Largo agli export manager, chiave per il rilancio delle Pmi del Made in Italy nel mondo
Secondo il Patto per l'’xport è indispensabile per sostenere l'accesso ai mercati esteri – Forte richiesta nei settori food e moda – Le agevolazioni in campo
di Chiara Bussi
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«Il regista delle esportazioni di un’impresa». Così Laura Giorgetti, direttore commerciale di Zini Alimentare Spa, definisce la figura dell’export manager. Un ruolo che conosce bene perché lei stessa l’ha esercitato quando è approdata nell'azienda di Cesano Boscone sei anni fa. Se le esportazioni saranno il volano per il rilancio del Made in Italy dopo gli scossoni della pandemia sarà questa la figura chiave, portata alla ribalta anche dal Patto per l'export lanciato dal Governo lo scorso giugno che definisce l’export manager «indispensabile per sostenere l’accesso delle imprese ai mercati esteri» .
Zini Alimentare ne ha tre per ciascuna area di riferimento: i Paesi francofoni, gli Usa e l’Asia. «L'export manager – spiega Giorgetti - è il responsabile del fatturato della propria area, monitora la clientela, verifica gli ordini, promuove le attività legate alla vendita e accompagna gli agenti dall'utente finale un paio di volte all'anno. Certo – prosegue – con l’esplosione della pandemia tutto è diventato più difficile, i meeting annuali con i clienti esteri avvengono da remoto e anche gli export manager hanno dovuto attrezzarsi di fronte alle nuove esigenze».
Un ruolo che evolve alla luce dello sviluppo del digitale, che proprio durante la fase di emergenza ha ricevuto una spinta significativa. «Le imprese più oculate - Marina Puricelli, docente senior presso Sda Bocconi – hanno utilizzato il periodo del lockdown per ripensare la propria strategia commerciale, a partire proprio dagli export manager che hanno affinato le tecniche, anche sul fronte della comunicazione e sul geomarketing per esplorare possibili nuove aree di approdo».
La richiesta del mercato
Sul fronte delle ricerche di personale – spiegano dalla società di recruiting PageGroup – nel secondo trimestre di quest'anno la richiesta di export manager ha subito una contrazione a causa dell’emergenza Covid. Ma già nel terzo trimestre si nota un’inversione di tendenza con la necessità di rafforzare i dipartimenti export per affrontare la nuova fase di mercato, investendo in particolare nello sviluppo dell'area europea e del far East. «La richiesta di questi professionisti – dice Fabrizio Travaglini, Senior Executive Director, PageGroup – rimane alta. Nel triennio 2018-2020 abbiamo visto un sostanziale equilibrio tra la richiesta di commerciali sul mercato italiano e quelli sul mercato estero. Per i prossimi 2-3 anni ci aspettiamo invece una maggiore domanda di export manager, figure che sono naturalmente più richieste nei momenti di contrazione del mercato domestico. La domanda sarà particolarmente forte nei settori Food, Moda e Manufatturiero che rimangono trainanti per l’export italiano».



