Stelle del Sud 2026

Le fragilità storiche sono ancora presenti

Dinamiche incoraggianti sul fronte economico ma preoccupano la carenza di servizi e lo spopolamento: oltre alla fuga dei giovani laureati è in atto il fenomeno dei nonni con la valigia

di Vera Viola

(Adobe Stock) Quasi 350mila giovani laureati under 35 hanno lasciato il Sud tra il 2002 e il 2024

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I dati positivi sul Sud vengono confermati, ma restano anche molte fragilità e le incognite dovute alla nuova guerra in Medio Oriente.

Lo studio

Partiamo dai primi. Il Check-up Mezzogiorno, studio curato da Confindustria e SRM, centro studi di Intesa Sanpaolo, certifica che nel periodo 2019–2024, la crescita cumulata del Pil meridionale (+7,7%) ha superato quella nazionale (+5,8%) con un vantaggio di 2 punti percentuali. «Lo storico divario non è superato - spiega Salvio Capasso, responsabile di impresa e territori di Srm - ma c’è una virata verso la convergenza». Ad animare la dinamica positiva sono stati nel 2025 soprattutto gli investimenti, cresciuti di 4,3 punti, sostenuti in parte dal Pnrr e dalla programmazione europea giunta alla fase della spesa. E aiutati dalla Zes Unica per il Mezzogiorno. Anche l’occupazione è cresciuta dello 0,8% (più del dato nazionale).

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Le carenze

Ma il lungo elenco di storiche fragilità ancora non cambia. In molte regioni permane una carenza infrastrutturale (si pensi alle aree interne o ad ampie aree della Basilicata e della Calabria che soffrono di un forte isolamento) che si associa alla carenza di servizi, con una sanità sempre più povera e inadeguata (in Molise il sindaco di Isernia vive in una tenda per protestare contro la chiusura di aree dell’ospedale cittadino). Ma su tutti il più preoccupante è il problema dello spopolamento: quasi 350mila giovani laureati under 35 hanno lasciato il Sud tra il 2002 e il 2024, generando una perdita di oltre 270.000 unità al netto dei rientri. Nel 2024, 23.000 giovani qualificati si sono trasferiti al Nord e oltre 8.000 all’estero. E adesso si aggiunge il fenomeno dei “nonni con la valigia”: tra il 2002 e il 2024 da 96mila sono diventati oltre 184mila unità, come rivela Luca Bianchi direttore della Svimez.

L’impatto del conflitto in Medio Oriente

Il quadro si complica con il conflitto in Medio Oriente. Gli analisti cercano con fatica di fare previsioni. Le esportazioni che già nel 2025 avevano subito una lieve contrazione, potrebbero subire altri colpi, soprattutto per la presenza nel Mezzogiorno di imprese di piccole dimensioni e con bacini di vendita regionali. Anche se c’è già - dicono in Srm - un riposizionamento in atto e la ripresa di rapporti con Nord Africa. Si temono pesanti contraccolpi per l’aumento del costo dell’energia su un tessuto produttivo dipendente da importazioni. Al momento anche il turismo teme un arresto dei flussi. Ma una speranza c’è: se il conflitto finisse nel breve periodo - fa notare Srm - il Sud potrebbe intercettare il flusso di turismo alto spendente finora orientato verso Emirati Arabi, Turchia ed Egitto.

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