«Lasciare indietro le persone con disabilità? Un costo per la società»
Sara Minkara, special advisor diritti per le persone con disabilità del governo statunitense, ha partecipato ai lavori del G7 Inclusione e disabilità
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al mondo solo tre persone con disabilità su dieci sono occupate, secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro. In media lavorano 20 ore la settimana o meno ed, essendo spesso lavoratori autonomi, sono maggiormente esposti ai rischi dell’occupazione informale. Inoltre, tra loro e gli occupati senza disabilità, persiste un gap nella retribuzione oraria del 12% e livelli di disoccupazione più alti anche a parità di età e studi. Se negli ultimi decenni, un numero crescente di Paesi hanno adottato legislazioni che promuovono i diritti delle persone con disabilità, le iniziative nazionali e internazionali faticano a produrre ovunque i risultati attesi, nonostante i benefici dimostrati di una migliore inclusione.
La valenza politica
Sara Minkara, special advisor sui diritti per le persone con disabilità del governo statunitense, in Italia per il primo G7 Inclusione e disabilità in corso a Solfagnano, ha una visione molto chiara in merito: «Dobbiamo elevare la disabilità attraverso una lente politica non solo perché è una questione di diritti umani, ma anche perché è un valore di cui tutti possono beneficiare. Non includerci è un costo per la società intera».
Significa, da una parte, lasciare indietro un miliardo e 300 mila persone (a tanto ammonterebbe il numero di quanti dichiarano una disabilità al mondo) e dall’altra, una perdita consistente per l’economia globale. In parte evitabile proprio grazie alla capillarità e all’impatto della tecnologia sulla vita di tutti i giorni.
L’occasione dell’innovazione
«Quando non rendiamo la tecnologia e l’intelligenza artificiale accessibile, lasciamo molti indietro. Senza contare che, poi, il mondo non attinge al nostro reddito disponibile: parliamo di duemila miliardi di dollari che diventano 13mila miliardi se includiamo quello delle nostre famiglie. Si perde un mercato se restiamo esclusi dalle discussioni sull’IA, sull’economia digitale, sulla tecnologia». Anche perché, continua la special advisor, «quando la tecnologia si innova ne beneficiamo tutti. Pensiamo ai sottotitoli automatici introdotti per supportare i dipendenti sordi durante il Covid oppure agli assistenti virtuali. Oggi sono diventati servizi di cui tutti fanno uso».
Viviamo una rivoluzione tecnologica capace di creare un grande progresso anche a livello sociale oltre che economico, ma questa evoluzione richiede anche grandi adattamenti: basti pensare a come stanno evolvendo le diverse professioni.


