Lavoro

Le retribuzioni hanno ripreso a crescere più dell’inflazione: +3,1% nel semestre. Ecco perché

Dopo anni di stagnazione, sotto la spinta delle intese contrattuali i benefici vanno soprattutto all’industria ma anche ai servizi privati, la Pa rallenta in attesa dei rinnovi

di Giorgio Pogliotti

4' di lettura

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Dopo che per anni i salari dei lavoratori italiani sono rimasti fermi al palo, ancorati su livelli inferiori rispetto alla fase pre Covid, quest’anno emergono segnali in controtendenza, sotto la spinta dei rinnovi contrattuali. Anche nel secondo trimestre del 2024, come già nei due trimestri precedenti, nel privato la crescita tendenziale delle retribuzioni contrattuali è stata più elevata di quella dell’inflazione. L’incremento retributivo più sostenuto ha riguardato l’industria - grazie agli incrementi contrattuali erogati nella manifattura – ma anche nei servizi è stato sensibile, trainato dagli incrementi economici fissati dai rinnovi del credito e assicurazioni e del commercio.

Diverso, invece, è il quadro della Pubblica amministrazione, ancora in attesa dei rinnovi del triennio 2022-2024: qui la crescita retributiva è in rallentamento, sostenuta esclusivamente dall’erogazione dell’indennità di vacanza contrattuale ai dipendenti delle amministrazioni non statali. Questo è la fotografia scattata dall’osservatorio Istat su contratti e retribuzioni.

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La retribuzione oraria media a giugno è cresciuta del 3,6% sul 2023

La retribuzione oraria media nel periodo gennaio-giugno 2024, come emerge dall’osservatorio Istat, è cresciuta del 3,1% rispetto allo stesso periodo del 2023. L’indice delle retribuzioni contrattuali orarie a giugno 2024 segna un aumento dell’1,2% rispetto al mese precedente e del 3,6% rispetto a giugno 2023; l’aumento tendenziale è stato del 4,9% per i dipendenti dell’industria, del 3,7% per quelli dei servizi privati e dell’1,6% per i lavoratori della pubblica amministrazione.

 Per avere un metro di paragone, sempre secondo l’Istat, a giugno l’inflazione acquisita per il 2024 è pari a +0,8% per l’indice generale e a +1,9% per la componente di fondo, mentre prosegue la fase di rallentamento del tasso di crescita su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” (+1,2% da +1,8%), come anche dell’inflazione di fondo (a +1,9% da +2%).

Gli aumenti più elevati per legno, carta e stampa (+8,5%), credito e assicurazioni (+7,1%)

I settori che presentano gli aumenti tendenziali più elevati sono: legno, carta e stampa (+8,5%), credito e assicurazioni (+7,1%) e settore metalmeccanico (+6,4%). L’incremento è invece nullo per farmacie private, telecomunicazioni, ministeri, forze dell’ordine, forze armate e attività dei vigili del fuoco.

Sempre secondo l’Istat questa fase di recupero delle retribuzioni rispetto all’inflazione dovrebbe consolidarsi nei prossimi mesi, alla luce della chiusura di ulteriori rinnovi nel settore dei servizi.

L’Istat inoltre proietta le stime a fine anno: sulla base di quanto prevedono i contratti in vigore a fine giugno, l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie per l’intera economia dovrebbe registrare un incremento del 2,7% nel semestre luglio-dicembre 2024 e del 3% nella media del 2024

Ocse: nel primo trimestre salari reali in calo del 6,9% rispetto a prima della pandemia

Il recupero, tuttavia, avviene su una situazione di partenza che vede il nostro Paese indietro rispetto alle nazioni più industralizzate. Il rapporto Ocse del 9 luglio sulle Prospettive dell’occupazione contiene un focus sull’Italia, che è il Paese che ha registrato il «maggior calo dei salari reali tra le maggiori economie dell’Ocse».

Nel primo trimestre del 2024, i salari reali erano ancora inferiori del 6,9% rispetto a prima della pandemia. «L’inflazione è stata a livelli record nell’Ocse e i salari in tutti i Paesi ci hanno messo del tempo a reagire - ha spiegato Andea Garnero, economista dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico-. In Italia non solo la reazione è partita in ritardo, ma è anche decisamente lenta. Si è creata una perdita di potere d’acquisto che richiederà tempo per essere colmata».

Secondo il rapporto dell’Ocse la crescita dei salari reali dovrebbe rimanere contenuta nei prossimi due anni in Italia. Si prevede che i salari nominali (retribuzione per dipendente) in Italia aumenteranno del 2,7% nel 2024 e del 2,5% nel 2025. Sebbene questi aumenti siano «significativamente inferiori a quelli della maggior parte degli altri Paesi Ocse», consentiranno comunque un recupero di parte del potere d’acquisto perduto, dato che l’inflazione è prevista all’1,1% nel 2024 e al 2% nel 2024.

Il rapporto Ocse non rappresenta un fulmine a ciel sereno, considerando che tra il 1991 e il 2022 i salari reali in Italia sono rimasti sostanzialmente al palo con una crescita dell’1% a fronte del 32,5% in media registrato nell’area Ocse.

Istat: a giugno 4,7 milioni di dipendenti in attesa del rinnovo del contratto scaduto (36% del totale).

Ma torniamo all’osservatorio dell’Istat: la perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni è collegata ai rinnovi dei contratti. A fine giugno i Contratti collettivi nazionali in attesa di rinnovo sono 34 e coinvolgono circa 4,7 milioni di dipendenti, il 36% del totale.

Non solo. Il tempo medio di attesa di rinnovo a giugno 2024 è pari a a 27,3 mesi (in miglioramento visto che era 29,2 a giugno 2023) per i lavoratori con contratto scaduto e a 9,8 mesi se calcolato sul totale dei dipendenti (era 15,4 a giugno 2023).

Per effetto dei rinnovi di importanti contratti collettivi, soprattutto nel settore dei servizi, il numero di dipendenti del settore privato coperti da un contratto collettivo scaduto è sceso nel primo trimestre del 2024 al 16,7% dal 41,9% dell’anno precedente. Ciò ha contribuito a spingere la crescita dei salari negoziati al 2,8% rispetto all’anno precedente.

I rinnovi di luglio: dai postali alle ceramiche

Tra i contratti collettivi nazionali che sono stati rinnovati a luglio, non considerati dunque nell’osservatorio Istat che si ferma a giugno, va ricordato lo scorso 23 luglio l’accordo per il rinnovo che interessa i 120mila lavoratori di Poste Italiane con aumento complessivo di 230 euro per il periodo 2024-2027. Poste italiane ha raggiunto un’ipotesi di intesa con Slp Cisl, Slc Cgil, Uilposte, Confsal Com, Failp Cisal, Fnc-Ugl Com. Il contratto era scaduto a fine 2023.

Quasi in contemporanea è stato raggiunto l’accordo per il rinnovo anche del contratto collettivo nazionale della ceramica tra Confindustria ceramica e Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec con un aumento di 205 euro sui minimi per i 26mila addetti del settore.

A metà luglio, inoltre, è stato raggiunto l’accordo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale da Assocalzaturifici e Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec con un incremento medio sui minimi salariali di 191 euro per i 75mila lavoratori del settore.

Completa il quadro, ad inizio luglio, il rinnovo del contratto di lavoro per i 36.500 bancari del sistema del credito cooperativo che riceveranno a regime un aumento medio di 435 euro, oltre a 1.200 euro di arretrati in base all’accordo raggiunto da Federcasse e Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Ugl credito.

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