Le catastrofi presentano il conto, il 60% delle perdite è senza copertura
Secondo il report di Aon, nel 2024 i danni globali causati da eventi estremi ammontano a 368 miliardi di dollari. quelli assicurati salgono a 145 miliardi ma il divario di protezione resta ampio. In Italia impatto per circa un miliardo (erano 27 nel 2023)
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Le catastrofi naturali sono sempre più frequenti e devastanti per colpa del climate change. Complessivamente nel 2024, l’anno più caldo mai registrato, le perdite economiche sono ammontate a 368 miliardi di dollari, in calo del 7% rispetto ai 397 del 2023 ma in aumento del 14% rispetto alla media del XXI secolo. A conti fatti il 2024 si attesta come il nono anno consecutivo con perdite economiche superiori a 300 miliardi e il sesto più costoso mai registrato per quelle assicurate. Queste ultime hanno superato del 54% la media del secolo arrivando a coprire 145 miliardi. Anche se i danni assicurati hanno superato di gran lunga la media, il divario di protezione si è attestato al 60% (era del 68% nel 2023) rappresentando un freno finanziario significativo per comunità, imprese e governi. I dati sono contenuti nel report 2025 Climate and catastrophe insight di Aon, leader a livello globale nell’intermediazione assicurativa e riassicurativa e nella consulenza per la gestione dei rischi. Nel 2024 si sono verificati nel mondo almeno 54 eventi con perdite economiche superiori a un miliardo. L’aumento della popolazione e dell’esposizione ai rischi naturali nelle aree ad alto rischio continuano a influenzare la crescita delle perdite dovute alle catastrofi.
«Per il quinto anno consecutivo – sottolinea Pietro Toffanello, ad di Aon Reinsurance Italia - le perdite assicurate a livello globale hanno superato i 100 miliardi di dollari a livello mondiale, evidenziando ancora una volta come i rischi climatici, quali alluvioni, tempeste convettive, vento ed uragani, siano un pericolo concreto per le nostre comunità. Il contesto è ulteriormente esacerbato dall’impatto del cambiamento climatico, che aggiunge ulteriore incertezza al quadro generale». Le perdite non assicurate mettono a dura prova la capacità di ricostruire, recuperare e creare maggiore resilienza. Le economie globali – fa notare il report – possono ridurre i danni e le perdite di vite umane con una maggiore resilienza e misure di mitigazione in atto. Nel 2024 sono 18.100 le persone che hanno perso la vita a causa dei rischi naturali, soprattutto ondate di calore e inondazioni. Questo dato drammatico, è tuttavia inferiore alla media del XXI secolo pari a 72.400 e potrebbe essere attribuito al miglioramento dei sistemi di allerta, delle previsioni meteo e dalla pianificazione delle evacuazioni grazie a approfondimenti e analisi climatiche affidabili.
In Italia
«L’Italia – sottolinea Toffanello - è un Paese ad alto rischio climatico e soprattutto sismico. Nel 2024 si sono verificati alcuni eventi alluvionali, come quelli di settembre e ottobre in Emilia-Romagna, che hanno generato perdite economiche non trascurabili e avuto forti impatti sulla comunità, evidenziando ancora una volta un importante gap assicurativo rispetto al danno economico». Considerando i principali eventi naturali estremi, lo scorso anno le perdite economiche sono ammontate a circa un miliardo di euro, mentre quelle assicurate non hanno superato il mezzo miliardo. I danni economici hanno avuto un valore notevolmente al di sotto della media degli ultimi anni, in particolare il 2023, vero e proprio annus horribilis con circa 27 miliardi di perdite e circa 7 miliardi assicurati. In quell’anno l’alluvione che ha flagellato l’Emilia-Romagna a maggio è stato il sesto evento catastrofale globale per perdite economiche pari a 9,8 miliardi di dollari e perdite assicurate per 600 milioni.
Un altro aspetto da considerare è l’aumento della frequenza e della severità di questi eventi, sia per effetto del cambiamento climatico che per fattori legati all’aumento dell’esposizione ai rischi naturali nelle aree più urbanizzate e all’aumento del costo di costruzione medio. Il livello di protezione varia a seconda delle dimensioni delle imprese. L’Ania stima una penetrazione assicurativa media per sisma e alluvione del 6% per i rischi residenziali e le micro-imprese; intorno al 20% per le medie imprese e di circa il 60% per le grandi imprese. «L’elevato gap assicurativo - afferma Toffanello - evidenzia la necessità di interazione tra il settore pubblico e privato per aumentare la resilienza della nostra società. L’introduzione dell’obbligatorietà assicurativa per le Pmi va in questa direzione, spostando il peso del costo di ricostruzione dagli imprenditori al mercato assicurativo». Allo stesso modo l’iniziativa di Ania di formare un pool riassicurativo «consentirà alle compagnie assicurative di poter gestire una maggiore mole di rischio senza minacciare la stabilità del mercato, richiamando capacità addizionale sul mercato riassicurativo».


