Lavoro in carcere: occhiali, chitarre e gastronomia
Nelle carceri venete si lavora in una molteplicità di settori
4' di lettura
4' di lettura
Dalla gastronomia e pasticceria all’assemblaggio nell’ambito di occhialeria, minuterie metalliche e plastiche, carta, componenti meccaniche ed elettriche, imballaggi; legatoria e cartotecnica artigianali; dalle cuciture e assemblaggio componenti di valigie al contact center per prenotazioni di attività sanitaria; dall’assemblaggio, verniciatura e regolazione di chitarre e bassi elettrici alle fattorie sociali. È una molteplicità di settori quella che ha trovato posto nelle carceri.
«Attività di lavoro stanno nascendo in Italia un po’ ovunque: il modello Veneto resta un esempio per intensità e qualità». Angela Venezia è direttrice dell’Ufficio III - Detenuti e trattamento del Provveditorato regionale Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. «La collaborazione con il territorio e le sue imprese è davvero significativa: in realtà come Belluno si arriva al 60-70% di detenuti che lavorano grazie alle commesse di aziende come Fedon. La motivazione di chi vive in regime di reclusione è altissima, perché il lavoro, al di là dello stipendio rende piene di senso le giornate e può dare una prospettiva per il futuro. Per le imprese, poi, sono previsti incentivi che rappresentano una compensazione dei problemi che possono esserci: un detenuto, ad esempio, può avere udienze, o sedute con lo psicologo, colloqui con i familiari e altri impegni che in alcune occasioni rappresentano altrettante assenze, di qui la volontà del legislatore di tenerne conto abbassando il costo del lavoro».
Come funziona
Il quadro normativo si fonda sulla legge 22 giugno 2000, n. 193, meglio nota come “legge Smuraglia”, e la legge 381/91 sulle cooperative sociali: sono previste varie misure con le quali si intende favorire l’attività lavorativa dei detenuti, con la possibilità di applicare sgravi fiscali e contributivi per quei soggetti pubblici o privati (imprese o cooperative sociali) che assumono lavoratori detenuti in esecuzione di pena. I datori di lavoro destinatari dell’agevolazione contributiva e dei benefici fiscali sono cooperative sociali, aziende pubbliche e aziende private. Le formule sono diverse e includono contratti di lavoro subordinato a tempo pieno, parziale, determinato superiore a 30 giorni, indeterminato o a domicilio.
Al rapporto di lavoro con la persona detenuta si applica la normativa vigente prevista per le persone libere: l’impresa garantisce il rispetto della normativa assistenziale, assicurativa e previdenziale; svolge ove occorra attività di formazione per i detenuti impiegati e versa la retribuzione loro spettante direttamente alla Direzione dell’Istituto Penitenziario. Il trattamento retributivo da riconoscersi non deve essere inferiore a quanto stabilito dai contratti collettivi di lavoro. Per le aziende che assumono persone in esecuzione penale interna sono previsti sgravi contributivi, con una agevolazione costituita da una riduzione delle aliquote contributive dovute dai datori di lavoro.
E poi ci sono i benefici fiscali: alle imprese e cooperative sociali che assumono detenuti o internati presso Istituti di pena, ovvero ammessi al lavoro all’esterno, è concesso un credito mensile di imposta pari 520 euro per ogni lavoratore, da riproporzionare in base alle ore lavorate. Il credito di imposta dei 520 euro e lo sgravio fiscale del 95% spettano con differenti quote anche per i mesi successivi alla cessazione dello stato detentivo.

