Il fattore umano

Le nuove generazioni e le prospettive di carriera del lavoro artigianale

Un lavoro ad alto valore aggiunto, ricercatissimo nel lusso: entro il 2028 il mercato avrà bisogno di 75mila figure. Ma l’offerta oggi non arriva al 50 per cento.

di Silvia Paoli

Lorenzo Bertelli, chief marketing officer & head of corporate social responsibility Prada Group. (COURTESY PRADA GROUP)

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Scandicci, stabilimento Prada di via Pisana. Interno giorno. «Non devi avere fretta nel lusso, se no fai altro, rubinetti…». Andrea Guerra è seduto sul palco illuminato, alle sue spalle un’immagine di mani che lavorano, mani reali e pixelate arancio su blu e il motivo dell’incontro: i 25 anni della Prada Group Academy, la Scuola di Mestiere che forma le giovani generazioni alla manifattura nei settori della pelletteria, dell’abbigliamento e delle calzature. Il 70 per cento dei corsisti che la completa con profitto viene assunto in azienda.

Si parla del tempo, non meteorologico. La capacità di trasportare il passato nel presente, e insieme pianificare il futuro, ruota attorno a un tema cruciale: le aziende, tutte, fanno fatica nel ricambio delle persone che lavorano in manifattura, perché i lavori manuali sono stati abbandonati per seguire quelli immateriali. Si tratta di fuga di mani, oltre che di cervelli, di mani che devono trovare la loro soddisfazione in un lavoro appagante e ispirazionale.

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Perché ci sia la voglia di imparare un mestiere, un mestiere lento, si deve rendere chiaro a tutti che non si tratta di mero assemblaggio di pezzi, ma di un attraente percorso di crescita, in un contesto che ha a cuore i suoi artigiani.

Andrea Guerra, amministratore delegato e amministratore esecutivo Prada Group.

Il concept del pensiero di Andrea Guerra, amministratore delegato e amministratore esecutivo Prada Group, si riassume in un sillogismo: se la formazione è la chiave di volta dell’artigianato industriale, l’artigianato industriale è la chiave di volta del made In Italy. Ergo: la formazione è la chiave di volta del made in Italy. «Entro il 2028 serviranno più di 270mila figure specializzate nella manifattura, 75mila delle quali solo nel lusso, e si stima che ad oggi si arrivi solo al 50 per cento di offerta rispetto alla domanda. Come colmiamo questa distanza? Io nei giovani vedo il desiderio di una vita diversa, di uno stile di vita migliore, con minore alienazione. Sta a noi crearne le condizioni, facendo capire che il lavoro manuale non è solo assemblaggio, ma collaborazione di gruppo, in cui si sperimentano diverse attitudini, in cui si dà massimo valore all’ingegno, a quel che c’è di umano nel fare un mestiere. Sta a noi dare contenuto al nostro lavoro».

I giovani dell’Academy al lavoro nello stabilimento di Prada a Scandicci.

Lo sguardo di Lorenzo Bertelli, chief marketing officer & head of corporate social responsibility Prada Group, è laterale e parte dall’esperienza personale. «Quando io ho scelto la facoltà a cui iscrivermi, i miei coetanei, dal più al meno, volevano tutti fare la Bocconi» – per la cronaca lui ha fatto Filosofia, e i suoi filosofi preferiti sono Platone, Kant, Nietzsche. «Molti si sono ritrovati a fare un lavoro completamente diverso da quel che immaginavano. Il mito era The Wolf of Wall Street. Ma oggi ci troviamo in un mondo dove la tecnologia sta sostituendo i processi, che sono più facili da automatizzare. Invece il lavoro artigiano non si può sostituire. Quelli tecnici e specializzati sono mestieri ad alto valore aggiunto e non scompariranno, anzi saranno ricercati e remunerati. Già lo scorso anno negli Stati Uniti il salario medio di un colletto blu era più alto di quello di un colletto bianco. Tra dieci e vent’anni il paradigma si ribalterà, il lavoro manuale sarà più ambito e pagato di quello impiegatizio. Per questo stiamo attuando con le risorse umane un percorso di marketing interno». La people strategy è mettere le persone al centro, lavorare sulle emozioni, coinvolgerle («Se si emozionano per quello che fanno, le persone rimarranno in azienda», dice Rosa Santamaria Maurizio, che nel Gruppo Prada proprio di persone si occupa. E poi il talento interno va coltivato e valorizzato. Un progetto voluto da Lorenzo Bertelli si chiama Be Drivers of Change: è una specie di concorso che invita i dipendenti a proporre idee per la soluzione di problemi pratici, tecnologici, o per migliorare le condizioni di lavoro. Con inaspettati risvolti positivi: Manuel, che ha frequentato l’Academy nel 2018, nel 2025 ha proposto 7 idee innovative, piazzandosi secondo con una trovata che ha risolto un problema di sicurezza (top secret, ovviamente).

Ma davvero le nuove generazioni sono pronte ad abbracciare questa carriera, lenta, antica, umana-troppo-umana? In Italia sono 1,4 milioni i giovani inattivi tra i 25 e i 34 anni – il 23,4 per cento della popolazione contro il 13,9 per cento della media europea – e oltre uno su quattro è laureato. Ne parliamo con Francesca che ha 27 anni e lavora nello stabilimento di Prada Scandicci, dopo essersi formata all’Academy. «Sono la prima della mia famiglia che fa questo mestiere, anzi no, il primo a dedicarcisi è stato mio fratello più piccolo. Io ho frequentato il DAMS, mi sono laureata, ma poi ho deciso di cambiare completamente, di dare un po’ più ascolto a quello che mi piace fare. Dovevo formarmi e venire qui è stata la scelta migliore. Prima avevo un’idea generica di che cosa significasse il lavoro artigianale. Molti ragazzi della mia età non lo conoscono, temono di dover fare la stessa cosa per tutta la vita, io stessa non mi rendevo conto della varietà di attività che si possono provare e delle potenzialità di questo percorso. Questo è un mestiere in cui ogni giorno si impara qualcosa di nuovo. “Rubare con gli occhi è fondamentale”, ci dicevano in Accademia. E se impari, puoi crescere». La lentezza, lo spauracchio di essere fuori sincrono rispetto ai ritmi di oggi, non la tocca: «È necessaria, prima di arrivare al prodotto finito, prima di essere autonomi, prima di trovare la tua mansione preferita: io ho scoperto la macchina da cucire, per esempio. Mi ispirava, l’ho provata e ho avuto la conferma. Un po’ di paura ce l’avevo, ma quotidianamente con la guida dei maestri e senza fretta, si impara». Chissà se si rende conto di essere un tassello fondamentale della durata del made in Italy. «Avverto la responsabilità. Ma anche l’orgoglio di dare un piccolo personale contributo».

Anche Leonardo, 27 anni, si è formato all’Academy e lavora da quattro anni come artigiano nello stabilimento di Scandicci. «L’ho scoperta online, volevo cambiare azienda, entrare nel mondo del lusso, mi sono iscritto al giorno di prova, l’Assessment, e sono stato selezionato». Finita la formazione, è entrato in produzione. «Ogni passo è interessante, ogni gesto richiede la massima precisione». Se pensa a dove sarà tra vent’anni, spera di trovarsi «ancora qui: non sarebbe male, magari vedere tutti i reparti, fino a raggiungere quel ruolo che ti permette di partire da zero, da un pezzo di pelle, e arrivare al prodotto finito, proprio a quella borsa, senza avere bisogno dell’intervento di altri. Ma già adesso la sera quando esco dal lavoro sono appagato, mi sento soddisfatto».

L’idea dell’amministratore delegato Andrea Guerra è che i giovani, per avere successo nel mondo del lavoro, debbano essere umili e scomodi. Leonardo, che aveva 23 anni quando è stato scelto, sorride: «Umile devi esserlo per forza se vuoi imparare e far crescere le tue competenze. Scomodo, forse è come ci riesci. Sono scomode le domande che fai, quando devi capire non solo cosa fare, ma come farlo. Quando vuoi toglierti tutti i dubbi, le incertezze. D’altronde, solo così puoi renderti autonomo».

Maestri del made in Italy

La Prada Group Academy, la Scuola di Mestiere del gruppo ideata nei primi anni Duemila, rappresenta un pilastro strategico della formazione aziendale, con percorsi di apprendimento nei settori pelletteria, abbigliamento e calzature. Il cuore della Scuola di pelletteria è lo stabilimento di Scandicci, Firenze, uno dei principali poli produttivi del gruppo, dove vengono realizzati prodotti per i marchi Prada e Miu Miu. Il polo impiega 405 persone totali dislocate tra le sedi di via Pisana e via delle Fonti, con il 67 per cento della forza lavoro sotto i 35 anni. La forza dell’Academy risiede nel giusto mix tra teoria ed esperienza: lo studio delle materie prime, dei processi produttivi e aziendali è fondamentale per una successiva formazione pratica sul campo, sotto la guida di tecnici esperti. Nel 2026 l’Academy darà il via a dieci corsi che coinvolgeranno tutte e tre le categorie: pelletteria, calzatura e abbigliamento. Il primo corso è previsto a fine di febbraio in Toscana e sarà incentrato sulla calzatura. Nella Store Academy per il personale di vendita, invece, l’obiettivo è trasmettere una conoscenza approfondita delle collezioni e dei prodotti di ciascun marchio, perché possa offrire al cliente un’esperienza d’acquisto unica. I programmi dedicati alle informazioni tecniche dei prodotti sono completati da una più ampia narrazione che illustra le scelte e la filosofia dell’azienda. La formazione si occupa anche di comunicazione e di utilizzo delle tecnologie digitali che permettono l’accesso immediato dello staff retail a una vasta gamma di informazioni e contenuti utili per dialogare con la clientela in modo efficace.

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