Le banche centrali saranno in grado di fare quello che serve per l’economia?
Per i Paesi con debiti molto elevati (come l’Italia), i tassi di interesse negativi – insieme ai massicci acquisti di debito da parte delle banche centrali – potrebbero aver sostituito la ristrutturazione del debito, che almeno in linea di principio può portare a maggiori e più rapidi progressi nella riduzione dello stesso
di Carmen M. Reinhart
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Le economie avanzate registrano la più alta inflazione degli ultimi 40 anni, con un tasso medio di quasi il 9% nei 12 mesi fino a settembre 2022. Per le banche centrali e i mercati finanziari, l’aspettativa – o, più precisamente, la speranza – che il picco dell’inflazione fosse transitorio è stata ampiamente sostituita dalla presa di coscienza che la crescita dei prezzi è un problema persistente che richiede una stretta monetaria significativa e prolungata. Con l’eccezione della Banca del Giappone, adesso le principali banche centrali stanno alzando i tassi di interesse, cercando di stabilizzare o invertire la crescita dei bilanci.
Pochi potrebbero dubitare che, dopo 15 anni di tassi di interesse eccezionalmente bassi, questo cambiamento di politica sarà difficile, specialmente con l’economia globale che vacilla sull’orlo della recessione. Ma con il 2023 che dovrebbe portare maggiori rischi finanziari ed economici globali – per non parlare delle crescenti tensioni geopolitiche – questo diventerà quasi certamente ancora più complicato.
La prospettiva storica
Una prospettiva storica illumina alcune delle sfide che potrebbero emergere con l’inasprimento delle condizioni finanziarie internazionali. I tassi di interesse ufficiali reali (tassi di interesse nominali meno inflazione) nel centro finanziario mondiale, gli Stati Uniti, sono stati costantemente negativi dalla crisi finanziaria globale del 2008-2009.
I tassi di interesse reali sono rimasti negativi per periodi pluriennali in un centro finanziario globale solo quattro volte dalla metà del 1800 (almeno). I primi tre episodi si sono verificati durante le due guerre mondiali e all’indomani dello shock petrolifero dell’Opec del 1974-1980. In questi tre casi, l’inflazione media negli Stati Uniti variava dal 7% al 15% e il ripristino di tassi di interesse reali positivi faceva parte di uno sforzo per contrastare l’inflazione.
L’attuale periodo di prolungati tassi di interesse reali negativi è il più lungo dei quattro. Inoltre, i tassi reali in altre economie avanzate sono stati ancora più profondamente negativi. In gran parte dell’Europa e del Giappone, anche i tassi di interesse nominali erano negativi – una novità storica.








