Best workplaces 2026

Le imprese al debutto puntano su flessibilità, dialogo e formazione

Il denominatore comune di Jet Hr, Acetaia Giusti e Davines, per la prima volta in classifica, è la creazione di un ambiente di lavoro dove le persone sono al centro

di Claudia La Via

Il team di Jet Hr

3' di lettura

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Tre realtà diverse, un denominatore comune: mettere le persone al centro. Jet Hr, Acetaia Giusti e Gruppo Davines, tre delle new entry della classifica Great place to work, raccontano lo stesso percorso virtuoso. Aziende lontane per storia, settore e dimensioni, ma accomunate da una stessa impostazione: costruire ambienti di lavoro in cui ascolto, flessibilità, crescita interna e qualità delle relazioni diventino parte della strategia d’impresa. Alla base una visione di benessere lavorativo che passa da strumenti di confronto strutturati, attenzione all’equilibrio tra vita e lavoro, percorsi di sviluppo e una cultura organizzativa che valorizza competenze, differenze e dialogo tra generazioni.

Jet Hr

Nel caso di Jet Hr, il tema delle persone si intreccia con una fase di rapida crescita. La tech company fondata da Marco Ogliengo e Francesco Scalambrino sviluppa una piattaforma per la gestione del personale che punta a integrare buste paga, assunzioni, timbrature e altre attività amministrative in un unico software operativo per le risorse umane. In due anni è passata da zero a 250 addetti, ha avviato nel 2026 una campagna per altre 100 assunzioni e oggi lavora con 1.200 imprese clienti tra pmi, startup e gruppi più strutturati. In questo contesto, racconta il ceo e co-founder Marco Ogliengo, uno degli elementi che definiscono l’ambiente di Jet Hr è il senso del proprio lavoro: «Le persone devono sentire che quello che fanno può avere davvero un impatto». Sul fronte dell’ascolto e della diversity, l’azienda lavora sui processi di selezione con task e strumenti pensati per limitare i bias. Quanto alla flessibilità, il modello punta su remoto o ibrido, autonomia nella gestione del tempo e fiducia nei risultati: «Valutiamo le persone sulla base dell’impatto e dei risultati che portano, e non sulla location da cui lavorano o sull’orario di inizio o fine della loro giornata».

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La boutique di Acetaia Giusti a Milano

Acetaia Giusti

Un approccio alle risorse umane condiviso anche da Acetaia Giusti, storica casa produttrice di Aceto Balsamico di Modena fondata nel 1605 e oggi guidata da Claudio Stefani Giusti, esponente della diciassettesima generazione della famiglia. L’azienda conta 100 dipendenti, un fatturato di 21,5 milioni di euro ed esporta in quasi 90 Paesi. Qui il tema dell’inclusione si traduce in dati precisi che passano da un gender pay gap azzerato, con un +1% a favore della retribuzione femminile. La forza lavoro è composta infatti per il 64% da donne e quasi il 17% dei dipendenti ha nazionalità non italiana. L’ascolto è gestito attraverso questionari sul clima aziendale, colloqui individuali con il team Hr, sistemi di segnalazione anonima e momenti informali di confronto. La flessibilità si traduce in orari modulabili, welfare personalizzato, buoni pasto e bonus genitorialità, in una realtà dove l’età media è poco sopra i 30 anni e dove il dialogo tra generazioni è considerato una leva di crescita: «Gestiamo un’eredità storica di 420 anni, tramandata per 17 generazioni, ma lo facciamo con un team giovanissimo», spiega l’azienda. La crescita interna viene accompagnata attraverso formazione continua, mentorship e lavori in team interdisciplinari, dentro una cultura in cui l’errore è vissuto come occasione di crescita e non come fallimento. «Investire in formazione, sicurezza e welfare non rappresenta mai un freno, bensì una priorità assoluta», precisa Giusti.

Una sessione di meditazione al Davines Group Village

Davines Group

Creare un ambiente favorevole allo sviluppo delle potenzialità personali è l’obiettivo anche di Davines Group, fondato a Parma nel 1983 e diventato B Corp nel 2016. Attivo nella cosmetica professionale, con Davines nell’haircare e comfort zone nello skincare, il gruppo opera in più di 90 Paesi e conta oltre mille collaboratori nel mondo. Nel racconto della responsabile delle risorse umane Laura Gilieri, uno degli elementi distintivi è l’attenzione all’accoglienza dei neoassunti. Inoltre, spiega, «cerchiamo di favorire gli scambi cross-country dei nostri collaboratori, ogni qual volta si aprano posizioni e in presenza di competenze tecniche e proprietà linguistica». Ma è soprattutto sul fronte dell’ascolto che l’azienda rivendica un lavoro strutturato nel tempo: «Da oltre 10 anni eroghiamo la survey Great Place to Work», affiancata da workshop per team e dipartimenti finalizzati a leggere i risultati e definire azioni di miglioramento. La flessibilità, aggiunge Gilieri, «è una forma di rispetto delle persone e del loro tempo-vita». Nel gruppo questo si traduce in politiche di smart working avviate dal 2016 e nella regola del “focus time”: «Dal 2024 non programmiamo riunioni dopo le 17 di ogni giorno e neppure il venerdì mattina».

In forme differenti queste aziende raccontano un’idea di luogo di lavoro che non si traduce solo in una serie di misure volte al benessere, ma un modello organizzativo in cui ascolto, fiducia e sviluppo delle persone diventano leve concrete di crescita e attrattività duratura.

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