Le meraviglie del velluto fra storia e futuro in mostra a Prato
Si intitola “Velvet mi amor” la mostra che fino all’8 giugno, al Museo del Tessuto di Prato, indaga le declinazioni contemporanee del tessuto, con creazioni realizzate in collaborazione con le aziende del distretto
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Nelle ultime stagioni invernali è stato uno dei materiali di tendenza, e lo sarà anche nella prossima. Il velluto, liscio o a coste, si presta ad abbinamenti, accoppiamenti, declinazioni che gli stilisti Stefano Chiassai e Corinna Chiassai hanno studiato, ricercato e sperimentato per dar vita alla mostra “Velvet mi amor”, fino all’8 giugno al Museo del Tessuto di Prato. Prima d’ora l’esposizione, che prende le mosse dall’omonimo libro, era stata presentata in fiere di settore, tra cui il Pitti Uomo del gennaio 2024 a Firenze.
«Abbiamo declinato il velluto su seta, nylon, cotone e addirittura sul camoscio – spiega Stefano Chiassai – vestendo totalmente 24 manichini che indossano circa 400 oggetti tra abiti, charms, cappelli, scarpe». Sono esseri dalle forme aliene e dai look futuristici, che esplorano le potenzialità del velluto nella ricerca contemporanea, interpretandolo con nuove forme, manipolazioni e accostamenti innovativi.
L’idea è far conoscere al pubblico lavorazioni e tecniche che vanno oltre l’esercizio stilistico, mostrando la creatività della produzione tessile contemporanea. Da questo punto di vista i due stilisti hanno potuto attingere alle storiche competenze del distretto di Prato, e infatti al lavoro di esaltazione e sperimentazione hanno contribuito aziende come il Lanificio Faliero Sarti, Jackytex, Manifattura Tessile Risaliti, Pacini Nello e Stamperia Toscana.
Manipolazioni, accostamenti innovativi, trattamenti speciali a laser, intarsi di velluto con altri materiali, stampe a illusione ottica (per far sembrare velluto quello che non è), intrecci manuali, plissettature, cambi di direzione delle coste, abbinamenti di colori inusuali e nuove texture animano le installazioni. Accanto ai velluti sono utilizzati altri materiali che ne imitano l’aspetto come rasi, popeline, gabardine, fustagni, denim.
«Il risultato in mostra potrebbe essere d’ispirazione per gli stilisti – spiega Stefano Chiassai -. Oggi la moda ha tanto bisogno di essere raccontata attraverso il lavoro che c’è dietro, facendo vedere anche dal punto di vista tecnico come si può ottenere un abbinamento o un effetto». La mostra può avere più registri interpretativi: quello letterale, per vedere i capi che le persone indosseranno nel 22esimo secolo; ma anche quello metaforico, per immaginare tessuti, forme, concetti di abiti originali perchè «tutto quello che un creativo pensa può diventare abito, tutto si può fare nella moda».











