Yacht

Le gabelle di Trump agitano la nautica

Rischiano di esserne colpiti soprattutto i piccoli. I produttori di grandi yacht ritengono che non ci sia pericolo

di Raoul de Forcade

4' di lettura

4' di lettura

La nautica da diporto è uno dei settori che rischia di risentire in maniera significativa di eventuali dazi sull’export verso gli Usa. «L’Italia - sottolinea Andrea Razeto, vicepresidente di Confindustria nautica e membro del board di Icomia, l’International council of marine industry associations - è il primo esportatore al mondo di superyacht, sopra 24 metri, con il 51% del mercato. E il nostro primo mercato è quello degli Stati Uniti; quindi potrebbe essere importante e sensibile un’imposizione di dazi sulle nostre barche».

Il distretto del Tirreno

Un’eventualità che colpirebbe in modo particolare il distretto nautico del Tirreno, che comprende la Liguria e la Toscana e, in particolare, dice Razeto, i cantieri di Genova, La Spezia, Livorno, Viareggio e Pisa. «A livello italiano, prosegue il vicepresidente (e produttore, con l’azienda di famiglia, di maniglie per yacht) - l’export di barche verso gli Stati Uniti rappresenta quasi il 20% del totale per un controvalore di 830 milioni di dollari nel 2023; di questi, la cifra riconducibile a yacht sopra i 24 metri ammonta a 296 milioni. Mentre 463 milioni sono ascrivibili a imbarcazioni e tra i 7,5 e i 24 metri».

Loading...

Sono cifre, aggiunge, «che potrebbero sembrare basse, ma occorre ricordare stiamo parlando di esportazione nei soli Usa e c’è anche l’export di barche con bandiere diverse, che non è compresa in questo conteggio, perché parliamo solo di quei prodotti che possono essere colpiti dai dazi. Per contro, l’importazione dagli Stati Uniti verso l’Italia, che potrebbe essere colpita da dazi imposti dall’Ue, consiste in una somma residuale, parliamo di una decina di milioni. Si tratta, soprattutto, di qualche barca carrellabile e motori marini fuoribordo. Bisognerebbe anche valutare, parlando invece di accessori, quale sarebbe l’impatto su questo settore, qualora imponessero dazi su alluminio, acciaio, e così via, e quindi anche sui prodotti composti da questi materiali. Su questo non c’è ancora chiarezza, comunque l’impatto potrebbe essere notevole».

Ricadute negative in Usa

Peraltro, ricorda Razeto, nel corso della prima amministrazione Trump, i dazi allora imposti ad acciaio e alluminio, avevano comportato una ricaduta negativa sulla stessa industria nautica americana, con un aumento dei costi per i loro cantieri che producono, per il mercato nazionale, pontoon boats in acciaio e fisherman boats in alluminio. Altra cosa da dire è che, nel caso della nautica, i dazi sono imposti su un bene di lusso che poi non è riproducibile in America; quindi il danno va verso la nostra industria ma anche, secondo noi, verso l’industria statunitense, che non riesce a rimpiazzare, con beni americani, le imbarcazioni, o determinati tipi di accessori, che vengono importati dall’Italia. Questa è una considerazione importante che, in occasione dei precedenti dazi Usa, era stata fatta e aveva permesso alla federazione nautica europea (Ebi) e a quella mondiale (Icomia), insieme all’associazione americana Nmma (National marine manufacturing association), di portare avanti un’azione di lobbying verso il governo Usa. Insieme erano riuscite a ottenere un congelamento dei dazi per due anni che poi è stato allungato di un altro anno; insomma, si era riusciti a mitigare l’effetto dei dazi».

Quanto ai dati dell’istituto Tagliacarne, che mettono in evidenza (si veda articolo nella pagina a fianco) come l’andamento dell’export della Liguria, nei primi nove mesi del 2024, sia stato «fortemente condizionato dalla contrazione dell’export dalla provincia di Genova di navi e imbarcazioni (-1,1 miliardi; -91,8%), in particolare verso gli Stati Uniti (-1 miliardi)», Razeto spiega che i dati si riferiscono «probabilmente, vista l’entità della cifra su Genova, di produzioni di cantieri navali come Fincantieri o Mariotti», che hanno un ciclo di costruzione pluriennale, per cui l’incidenza dell’export su un determinato anno dipende dalle consegna o meno di una nave in quel periodo.

Grandi yacht (forse) al sicuro

In tema di dazi americani, Massimo Perotti, patron di Sanlorenzo (con quartier generale ad Ameglia, nello spezzino), ha le idee chiare. «Escludo che i dazi vengano imposti alle imbarcazioni sopra il 24 metri, che sono il nostro core business. Un motivo della mia convizione è che i numeri degli yacht, oltre quella lunghezza, esporati in Usa sono abbastanza contenuti: parliamo di 300-350 barche l’anno, a livello mondiale. Il conto è presto fatto: Sanlorenzo ne costruisce circa 70 annualmente e ne porta negli Stati Uniti il 15%, quindi 11, massimo 12. Gli altri grandi costruttori al top del mercato ne esporteranno, insieme, una settantina e, se si contano tutti i cantieri italiani, possiamo arrivare a 150 barche, complessivamente, che vanno negli Usa. Noi copriamo la metà del mercato, quindi, dal resto d’Europa e del mondo ne possono arrivare in America altre 150 circa». E, rispetto ai numeri complessivi dei grandi yacht esportati oletroceano, bisogna ricordare come si è accennato, che soggetti ai dazi, sarebbero solo quelli che battono bandiera statunitense. «Mi parrebbe molto strano - chiosa Perotti - che gli Usa imponessero dei dazi sull’importazione, per valori esigui, di un bene di cui loro non hanno più produzione locale».

Piccola nautica in pericolo

In effetti, ricorda Perotti, «le costruzioni di quel tipo di yacht in Usa sono scomparse dalla crisi del 2008 e, di fronte a una situazione in cui non ha da difendere un’industria locale e il business è molto piccolo, riteniamo che non ci sia nessun interesse, da parte di Trump, a fare questo tipo di dazi. Se parliamo, invece, di barche sotto i 24 metri, l’argomento è totalmente diverso. Perché i numeri sono più importanti: non si parla più di 300 barche, ma di migliaia di barche esportate negli Stati Uniti. Sono cifre totalmente diverse e, in quel caso, gli americani hanno un’industria locale, con una grandissima produzione di piccole imbarcazioni, . In quel caso, Trump potrebbe voler difendere l’industria Usa e avere una motivazione in più per mettere i dazi»

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti