Le Società Benefit crescono più delle altre imprese
La Ricerca Nazionale 2025 raccoglie dati quantitativi e qualitativi su queste realtà, esaminando anche gli impegni specifici di beneficio comune
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Essere una Società Benefit fa bene anche al conto economico. Le imprese che hanno fatto questa scelta registrano migliori performance nei risultati rispetto alle non-benefit, mostrando quindi che avere a cuore il beneficio comune non è un freno ai profitti, anzi. Come emerge dalla Ricerca Nazionale sulle Società Benefit 2025, sulla base dei risultati di esercizio 2021-2023, il fatturato delle Società Benefit è cresciuto del 26% (valore mediano), superando il 15,4% registrato dalle non-benefit con una differenza particolarmente marcata nel segmento delle microimprese. Inoltre, a livello occupazionale la crescita è stata altrettanto rilevante, con il 62% delle Società Benefit che ha incrementato il proprio organico, contro il 43% delle non-benefit. Non solo, le Società Benefit – che integrano agli obiettivi di profitto caratteristico di tutte le imprese anche un impegno verso benefici comuni per la società e l’ambiente – hanno anche una maggiore attenzione alla retribuzione dei propri dipendenti: il costo del lavoro per addetto nelle Società Benefit è superiore di 3.000 euro rispetto alle non-benefit, evidenziando un concreto impegno nella valorizzazione del capitale umano e al sostegno del potere d’acquisto, in un periodo di elevata inflazione.
I principali dati delle Società Benefit
Il numero delle Società Benefit in Italia continua a registrare forti ritmi di crescita. In base ai dati dell’Osservatorio sulle Società Benefit di Camera di Commercio Brindisi-Taranto e Infocamere, alla fine del terzo trimestre 2025, erano arrivate a 5.309, in crescita del 21,98% su base annua, con un valore della produzione complessivo pari a 67,888 miliardi di euro e 236.023 addetti totali. Nel 2019 le Società Benefit erano 438 e, come emerge dal Ricerca Nazionale sulle Società Benefit 2025, a fine 2024 queste imprese erano oltre 4.500, con un aumento di circa il 27% rispetto all’anno precedente, raggiungendo un livello di incidenza dell’1,57 per mille sul totale delle società registrate. L’analisi della Ricerca Nazionale è andata oltre i numeri, esaminando anche la composizione dei consigli di amministrazione: quelli delle Società Benefit – attive in tutti i settori e di tutte le dimensioni - mostrano una maggiore diversità sia di genere che in termini di età. La presenza femminile nei board interessa il 48% delle imprese (contro il 38% delle non-benefit) e un picco del 62% nelle grandi imprese (rispetto al 48% delle non-benefit), una presenza di giovani under 40 del 27,9% (rispetto al 20,0% delle non-benefit), con punte significative del 30,4% nel Mezzogiorno (rispetto al 21,9% delle non-benefit). In particolare, le Società Benefit che includono un under 40 nel board rispetto alle aziende in cui tutto il board è formato esclusivamente da over 65 si rivelano particolarmente dinamiche, registrando una crescita del fatturato più intensa (+30,6% vs 23,5%), una maggiore propensione alle assunzioni (+20,0% vs +10,9%) e politiche salariali più generose (costo del lavoro +34,5% vs +23,2%).
L’analisi delle finalità specifiche di beneficio
La Ricerca Nazionale è andata oltre e ha portato avanti una ulteriore analisi qualitativa, esaminando le finalità specifiche di beneficio comune inseriti negli statuti. Sono stati esaminati gli statuti di 3.619 Società Benefit iscritte al 31/12/2023 nel database del Registro Imprese delle Camere di commercio, ed è emerso che le finalità indicate sono 18.618: in media, emerge una distribuzione di 5,8 finalità per Società Benefit, con il maggior numero delle aziende che adottano 4 finalità ciascuna. Nel dettaglio, il 32,5% delle finalità specifiche di beneficio comune (6.045 finalità) è centrato sul Capitale Sociale; il 24,4% (4.542 finalità) riguarda impegni per cambiare il Modello di Business con l’esplicito obiettivo di avere un impatto positivo; il 17,6% (3.271 finalità) si impegna in modo specifico per il Capitale Umano; il 13,4% (2.494 finalità) sono centrate nell’area Leadership e Governance che riguarda le pratiche di gestione aziendale; il 12,2% (2.266 finalità) riguarda direttamente l’Ambiente. Va specificato che la mappatura delle finalità di beneficio comune è stata realizzata utilizzando lo standard internazionale Sustainability Accounting Standards Board (SASB), riconosciuto a livello mondiale come uno dei più completi modelli per classificare le questioni ambientali, sociali e di governance più rilevanti relativamente ai rischi finanziari associati ai diversi settori.
La “Top 10” delle finalità
Da questa analisi è emersa una “Top 10” delle finalità specifiche di beneficio comune. Come riportato nel rapporto, la prima in graduatoria è “Relazioni con la comunità”: è la forma contemporanea con cui si esprime la responsabilità sociale delle imprese italiane e la loro convivenza virtuosa e responsabile con territori e comunità. È indicata 5.250 volte, con una incidenza del 28,2% sul totale. Al secondo posto “Coinvolgimento, diversità e inclusione delle persone (2.747, 14,7%), con il podio chiuso da “Diffusione del modello benefit” (1.939, 10,4%). Si trova al quarto posto “Resilienza del modello di business” (1.528, 8,2%). Seguono: “Progettazione del prodotto e gestione del ciclo di vita” (1.524, 8,2%); “Efficienza operativa” (1.067, 5,7%); “Gestione della catena di approvvigionamento” (568, 3%); “Approvvigionamento ed efficienza nell'uso dei materiali (486, 2,6%); “Impatti ecologici” (442, 2,4%); e infine “Etica professionale” (406, 2,2%).
L’occasione della Benefit Competition
In questo contesto di crescita e qualificazione del modello benefit si inserisce anche la Benefit Competition, la competizione nazionale promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, rivolta sia alle società benefit sia a quelle che intendono assumere questa forma giuridica. La competizione mira a valorizzare e diffondere le migliori esperienze imprenditoriali che integrano obiettivi economici e impatto positivo su persone, comunità e ambiente. In linea con le evidenze emerse dalla Ricerca Nazionale 2025 – che mostrano come le Società Benefit siano più dinamiche in termini di crescita, occupazione, qualità del lavoro e governance – l’iniziativa del MIMIT intende rafforzare la cultura del modello benefit, favorendo l’emersione di pratiche innovative, scalabili e replicabili, capaci di coniugare competitività, sostenibilità e valore condiviso per il sistema produttivo italiano.



