dove una popolazione giovane, la rapida diffusione delle tecnologie digitali e l’espansione dell’inclusione finanziaria stanno alimentando una crescente domanda di servizi innovativi. Negli ultimi anni il Golfo e il Medio Oriente hanno smesso di essere soltanto destinazioni di capitale per affermarsi come ecosistemi rilevanti nella produzione di innovazione, grazie alla combinazione di investimenti strategici, politiche industriali orientate alla tecnologia e crescente maturità imprenditoriale. L’Europa e il Mediterraneo possono contribuire a questo percorso con competenze industriali, capacità di scaling e un patrimonio di esperienza regolatoria che resta tra i più avanzati a livello internazionale.

Gli scambi

L’intesa tra SM Capital e Oasis500 punta proprio a trasformare queste complementarità in un meccanismo permanente. Per le startup della regione Mena significa poter accedere più facilmente a capitali europei, competenze e opportunità di internazionalizzazione senza dover necessariamente trasferire il proprio centro operativo all’estero. La roadmap prevede nei prossimi mesi la selezione delle prime opportunità condivise, incontri con investitori istituzionali e iniziative a supporto dell’ecosistema imprenditoriale. Sullo sfondo c’è però una sfida più ampia: ridefinire il ruolo del Mediterraneo nelle nuove direttrici dell’innovazione e degli investimenti. «Il Mediterraneo diventa un elemento cruciale. L’Italia è una penisola e la sua naturale estensione di business e di influenza è sempre stata legata più al Mediterraneo che all’Europa continentale. Di conseguenza, ritrovare questa dimensione è fondamentale», conclude Muccioli.

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