Le fonti rinnovabili accelerano ma non saziano la fame di energia
Solare ed eolico battono ogni record, eppure le emissioni di CO2 non sono mai state così alte. I consumi di carbone e petrolio sono da primato perché il fabbisogno energetico cresce più delle soluzioni pulite
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A che punto è la transizione verde? Senza dubbio in ritardo, rispetto alla tabella di marcia che ci siamo dati per raggiungere la neutralità climatica. Eppure non è ferma. Al contrario, l’adozione di tecnologie pulite sta accelerando e coinvolge un numero crescente di Paesi, anche tra gli emergenti.
È come il proverbiale bicchiere, che è mezzo pieno oppure mezzo vuoto a seconda della prospettiva (e del grado di ottimismo) di chi lo guarda. Da un lato c’è dunque chi brinda all’avanzata delle rinnovabili: fenomeno oggettivo, per quanto spesso commentato con superficialità, alimentando la falsa convinzione che si tratti sempre di soluzioni low cost e che basterebbe una volontà politica più salda per sbarazzarci in fretta dei combustibili fossili e del caro bollette. Ma nello stesso tempo ci sono anche nutrite schiere di profeti di sventura, che descrivono scenari climatici apocalittici sempre più difficili da contrastare se non adottando misure tanto drastiche da cambiare radicalmente il nostro stile di vita, a costo di sacrificare il benessere economico.
È probabile che a disorientare siano le stesse statistiche sull’energia, che evidenziano fenomeni in apparenza inconciliabili a meno che non si apra lo zoom, per allargare la visione a ciò che accade nel mondo intero – dove ci sono ancora troppe aree in cui la decarbonizzazione non può prescindere dalla necessità di garantire una sopravvivenza dignitosa alle persone – e all’intero spettro dei consumi di energia primaria, che non comprende soltanto l’elettricità con cui accendiamo le luci di casa o ricarichiamo lo smartphone, ma anche i trasporti (compresi camion, aerei e navi) e tutta una serie di consumi industriali che richiedono soluzioni più complesse di una batteria al litio o qualche pannello solare sul tetto.
I numeri ci dicono che il 2023 – nel mondo e anche in Italia – è stato un anno record per le fonti rinnovabili, sia in termini di nuova capacità installata che di generazione elettrica. Ed è giusto rallegrarsene, anche se dovremmo accelerare ulteriormente se vogliamo triplicare entro il 2030, come quasi 200 Paesi si sono impegnati a fare alla Cop28, l’ultima conferenza Onu sul clima, che si è tenuta lo scorso novembre a Dubai.
Ma i numeri ci dicono anche che l’anno scorso le emissioni di CO2 dovute all’energia sono aumentate ancora, portandosi addirittura a livelli senza precedenti: oltre 40 gigatonnellate, ossia 40 miliardi di tonnellate. Pure i consumi di petrolio e di carbone sono infatti aumentati, battendo ogni record, e quelli di gas non sono diminuiti (salvo che in Europa).



