Le emissioni di CO2 calano in Europa, ma non abbastanza

Climate change. Ripristino territorio, desertificazione, resilienza alla siccità al centro dell’iniziativa dell’Onu. Sempre più vaste le conseguenze del riscaldamento globale causato dalle emissioni

di Sara Deganello

3' di lettura

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La giornata mondiale dell’ambiente 2024, iniziativa di sensibilizzazione promossa dall’Onu nel giorno del 5 giugno dal 1973, è dedicata a ripristino del territorio, arresto della desertificazione, costruzione della resilienza alla siccità. Quest’anno ha segnato il 30° anniversario della Convenzione delle Nazioni Unite sulla lotta alla desertificazione (Unccd); la sua la sedicesima sessione della Conferenza delle Parti (Cop16) si terrà a Riyad (Arabia Saudita), dal 2 al 13 dicembre 2024. Le conseguenze del riscaldamento globale sono in atto da anni, ma negli ultimi hanno registrato un’accelerazione.

Il programma europeo Copernicus ha certificato a marzo 2024 l’aumento delle temperature di 1,27°C rispetto al periodo pre-industriale, e se il trend continua arriveremo a toccare +1,5°C, soglia fissata dall’Accordo di Parigi, nel luglio 2033. La sua ultima pubblicazione con l’Organizzazione meteorologica mondiale sullo stato del clima in Europa (Esotc 2023) ha mostrato come, dagli anni ’80, il continente si sia riscaldato due volte più velocemente della media globale, anche a causa dell’elevata quota di territorio nell’Artico, che è la regione a più rapido riscaldamento della Terra.

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Ondate estive di calore, incendi, inondazioni: gli eventi meteorologici estremi si sono fatti più frequenti. «Le stime indicano che le perdite economiche derivanti da eventi meteorologici e climatici in Europa hanno raggiunto i 13,4 miliardi di euro nel 2023», si legge nello studio.

GLI EFFETTI SUL CLIMA DELLE EMISSIONI

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Per quanto riguarda l’Italia, Swiss Re ha calcolato come le perdite economiche sul Pil derivanti dai principali pericoli meteorologici potrebbero essere dello 0,11%, dello 0,08% per quanto riguarda le alluvioni. Le Filippine, prime nella classifica mondiale di rischio, hanno una quota del 3%. Dal 2020 a metà maggio 2024 nel nostro Paese si sono registrati 81 danni da siccità prolungata: Lombardia (15), Piemonte (14) e Sicilia (9) le regioni più colpite seguite da Sardegna (6), Emilia-Romagna (6) e Trentino Alto-Adige (6).

È il monitoraggio di Legambiente nel suo Osservatorio Città Clima. Sono invocate da più parti azioni di adattamento e di mitigazione del cambiamento climatico, cioè misure per minimizzarne l’impatto da una parte e per intervenire sulle cause dall’altra, ovvero le emissioni di gas serra. L’Europa ha messo in piedi un ambizioso programma per arrivare alla neutralità carbonica nel 2050. A questo concorrono sviluppo delle rinnovabili, efficientamento energetico, elettrificazione dei trasporti.

«L’Ue è attualmente il quarto maggiore emettitore di gas serra al mondo e insieme agli altri big emitters (Cina, Usa, India, ndr) è responsabile di oltre metà delle emissioni globali e potrebbe, quindi, incidere in modo sostanziale sugli equilibri climatici. Inoltre ha maggiori possibilità tecniche ed economiche per investire nella transizione e orientare gli stessi mercati globali», osserva Italy for Climate nel report Europa: un voto per il clima, realizzato in vista delle elezioni del weekend.

Intanto, le emissioni diminuiscono, ma non abbastanza. In Europa l’Eurostat ha stimato un calo del 4% nel quarto trimestre 2023. In Italia, le previsioni di Ispra calcolano un taglio del 6% nel 2023 sull’anno precedente. «Ma arriviamo da un 2022 caratterizzato dall’utilizzo di centrali a carbone per la crisi del gas e da un calo dell’energia idroelettrica a causa della siccità», spiega Riccardo De Lauretis, responsabile dell’ufficio Ispra che si occupa di inventari e scenari emissivi di gas serra: «Il 2023 ha visto minori consumi grazie a un inverno mite e uno sviluppo della capacità di rinnovabili. Ma c’è un settore che registra un taglio troppo lento, -0,5%: è quello del trasporto su strada. Dal 2021, nell’ambito dell’Effort Sharing Regulation, abbiamo accumulato 20 milioni di tonnellate di CO2 in più rispetto a quelle che potevamo produrre».

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