Solo per un imprenditore su due sono presenti nel mercato locale le competenze necessarie per il futuro; situazione che migliora leggermente se si guarda al mercato nazionale. Ma vi sono differenze significative in base alla classe dimensionale, con difficoltà inversamente proporzionali al numero di dipendenti dell’impresa. Secondo gli intervistato, nel mercato locale mancano competenze tecniche adeguate nel 25,6% dei casi, mentre solo nel 10-12% dei casi mancano candidati o vi è un disallineamento tra aspettative e condizioni offerte.
Per far fronte alla carenza di competenze, il 32,4% degli imprenditori forma sia all’interno che all’esterno i propri collaboratori, mentre il 13,8% indica come scelta prioritaria la formazione dei nuovi assunti. Infine, solo l’8,1% sigla accordi preventivi con scuole superiori (3,3% dei casi), ITS (2,9%) e università (1,9%). Un dato molto basso, che evidenzia quanto sia ancora necessario lavorare per rendere più costante ed efficace il confronto con il sistema della formazione.
Le figure professionali necessarie per interpretare i cambiamenti e gli ambiti formativi non riguardano solo ruoli operativi, ma anche coloro che controllano e gestiscono i processi e che governano le strategie. In questo quadro gli ITS - la formazione post diploma in qualche modo alternativa all’università, gestita da fondazioni che vedono le imprese al proprio interno e con uno stretto legame fra studio e formazione sul campo - diventano un partner fondamentale per le imprese, soprattutto nell’ambito della progettazione e produzione, grazie alla loro capacità di conoscere le loro esigenze e di fornire una preparazione teorica e pratica ai professionisti del futuro.
Secondo gli imprenditori, i migliori percorsi professionali per preparare le future competenze nell’ambito della produzione sono soprattutto i CFP (i centri di formazione professionale), seguiti da vicino dagli ITS che sono anche ritenuti, insieme all'università, i luoghi più idonei a creare competenze indispensabili nella progettazione. Gli imprenditori veneti pongono l’accento sull’importanza di un mix che, accanto alle competenze tecniche secondarie, renda disponibili conoscenze e abilità che consentano all’azienda di adattarsi e operare in un contesto in continuo cambiamento che richiede la capacità di innovarsi.
Intanto, il sistema veneto degli ITS si dimostra efficace, grazie a competenze digitali, multidisciplinarietà, esperienza e lavoro in autonomia che consentono all’86% dei laureati di lavorare dopo un anno.