Lavoro: Istat, tra laureati percentuali più elevate di smart workers
Secondo quanto emergere dall'analisi statistiche sul tema, a un alto titolo di studio corrisponde un maggiore utilizzo dello smart working
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Il lavoro da remoto è direttamente proporzionale al grado di istruzione. Secondo quanto fa emergere l'Istat nelle sue statistiche sul tema, a un alto titolo di studio corrisponde un maggiore utilizzo dello smart working: un livello di istruzione più elevato è infatti maggiormente presente tra attività lavorative basate su obiettivi e associate ad una maggiore alfabetizzazione digitale e autonomia organizzativa. A fronte di una media del 13,8%, la quota di occupati con un titolo di studio elevato che hanno lavorato da remoto almeno qualche giorno nelle quattro settimane precedenti la data di riferimento del Censimento del 2023 è del 29%.
Chi ha la licenza media
Tra chi ha conseguito al massimo la licenza di scuola media solo il 3,3% ha sperimentato una qualche forma di lavoro flessibile, percentuale che sale al 10,9% per gli occupati con un diploma di scuola secondaria di secondo grado. In Lombardia e nel Lazio i laureati che lavorano a distanza sfiorano la soglia del 40% (39,4% e 38,4% rispettivamente), mentre in Sicilia (18,4%), Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste (19,0%) e Calabria (19,4%) gli smart workers si attestano al di sotto del 20%. Nella città metropolitana di Milano più della metà degli occupati con un titolo terziario di primo o secondo livello svolge parte della propria attività al di fuori della sede di lavoro, il 42% nella città metropolitana di Roma.
16 province al di sopra del dato nazionale
In generale sono 16 le province in cui la percentuale di occupati da remoto con alto grado di istruzione si colloca al di sopra del dato nazionale (29,0%). Le restanti 91 hanno incidenze sotto la media, con i valori più bassi rilevati nelle province di Enna (10,8%) e Foggia (15,2%). Nei 27 Comuni con una densità demografica pari o superiore ai 150mila abitanti, la percentuale di smart workers laureati è del 38,8% (Figura 10); nel resto dei Comuni italiani non si va oltre il 24,8%.
Le grandi realtà urbane sono un traino
Le grandi realtà urbane, pertanto, rappresentano un traino per il lavoro a distanza con Milano e Roma ancora in testa alla classifica: su 100 occupati con alto grado di istruzione, nel capoluogo lombardo 56 lavorano da remoto, 45 nella capitale e 41 a Bologna e Torino. Di contro, nelle province di Messina e Catania meno di un occupato laureato su cinque opta per il lavoro agile (16,7% e 17,7% rispettivamente).
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