«Le prime mosse creano incertezza, le prossime saranno cruciali»
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La nuova amministrazione Trump sta procedendo rapidamente, ma molte decisioni devono ancora essere chiarite. L’equilibrio tra innovazione, controllo della spesa e supporto alla ricerca rimane incerto e le prossime scelte saranno cruciali per il futuro della scienza negli Stati Uniti. Ne parliamo con Alessandro Vespignani, docente di Fisica alla Northeastern University, direttore e fondatore del Northeastern Network Science Institute di Boston, che collaborando da anni con le Agenzie federali per la ricerca statunitensi ha una lunga esperienza e competenza del sistema sanitario e della ricerca negli Usa.
Le nuove direttive della presidenza potrebbero portare a un isolazionismo scientifico?
Le prime mosse del nuovo governo hanno generato molte incertezze. L’approccio alla ricerca scientifica appare ambivalente: da un lato, c’è un forte sostegno alle tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale e la ricerca spaziale, dall’altro, si assiste a tagli e ristrutturazioni nel sistema federale di finanziamento alla scienza. Gli Stati Uniti hanno un ecosistema scientifico complesso, con molte agenzie coinvolte, dal National Institute of Health alla National Science Foundation, fino al Department of Defense, che finanzia anche ricerca di base. Le prospettive di ristrutturazione potrebbero portare a una ridistribuzione dei fondi agli Stati, riducendo il ruolo del governo federale. Tuttavia, tutto dipenderà dalle scelte che verranno fatte nei prossimi mesi, ma soprattutto dobbiamo aspettare il prossimo bilancio federale, lì che eventualmente capiremo il rinnovamento delle agenzie.
Il blocco della ricerca sui virus nei laboratori speciali e il ruolo di Robert Kennedy Jr. che implicazioni hanno?
La decisione di sospendere la ricerca sui virus con gain of function è controversa. Se da un lato controlli più stretti possono essere necessari, una moratoria totale rischia di danneggiare il progresso scientifico, dato che altri paesi potrebbero continuare queste ricerche. Kennedy Jr. è una figura divisiva: ha un passato di posizioni antivacciniste, ma ha anche posto l’accento sulla necessità di combattere le malattie croniche, un problema significativo negli Stati Uniti. Tuttavia, la sua idea di “dare una pausa alla ricerca sulle malattie infettive” è poco realistica:
le due aree di ricerca devono essere integrate, non separate.
L’abolizione dei programmi sulla diversità
nella ricerca quale impatto avrà?


