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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
Ascoltalo oradi Maurizio Caprino
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Troppo ben contraffatta per essere distrutta, meglio conservarla per mostrarla nei corsi di formazione per ispettori. Per questo l’agenzia delle Dogane si è imbarcata in un inusuale contenzioso nientepopodimenoché con la Ferrari. E ha vinto in Cassazione: ora la copia di una rara Dino 196/246 S di fine anni Cinquanta potrà restare al Museo della Contraffazione per essere studiata dagli addetti ai controlli doganali. Ma non potrà essere mostrata al pubblico.
Una storia che sembra incredibile, a chi sa come vanno le cose di solito. Di Ferrari contraffatte è pieno il mondo e la casa di Maranello è da sempre impegnata in una lotta senza quartiere. Aiutando e facendosi aiutare dalle autorità di controllo di mezzo mondo nella ricerca dei falsi.
Non è una novità nemmeno il fatto che questa lotta sconfini anche in quel che può sembrare eccesso di zelo: la Ferrari denuncia anche le contraffazioni più marchiane. Praticamente, vetture con carrozzeria riprodotta in modo grossolano e interni identici a quelli di modelli notoriamente non Ferrari che prestano ai contraffattori anche la meccanica. O addirittura utilitarie camuffate.
Casi in cui la Ferrari inalbera come sempre il vessillo della tutela del marchio e dei clienti. Anche se pare lecito chiedersi se davvero al mondo ci sia ancora gente incapace di distinguere tra un prodotto che - a torto a a ragione - ha fatto la storia dell’automobilismo e un accrocco realizzato per gioco in uno scantinato.
Probabilmente solo questo può spiegare una battaglia legale durata un decennio, che ha visto contrapposti soggetti di solito alleati: la Ferrari e l’agenzia delle Dogane. L’oggetto non era certo una contraffazione grosssolana, ma addirittura la copia ben fatta di una rara Dino di fine anni Cinquanta. Ma era evidente che le Dogane non volessero certo portare acqua al mulino del contraffattori.