Il dialogo dell’arte dalla storica Sharjah negli UAE alle più recenti in Arabia Saudita
Si moltiplicano gli appuntamenti con mostre curate che richiamano artisti internazionali e sviluppano l’arte dell’area
di Maria Adelaide Marchesoni
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Sharjah, terza città più grande degli Emirati Arabi Uniti, è un centro dedicato alla cultura il cui sviluppo è opera della famiglia Al Qasimi che nel corso degli anni ha proseguito nel sostegno del posizionamento dell'Emirato come rifugio per le arti, oltre a dare impulso e visibilità agli artisti arabi. Ma il punto di forza di questo asset culturale è stato l’aver istituito nel lontano 1993 la Biennale che nel 2023 ha compiuto 30 anni. La Biennale fa parte della Sharjah Art Foundation fondata nel 2009 e presieduta da Hoor Al Qasimi che in questi anni ha continuamente ampliato la portata della Fondazione per includere mostre internazionali itineranti; residenze per artisti e curatori nell'arte visiva, nel cinema e nella musica; commissioni e sovvenzioni per la produzione artistica di artisti emergenti.
La collezione
Sharjah Art Foundation possiede anche una collezione d’arte avviata con le acquisizioni e le numerose commissioni effettuate per le diverse edizioni della Biennale e, in questi anni, è cresciuta con l'obiettivo di rendere l’arte più fruibile al pubblico attraverso l'esposizione a rotazione di opere significative di arte moderna e contemporanea, sia a livello locale che internazionale. Le oltre 1.000 opere spaziano tra i movimenti artistici dagli anni Venti ai giorni nostri, in una gamma di culture e forme visive in continua espansione. Riflettendo la storia di Sharjah come importante via commerciale regionale. La collezione agisce come un nodo che collega le culture attraverso l'arte moderna e contemporanea e propone, inoltre, una riscrittura della storia dell'arte, contestualizzandola da una prospettiva Sud/Sud e Est/Est, e offrendo al contempo una visione alternativa che sposta l'asse di questa storia verso una prospettiva più inclusiva, intergenerazionale e transculturale.
Dopo l’edizione numero 15 del 2023 dal titolo «Thinking Historically in the Present» ideata dal compianto curatore Okwui Enwezor, curata da Hoor Al Qasimi, che ha presentato oltre 300 opere di oltre 150 artisti, di cui 70 hanno realizzato nuove opere che entreranno nella collezione, nel 2025 si terrà l’edizione numero 16 (SB16) curata da sei curatrici Alia Swastika (direttrice della Biennale Jogja Foundation, Yogyakarta), Amal Khalaf (direttrice, Cubitt, Londra, e Curator at Large, Public Practice, Serpentine Galleries, Londra), Megan Tamati-Quennell (curatrice di arte moderna e contemporanea Māori e indigena, Nuova Zelanda), Natasha Ginwala (direttore artistico di COLOMBOSCOPIO, curatrice e scrittrice, Colombo e Berlino) e Zeynep Öz (curatrice indipendente, Istanbul e New York). Tra i primi artisti invitati due italiane, Adelisa Husni-Bey e Rossella Biscotti.
La forza delle biennali
L’istituzione recente di biennali nelle aree periferiche dell’arte, oltre a rappresentare il collegamento con il mondo globale, hanno dato una spinta per promuovere la legittimazione e le credenziali culturali. Questa dinamica ha spinto anche paesi come l’Arabia Saudita ad istituire negli ultimi anni tre anni due nuove biennali, una dedicata all’arte contemporanea e l’altra all’arte islamica. La novità di questi appuntamenti nel Golfo è l'apertura allo sviluppo di modelli curatoriali profondamente collaborativi a livello internazionale.
Dal 20 febbraio al 24 maggio è in corso la seconda edizione della Diriyah Contemporary Art Biennale, con la direzione artistica di Ute Meta Bauer, dal titolo «After Rain». Per il regno saudita l'organizzazione di questo secondo appuntamento con l'arte contemporanea (la prima edizione della biennale si è svolta, nel 2022, nonostante le restrizioni Covid, con il titolo «Feeling the Stones», curata da Philip Tinari, direttore dell’UCCA Center for Contemporary Art in Beijing ) è un grande passo per aumentare il capitale culturale della nazione, sostenendo una traiettoria ancora più ampia di attrazione del turismo e affermando un nuovo status di soft power che spera di generare il 15% del Pil entro il 2030.
All’opening, oltre agli artisti, erano presenti numerosi curatori e direttori di musei internazionali e delle fiere d’arte contemporanea delle aree limitrofe ma anche studiosi, ricercatori tutti convinti che l’Arabia Saudita e, in particolare, Riyadh, giocherà nei prossimi anni un ruolo importante nel supportare lo sviluppo dell’arte e del suo mercato.
La mostra “esplora il ruolo dell'arte contemporanea in una società in rapida trasformazione” e il ruolo di una Biennale - spiega la curatrice Ute Meta Bauer - va oltre la presentazione dell'arte contemporanea, poiché si nutre e alimenta l'ecosistema culturale in cui è inserita; la Biennale riunisce artisti provenienti da diverse parti del mondo con artisti dell'Arabia Saudita e della regione. Presentate attraverso diversi linguaggi artistici, le opere sono focalizzate su questioni comuni riguardanti la terra, l'acqua, il cibo e le pratiche di guarigione>.





