Solo i giganti esportano più dell’Italia
di Marco Fortis
di Giovanna Mancini
4' di lettura
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È un mondo difficile, per dirla con Tonino Carotone: felicità a momenti e futuro incerto. Neanche il tempo di riprendersi dalla crisi e tornare a crescere, a investire e assumere, che l’allarme per una nuova recessione economica nazionale agita nuovamente il sonno degli imprenditori italiani dell’arredamento.
I numeri del 2018, a dire il vero, sono ancora positivi: il mercato interno, che per il settore nel suo insieme (compresi illuminazione, bagno e ufficio) rappresenta il 47% delle vendite, è cresciuto l’anno scorso a velocità doppia (+1,8%) rispetto a quelli esteri (+0,9%), secondo i dati elaborati dal Centro studi di FederlegnoArredo (Fla), probabilmente ancora per effetto del bonus mobili introdotto nel 2013 e dei cantieri avviati negli anni scorsi che, giunti a conclusione, esercitano il loro effetto positivo sull’ultimo anello della filiera, quello appunto dei mobili e dell’illuminazione.
Lo spettro della recessione
Ma le previsioni sull’economia del Paese per il 2019 non promettono nulla di buono e l’incertezza rischia di frenare gli investimenti che, negli ultimi anni, avevano permesso alle aziende di recuperare il terreno perduto e tornare a macinare utili e margini. «Non abbiamo ancora rilevazioni sull’anno in corso – spiega il presidente di Fla, Emanuele Orsini – ma il sentore degli imprenditori è di un raffreddamento nei primi due mesi, anche se sembrerebbe che in marzo il mercato interno sia ripartito un po’». La preoccupazione c’è, soprattutto tra i tanti piccoli imprenditori che nell’Italia hanno ancora il loro mercato di riferimento. Sebbene infatti, in termini di valore, il settore esporti il 53% della propria produzione, la maggioranza delle quasi 30mila realtà che compongono il frammentato tessuto industriale dell’arredo design italiano vende soprattutto all’interno dei confini nazionali.
L’argine principale a una probabile recessione, che porterebbe con sé un nuovo stallo dei consumi, arriva sicuramente dal bonus mobili, uno strumento di politica industriale fondamentale, che dopo cinque anni dimostra di non aver ancora perso la sua efficacia. Gli ultimi numeri elaborati da Fla parlano di oltre 4,5 miliardi di euro di spesa per l’acquisto di mobili generati in tre anni e mezzo di applicazione, per un corrispettivo di 10mila posti di lavoro salvaguardati. La partita per la conferma nel 2020 si giocherà dopo l’estate, ma il dialogo con il governo è già partito e Fla ha presentato una proposta per rafforzare ulteriormente la misura. «Vista la crescente attenzione da parte delle imprese e della politica al tema dell’economia circolare, auspichiamo che sia data una premialità a chi compra mobili realizzati con materiali riciclati – dice Orsini –. Quindi un incentivo, ad esempio, di 15mila euro anziché di 10mila euro in questi casi».