Le alimentazioni alternative guidano le scelte delle aziende
Secondo l’Osservatorio Arval, l’obiettivo è arrivare entro pochi anni a una quota di veicoli elettrici in flotta pari al 24% con gli ibridi plug-in all’11%
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Adeguarsi alle politiche sui veicoli termici, introdurre vetture con alimentazioni alternative e mitigare l’aumento del Tco: sono queste le sfide più importanti che attendono le flotte aziendali nei prossimi anni, secondo quanto emerge dall’edizione 2026 del Barometro delle flotte aziendali e della mobilità, l’indagine annuale dell’Arval Mobility Observatory.
Su un totale di oltre 10mila interviste, 300 sono state realizzate a manager italiani. Una prima tendenza che emerge chiaramente è il fatto che i fleet manager non decidono più da soli, ma, vista l’importanza crescente della gestione della flotta all’interno delle strategie aziendali, sono sempre più spesso affiancati dai loro referenti diretti e in alcuni casi anche da figure apicali, come il Ceo.
Tornando alle priorità per la gestione della flotta, tra le voci citate in precedenza crescono molto rispetto agli anni precedenti le preoccupazioni per l’adeguamento alle politiche sui veicoli termici e la gestione delle alimentazioni alternative. Un focus particolare, visto che coinvolge tutte le problematiche individuate, merita la questione della decarbonizzazione delle flotte.
Si parte da una situazione che vede per i fleet manager italiani l’obiettivo di arrivare entro pochi anni a una penetrazione di veicoli elettrici in flotta pari al 24%, con gli ibridi plug-in all’11%, per un totale di veicoli con la spina di poco più di un terzo di tutti i veicoli in flotta. I restanti due terzi saranno veicoli temici e ibridi, rispettivamente al 42% e al 23%. I manager che hanno dichiarato di aver già introdotto veicoli con alimentazioni alternative in flotta sono il 63% del totale, mentre quelli che pensano di farlo nei prossimi anni sono il 21%, per un totale pari all’84% degli intervistati.
Focalizzandoci sui veicoli elettrici, coloro che hanno dichiarato di averli già inseriti in flotta sono il 18%, mentre quelli che pensano di farlo nei prossimi anni sono il 21%, per un totale pari al 39%. I vincoli per l’inserimento dei Bev in flotta sono legati anzitutto alla rete di ricarica (i punti di ricarica pubblici sono ritenuti insufficienti e quelli privati non sono ancora disponibili) e poi anche al prezzo di acquisto ancora molto alto, all’offerta limitata di modelli disponibili, alla loro affidabilità e al Tco, su cui ci sono ancora forti dubbi, in particolare nel confronto con quello delle auto termiche. Un fattore decisivo per accelerare questo processo, secondo gli intervistati, è l’elaborazione di una charging strategy che punti soprattutto su distributori aziendali e sulla rete di ricarica pubblica, molto più che sulla ricarica domestica.


