Inchieste

Le convergenze parallele delle inchieste Global e “Sciabolata”

di Stefano Elli

3' di lettura

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Le indagini sono in pieno svolgimento anche se le ordinanze di custodia cautelare sono state già eseguite. Sia a Trento sia a Milano. Due inchieste che si incrociano quasi per caso. In un accrocchio penale che svela, da una parte tutte le difficoltà in cui si dibatte chi ha la necessità di ripulire somme proventi di reato, e dall’altra chi si mette a disposizione per farlo, nascondendo altri fini: per esempio truffare il prossimo.

La sciabolata

Così l’inchiesta trentina battezzata “Sciabolata” (gesto dandy con cui si stappa champagne con una sciabolata secca inferta al collo della bottiglia) si interseca con quella milanese sulla Global Group Consulting, società bloccata dal triplice intervento di Consob Magistratura e Nucleo speciale di Polizia valutaria. Sullo sfondo l’ameno comprensorio sciistico di Andalo, Fai della Paganella e Molveno, epicentro dell’inchiesta tridentina che ha come oggetto principale un fiorente e avviato mercato di cocaina gestito da una famiglia (gli Agostini) assai nota di albergatori e ristoratori locali.

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I professionisti del lavaggio

Ma ciò che trapela dalle carte dell’inchiesta, condotta dal Nucleo di polizia economico finanziaria di Trento, è soprattutto l’indispensabile presenza di professionisti che mettano a disposizione i canali giusti per riuscire ad occultare il denaro. Primo tra tutti un consulente assicurativo trentino, Steve Stinghel, che - secondo le risultanze dell’inchiesta - avrebbe proattivamente contribuito al lavaggio del denaro aprendo polizze assicurative di natura finanziaria presso primari operatori nazionali, offrendosi, poi di liquidare le posizioni secondo le necessità dei capi dell’organizzazione.

Tra le due inchieste, a spiccare c’è poi un elemento di raccordo: Samuel Gatto, referente della società Global Group Consulting, che non figura indagato nell’inchiesta trentina ma che lo è a Milano. Gatto, solo citato nell’ordinanza di custodia cautelare, ha di fatto messo a disposizione degli Agostini, gli uffici di Trento e di Pergine Valsugana della Global per “stoccare” i lingotti d’oro in parte utilizzati per ripulire il contante frutto dello smercio di coca.

Lo stoccaggio del lingotto

A trasformare il cash in metallo giallo è stata una nota oreficeria trentina di Lavis, la ObrelliOro, sul mercato dal 1929: per ultimare il lavoro sono stati necessari 15 giorni. Al termine dei quali l’8 aprile del 2024 i lingotti (per un controvalore di 121.541,32 euro) sono stati consegnati da Claudio Agostini al rappresentante della Global, Samuel Gatto. E forse non lo avrebbe fatto otto mesi dopo. Sì perché il 27 dicembre 2024 il Gip di Milano Massimo Baraldo ha firmato l’ordinanza che per poco non ha portato in carcere Gatto (è tutt’ora latitante), ai domiciliari una decina di persone e al sequestro di 22.934.861 euro. E qui entra in gioco l’inchiesta del Nucleo speciale di Polizia valutaria della Guardia di Finanza. Sì perché quella organizzata dalla Global per gli inquirenti altro non era che una colossale truffa messa in scena attraverso una giostra piramidale da Gatto e soci.

Il ruolo della Consob

È stata proprio una comunicazione della Consob del 13 dicembre del 2023 a sollecitare l’attenzione della procura di Milano sulle attività della società Global Group Consulting Sas, sede a Parigi e propaggini in Inghilterra e a Milano. La Commissione aveva ricevuto esposti da parte di privati che segnalavano numerose anomalie nell’offerta di strumenti finanziari. Oltre a questo l’Uif segnalava al Nucleo valutario della Gdf operazioni sospette (sos) da alcuni istituti bancari effettuate dalla società per almeno 3,4 milioni di euro.

La giostra

La piramide in realtà si presentava verso l’esterno con un doppio binario: il primo era quello di società finanziaria prevalentemente attiva attraverso investimenti in oro fisico effettuati anche grazie a una società consociata, la Private Gold; la seconda attraverso la Global club: una sorta di associazione dedita all’organizzazione di eventi esclusivi per gli investitori nello schema Ponzi . Uno schema così ben funzionante che avrebbe portato -secondo gli inquirenti a una raccolta non inferiore ai 60 milioni di euro per un numero di truffati di 5000 persone.Le indagini sono in pieno svolgimento anche se le ordinanze di custodia cautelare sono state già eseguite. Sia a Trento sia a Milano. Due inchieste che si incrociano quasi per caso. In un accrocchio penale che svela, da una parte tutte le difficoltà in cui si dibatte chi ha la necessità di ripulire somme proventi di reato, e dall’altra chi si mette a disposizione per farlo, nascondendo altri fini: per esempio truffare il prossimo.

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