Banga (World Bank): «Jobs for young people is the best way to eliminate poverty in developing countries»
di Gianluca Di Donfrancesco
di Vera Viola
3' di lettura
3' di lettura
Un tessuto imprenditoriale meridionale che ha colto la sfida posta dal Pnrr: con imprese, non solo sono più informate sulle opportunità offerte, ma anche maggiormente coinvolte in progetti già avviati (si parla del 15% contro 11% della media italiana).
È un Mezzogiorno resiliente quello che emerge dall’“Osservatorio Ripresa e Resilienza nel Mezzogiorno: sfide e opportunità per le imprese manifatturiere” di SRM di Intesa Sanpaolo di cui è stata appena realizzata la seconda edizione, dopo quella del 2021. Si tratta di un'indagine rivolta alle imprese manifatturiere più strutturate (oltre i 10 dipendenti) con l'obiettivo di cogliere gli umori e i segnali di cambiamento del sistema produttivo verso un modello di sviluppo coerente con i nuovi indirizzi internazionali di politica economica. Il panel ha riguardato 700 imprese nazionali, delle quali 300 al Sud.
E tra queste ultime, pur nel contesto attuale di difficoltà diffuse di approvvigionamento energetico, appare chiaramente anche la volontà di contare su un importante fattore competitivo quale la capacità di auto-produrre energia: il 65% delle imprese del Mezzogiorno (45% a livello nazionale) copre attraverso produzione autonoma una quota dei propri consumi di energia, con previsioni di incrementare tale capacità.
Le 300 aziende meridionali intervistate sono concentrate tra Campania, Puglia e Sicilia : le tre regioni rappresentano circa il 70% dell’area in termini di imprese manifatturiere e relativo Valore aggiunto. Queste, come si diceva, mostrano conoscenza del Pnrr e si sono attivate per partecipare ai bandi. In molti casi sono protagoniste di un reshoring delle produzioni. Cresce, insomma, la quota di imprese investitrici nel Sud (dal 34% del 2021 al 49% del 2022 mentre in Italia dal 36% al 41%). Ma emerge anche che le imprese dell'area hanno tendenzialmente privilegiato investimenti di tipo tradizionale rispetto ad investimenti “innovativi” (44,8% del totale, in calo di quasi 4 punti rispetto all'indagine 2021), in controtendenza con altre aree. Guardando agli “investimenti innovativi”, le imprese del Mezzogiorno continuano a privilegiare quelli sulla digitalizzazione sul totale investimenti innovativi (37,3% nel Mezzogiorno, 39,4% in Italia), in crescita rispetto allo scorso anno. Particolarmente importante è la propensione ad investire risorse consistenti (superiori al 15% del fatturato) da parte delle imprese meridionali che passa dal 38% del 2021 al 41%, mentre a livello nazionale tale percentuale di imprese si riduce sensibilmente (dal 33% al 26%).
Altro ambito d'investimento rilevante è quello dell'innovazione sostenibile: le imprese meridionali intenzionate ad investire risorse superiori al 15% del fatturato sono pari al 35%, mentre a livello nazionale tale quota si ferma al 25%.