Le espulsioni di massa di Trump: i dubbi su una scelta ideologica
L’operazione è iniziata da chi ha commesso reati ma il presidente vorrebbe cacciare milioni di clandestini. Alla crisi umanitaria si sommano i danni all’economia
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I primi aerei militari per Guantanamo sono già partiti da El Paso e da altre città del sud degli Stati Uniti. A bordo dei C-17 dell’Aeronautica, sono saliti a forza e in catene, decine di immigrati senza documenti, clandestini, già fermati dalla polizia e ora spediti al centro di reclusione organizzato in tutta fretta nei dintorni della base americana sull’isola di Cuba. «Sono criminali della peggiore specie che devono stare lontano dagli Stati Uniti per sempre», ha urlato Donald Trump - dai social e in diretta televisiva - mentre spiegava che a Guantanamo - prigione nella quale sono rimasti ormai solo 15 terroristi - potranno essere rinchiusi almeno 30mila immigrati irregolari.
È iniziata così «l’espulsione di massa, la più grande della storia americana», promessa da Trump in campagna elettorale e diventata la priorità di politica interna della nuova amministrazione della destra nazionalpopulista. Più dei dazi al commercio (già introdotti contro tutto il mondo), più ancora della leadership globale rivendicata anche in Medio Oriente e in Ucraina (passando sopra ai palestinesi e all’Europa), la battaglia contro i migranti segna la svolta che Trump vuole imporre agli Stati Uniti e al mondo: una sorta di ordine trumpiano - nuovo ma che guarda al passato - che azzera d’istinto le regole e le tradizioni, mettendo in discussione il diritto internazionale e i diritti umani. Ma che anche si scontra con gli interessi nazionali, della società e dell’economia: pur proponendosi di mettere davanti a tutto l’America - America First - e di fare tornare grande il Paese - Make America Great Again - la tolleranza zero annunciata da Trump contro gli immigrati senza documenti regolari, oltre ad essere antistorica, rischia di togliere alle imprese mani e braccia indispensabili nell’agricoltura, nei ristoranti, nei trasporti. Mentre il blocco ai flussi migratori frenerà anche i canali di ingresso legali con la conseguenza inevitabile di impoverire gli Stati Uniti, fino a privare - negli anni che verranno - anche i settori più innovativi dei talenti e delle capacità che hanno davvero fatto grande l’America.
Trump: «Gli immigrati clandestini sono un’emergenza nazionale»
Con i primi ordini esecutivi - firmati al Campidoglio, ancora prima di mettere piede alla Casa Bianca - il presidente Trump ha dichiarato l’emergenza nazionale per il controllo dei confini e degli immigrati. Sono iniziate le retate della polizia per scovare i clandestini. I militari sono stati mandati a difendere la frontiera. E assieme ai voli diretti a Guantanamo hanno cominciato a decollare anche i cargo che scaricano migliaia di migranti in Colombia, in Messico, in Venezuela, nel Salvador e in Guatemala.
«Come comandante in capo, non ho responsabilità più grande di quella di difendere il nostro Paese da minacce e invasioni, ed è esattamente ciò che farò», ha detto Donald Trump nel suo discorso di insediamento alla presidenza.
Le espulsioni sono iniziate da chi ha commesso reati o appartiene a bande criminali: ma questa - concordano gli esperti - è un’operazione che si esaurirà molto presto. Nel mirino ci sono in realtà tutti coloro che arrivano o si trovano nel Paese senza documenti legali. Anche chi ha finora beneficiato di programmi di immigrazione regolare, per motivi umanitari. Mentre la chiusura ai migranti ha contagiato anche la politica estera: Trump ha infatti minacciato di sanzionare i Paesi, compresi gli stretti alleati Canada e Messico, che non aiutino a sufficienza Washington nel controllare le frontiere e gli ingressi.




