Le quattro forze che determinano il successo terapeutico
La domanda
Qual é l’impatto del paziente, del medico, della malattia e della terapia?
Risposta: Il controllo dell’ipertensione arteriosa non dipende esclusivamente dalla scelta del farmaco giusto o dalla disponibilità di protocolli terapeutici efficaci. Si tratta invece di un processo complesso, multifattoriale, che coinvolge almeno quattro elementi chiave: il paziente, il medico, la malattia stessa e la terapia adottata. L’interazione tra questi fattori può determinare il successo o l’insuccesso nel raggiungimento degli obiettivi pressori.
1. Il ruolo del paziente: il paziente deve essere posto al centro della gestione dell’ipertensione in quanto il suo comportamento ha un ruolo fondamentale nell’efficacia della terapia. Da un lato, in termini di stile di vita, dall’altro, è fondamentale l’aderenza terapeutica. Molti pazienti, infatti, non assumono regolarmente i farmaci prescritti, li interrompono senza avvisare il medico o li prendono in modo errato. Ci sono varie possibili giustificazioni: il paradosso della prevenzione (cioè l’assenza di sintomi percepiti), la comparsa di effetti collaterali, la complessità dello schema terapeutico e spesso una scarsa compressione di malattia.
2. Il ruolo del medico: il medico deve porre una diagnosi precoce e accurata. Deve verificare la causa dell’ipertensione stessa: il 90% circa dei soggetti presenta un’ipertensione definita come essenziale, che non identifica una causa sconosciuta e si sviluppa gradualmente nel tempo; il restante 10% soffre di ipertensione arteriosa per cause secondarie (malattie renali, surrenali e talvolta alterazioni vascolari congenite), che richiedono un approccio terapeutico estremamente differente. Inoltre, il medico ha il compito di educare il paziente per fornire consapevolezza della malattia, degli effetti dei farmaci e degli obiettivi terapeutici. Va sottolineato che questo è spesso di difficile applicabilità quando il tempo che viene dedicato alla visita è ridotto, come accade in gran parte delle realtà del Sistema sanitario nazionale per via della limitata disponibilità di personale medico e sanitario. Tutti i vari attori della sanità pubblica sono importanti in questo senso: ad esempio, il farmacista, che ha un rapporto stretto con il paziente cronico, può giocare un ruolo chiave nel fornire al paziente strumenti di consulto e consapevolezza.
3. L’impatto della malattia. L’ipertensione arteriosa, pur essendo molto comune, è una condizione spesso sottovalutata perché asintomatica. Tuttavia, la sua natura cronica, la variabilità dei valori e le comorbidità associate (diabete, dislipidemia, obesità, insufficienza renale) rendono la gestione clinica particolarmente complessa. Fondamentale è saper riconoscere la malattia agli esordi: in questa maniera si previene un danno a livello di vari organi fondamentali (cuore, rene, vasi, cervello) che altrimenti, una volta estrinsecato, è sostanzialmente non reversibile e rende ancora più difficoltoso il controllo pressorio. Inoltre, ci sono alcune tipologie di pazienti che presentano una malattia molto complessa e che peggiora rapidamente: è il caso dell’ipertensione resistente o dell’ipertensione maligna.
4. L’impatto della terapia: infine, la terapia stessa ha un ruolo chiave. L’eterogeneità dei farmaci fa sì che, se non si segue un razionale preciso nella loro scelta, si possa ottenere un controllo dei valori pressori non ottimale. Il tipo di paziente, la presenza di effetti collaterali, la semplificazione dello schema terapeutico con terapie a combinazione fissa sono tutti punti fondamentali da tenere in considerazione.