Tra emancipazione digitale e difesa dei diritti
di Paolo Benanti
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In Italia la transizione ecologica non è più soltanto un capitolo della sostenibilità: è diventata una strategia industriale. Le 3R - ridurre, riutilizzare, riciclare - oggi muovono investimenti, innovazione e nuovi modelli di business. La spinta arriva anche dal Clean Industrial Deal che punta a raddoppiare il tasso di circolarità entro il 2030, e il Circular Economy Act, che dovrebbe entrare in vigore nel 2026, con l’obiettivo di accelerare la transizione circolare, aumentando l’offerta e la domanda di materie prime seconde e incoraggiando l’industria europea a sviluppare la circolarità.
Nonostante la recente crisi dell’industria del riciclo della plastica, secondo il Rapporto 2025 sull’economia circolare in Italia del Circular Economy Network, il nostro Paese mantiene una posizione di vertice in Europa: secondo per indice di circolarità (65,2 punti), dietro soltanto ai Paesi Bassi (70,6). Una leadership costruita sul miglioramento dell’efficienza: nel 2023 in Italia per ogni kg di risorse consumate sono stati generati 4,3 euro di Pil, un dato maggiore della media Ue di 2,7 euro per kg. Con un tasso di utilizzo circolare delle materie prime del 20,8%, quasi il doppio della media europea, il sistema produttivo italiano dimostra che ridurre l’uso di risorse non è un freno, ma un moltiplicatore di valore.
La sfida non è più soltanto a valle, nei comportamenti dei consumatori, ma a monte, nelle catene di fornitura e nei modelli B2B. Anche i numeri confermano che conviene: come spiega il Rapporto, nello scenario di “maggiore circolarità”, al 2030 il nostro Paese potrebbe tagliare 17 milioni di tonnellate di rifiuti e raggiungere un tasso di riciclo dell’89,8%, con un risparmio stimato di 82,5 miliardi di euro. Un potenziale che vale come nuova politica industriale: meno dipendenza, più innovazione e filiere più resilienti. La crescita di molte imprese italiane ne è la prova. Lo conferma la presenza numerosa nella classifica Leader della Crescita di Sole 24 Ore-Statista, di aziende che hanno fatto della circolarità il loro core business. Realtà come Signor Bio (si veda l’articolo a fianco), dimostrano come l’approccio circolare sia in grado di generare margini, non solo benefici ambientali. Tanti altri gli esempi di aziende che mettono in pratica la circolarità non come traguardo finale, ma come parte del proprio modello produttivo. Fra queste c’è per esempio Innovando, che progetta impianti e soluzioni digitali per la gestione dei rifiuti industriali e che ha registrato una crescita del 50,6% tra il 2021 e il 2024. Oppure Rifò, che rigenera fibre tessili per produrre nuovi capi o GreenFeedCycles che applica la logica delle 3R all’agroalimentare, convertendo sottoprodotti agricoli in mangimi sostenibili. A queste si aggiunge Vanbat, che ricicla batterie al piombo esauste e che in tre anni ha registrato un incremento della crescita dei ricavi di oltre il 137 per cento.
Storie di imprese che mostrano come la circolarità sia già in sé una filiera economica: produce valore, occupazione e innovazione. Perché oggi chi riduce sprechi, riusa e ricicla risorse, non solo salva l’ambiente: fa crescere l’economia.