Made in Italy, dalla Germania a Singapore: le 5 rotte dell’export per sconfiggere la pandemia
La top 5 stilata da Alessandra Lanza di Prometeia comprende Germania, Svizzera, Cina, Corea e Singapore. Ma l’economista avverte: il quadro è in continuo mutamento e la cautela è d'obbligo perché il fattore principale di cui tenere conto è l’evoluzione della pandemia
di Chiara Bussi
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Germania e Svizzera, ma anche Cina, Corea e Singapore. Sono questi, secondo Alessandra Lanza, senior partner di Prometeia, i mercati più promettenti per l’autunno dell’export del Made in Italy. «Mai come in questo periodo – afferma l’economista - le rotte delle esportazioni saranno influenzate dall’andamento della pandemia. Questi Paesi hanno saputo fronteggiare l’emergenza prima o meglio degli altri ed è stato possibile ripristinare i canali di vendita. Ma il quadro è in continuo mutamento e la cautela è d’obbligo. Proprio per questa ragione le imprese devono avere un atteggiamento tattico, tenendosi pronte a correggere il tiro in caso di necessità, spostandosi verso altri mercati».
Più che il tasso di cambio euro/dollaro e le tensioni geopolitiche sarà il fattore P (che sta per pandemia, appunto) a guidare le scelte. Con una premessa: il Covid ha impresso una ferita profonda e per tornare ai livelli del 2019 bisognerà attendere almeno due anni.
La Germania e la stella svizzera
Se l’Europa è ormai diventata mercato domestico per il made in Italy, la prima destinazione su cui puntare è ancora la vicina Germania. Qui il calo del Pil previsto per il 2020 (-6%) è il meno accentuato rispetto alle altre economia dell'Eurozona (-8%) e il Paese dovrebbe restare dovrebbe centrale anche nel medio termine: le ultime stime di Prometeia elaborate per Ice-Istat a luglio vedono proprio tra il Reno e il Meno un aumento cumulato delle importazioni da altri Paesi del 15% nel 2021 e 2022.
«Le aziende italiane, in particolare della meccanica – afferma Lanza - potranno continuare ad avere un ruolo di primo piano». Da non sottovalutare è la Svizzera, che anche nel periodo più buio è stato l’unico mercato a calamitare le imprese estere, con un aumento delle importazioni del 3,6% rispetto allo stesso periodo del 2019. «Il Paese – spiega l'economista – si sta affermando sempre più come un hub della distribuzione di prodotti farmaceutici».
Nei prossimi due anni l’accelerazione prevista è intorno all’8 per cento. Più difficile in questo momento il mercato francese, tradizionalmente secondo punto di approdo per le esportazioni del Made in Italy. Qui la situazione è a macchia di leopardo dei contagi e (dunque anche delle restrizioni per chi fa impresa), anche se nei settori della meccanica e alimentare potrebbero non mancare le opportunità.



