Marketing

Lagarde, lo youtuber e le 10 regole d’oro per investire nella creator economy

Se la Bce chiede a uno youtuber italiano di essere intervistata significa che c’è una rivoluzione nei media: ecco come i brand devono adeguarsi

di Enrico Marro

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Quando ha letto la mail Marcello Ascani, storico youtuber italiano da oltre un milione di follower, ha avuto un colpo al cuore: Christine Lagarde in persona chiedeva a lui, umile youtuber italiano, di essere intervistata.

La presidente della Banca centrale europea. Per la prima volta in Europa, probabilmente. Ma non era uno scherzo.

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«Se la Bce ti chiama per un’intervista, capisci che qualcosa è cambiato per sempre – racconta Marcello al Sole 24 Ore - . Lagarde non aveva bisogno di visibilità, aveva bisogno di credibilità con i giovani. E per ottenerla, ha scelto YouTube».

«È la prova che i creator sono diventati un’infrastruttura, il mainstream, altro che tattica alternativa. Ponti autentici tra brand, istituzioni e le audience che contano davvero», spiega lo youtuber che ha co-fondato una delle più importanti agenzie verticali di influencer marketing in Italia (Flatmates).

I NUMERI DEI CREATOR IN EUROPA

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Perché stupirsi? Goldman Sachs stima che a livello planetario entro il 2027 la creator economy raggiungerà un giro d’affari da 480 miliardi di dollari, in crescita di quasi il 50% rispetto al 2023.

Cifra ben più alta dell’intera industria del broadcasting (tv, radio, streaming, cinema e così via), stimata a 415 miliardi nel 2029.

I numeri dei creator italiani

In Italia la creator economy vale oltre 4 miliardi di euro, con 18mila creator attivi e oltre 51mila posti di lavoro generati (fonte: Rapporto I-Com 2024 per AICDC “Creator Economy in Italia”).

Stiamo parlando di un settore che supera l’intera editoria libraria italiana, che vale 1,44 miliardi di euro, la musica discografica con i suoi 422 milioni e persino il cinema al botteghino con 573 milioni.

Secondo il rapporto I-Com 2024, la media dei ricavi annui dei creator italiani su tutte le piattaforme ammonta a circa 84mila euro: due volte e mezzo il reddito medio nazionale.

«Sono numeri che raccontano una trasformazione radicale del panorama culturale ed economico italiano», sottolinea Alessandro Mininno, Head of Expansion di Flatmates.

I RICAVI COMPLESSIVI DEI CREATOR ITALIANI

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Il paradosso del marketing contemporaneo è che, mentre le aziende spendono miliardi in comunicazione, il 57% dei giovani preferisce fidarsi di uno youtuber piuttosto che di uno spot televisivo (fonte: ricerca di Activate Consulting).

Non si tratta di un capriccio generazionale ma di un cambio di paradigma, dove l’autenticità ha sostituito l’autorità e la conversazione ha rimpiazzato il broadcasting unidirezionale dei media tradizionali.

Dal controllo alla collaborazione

«I brand che prosperano in questo nuovo paradigma sono quelli che abbandonano la mentalità del controllo per abbracciare la logica della collaborazione, che investono in relazioni autentiche invece che in impressions vuote, che comprendono che ogni brand, in fondo, deve imparare a pensare e agire come un creator», spiega Michele Pagani, co-founder e ceo di Flatmates.

Michele Pagani e Marcello Ascani, co-fondatori di Flatmates.

«E quando i creator stessi costruiscono l’infrastruttura per la collaborazione con i brand, il risultato è un modello più efficace, più sostenibile, più autentico».

I dieci consigli d’oro ai brand

Ecco allora alcuni consigli d’autore (dal team di Flatmates, che al tema ha dedicato anche un bel libro appena uscito dal titolo “Ogni brand è un creator”) per le aziende che vogliono investire sulla creator economy.

1. Abbandonate la logica del «gifting» e abbracciate l’investimento strategico 

Il gifting – quella pratica primitiva di inviare prodotti gratuiti sperando in una menzione – è morto. I creator professionisti non sono più blogger entusiasti che si accontentano di un pacco regalo.

Sono imprenditori digitali con business model strutturati, audience fedeli e aspettative professionali.

Investire nella creator economy significa allocare budget reali, con strategie a lungo termine.

Non si tratta di “provare” l’influencer marketing con gli avanzi del budget, ma di ripensare l’intero marketing mix partendo dal presupposto che i creator sono media owner a tutti gli effetti.

2. Privilegiate la risonanza culturale rispetto alla reach numerica

Un creator con 50mila follower fedeli in una nicchia specifica vale più di una celebrity con due milioni di follower passivi.

La tentazione del grande numero è comprensibile ma fuorviante. Quello che conta è la densità della connessione: quanto profondamente quel creator risuona con la sua community? Con quale frequenza i suoi contenuti generano conversazioni genuine?

La risonanza culturale si misura in commenti, non in like; in conversioni, non in impressions.

3. Co-create, non dettate: il brief è morto, viva la collaborazione

Il modello tradizionale del brief dettagliato che il creator deve eseguire è obsoleto. I creator di successo sono autori, non attori. Conoscono il loro pubblico meglio di qualsiasi brand manager.

Il processo deve essere collaborativo: presentate gli obiettivi strategici e i valori del brand, poi lasciate che il creator interpreti e traduca nel suo linguaggio nativo.

Il modello tradizionale del brief dettagliato che il creator deve eseguire è obsoleto: i creator di successo sono autori, non attori. E conoscono il loro pubblico meglio di qualsiasi brand manager.

La magia accade quando brand identity e creator voice si fondono organicamente, non quando la seconda viene forzata nella prima.

4. Pensate in ecosistemi, non in campagne

Una campagna di tre settimane con cinque creator è tattica. Un ecosistema di relazioni continuative con creator strategicamente selezionati è strategia.

L’influencer marketing efficace non è episodico ma sistemico. Costruite elenchi di talent che diventino ambasciatori autentici nel tempo, non portavoce temporanei.

La fiducia – l’asset più prezioso nella creator economy – si costruisce attraverso la consistenza e la continuità, non con apparizioni spot.

5. Diversificate le piattaforme come un portfolio di investimenti

YouTube per la profondità narrativa, TikTok per la viralità algoritmica, Instagram per l’estetica aspirazionale, Twitch per l’engagement in tempo reale, i podcast per l’intimità conversazionale.

Ogni piattaforma ha la sua grammatica, il suo ritmo, la sua audience.

Non replicate lo stesso contenuto ovunque: orchestrate una presenza multicanale dove ogni piattaforma contribuisce con il suo valore specifico alla strategia complessiva.

6. Misurate il «non misurabile»: dal Roi al Roe (Return on Engagement)

Le metriche tradizionali sono necessarie ma insufficienti. Oltre al Cpm (cost per mille) e al conversion rate, sviluppate Kpi (key performance indicator) che catturino il valore qualitativo: sentiment analysis sofisticate, share of voice nelle conversazioni organiche, brand lift studies specifici per creator.

Il vero Roi (ritorno dell’investimento) nell’influencer marketing spesso si manifesta in asset intangibili – affinità di brand, considerazione spontanea, advocacy organica – che richiedono metriche più sofisticate per essere catturati.

7. Investite nella «creator literacy» interna

Il più grande ostacolo al successo nell’influencer marketing non è esterno ma interno: team marketing che non comprendono le dinamiche della creator economy.

Formate i vostri team non solo sulle piattaforme e i tool, ma sulla cultura e l’etica del mondo creator.

Un brand manager che non ha mai visto un video completo su YouTube o non capisce perché BeReal sia diverso da Instagram non può gestire efficacemente relazioni con i creator.

8. Anticipate e navigate la complessità normativa

La regolamentazione dell’influencer marketing sta evolvendo rapidamente.

Trasparenza nelle partnership commerciali, disclosure degli accordi, protezione dei minori, proprietà intellettuale dei contenuti: ogni aspetto richiede attenzione legale preventiva.

Non aspettate la prima sanzione dell’Agcom per strutturare processi legalmente corretti. La professionalizzazione del settore passa anche attraverso il rispetto rigoroso del framework normativo.

9. Create valore condiviso, non estrazione unilaterale

I creator di successo non cercano solo compensi economici ma opportunità di crescita.

Offrite accesso a dati e insight di mercato, opportunità di co-creazione prodotto, visibilità su canali proprietari del brand, formazione professionale.

I creator di successo non cercano solo compensi economici ma opportunità di crescita: per esempio opportunità di co-creazione prodotto, visibilità su canali proprietari del brand, formazione professionale.

Quando il creator cresce, aumenta anche il valore che può generare per il brand. È un circolo virtuoso che trasforma fornitori in partner strategici.

10. Siate pronti a diventare voi stessi creator

Il futuro non è solo lavorare con i creator ma diventare creator.

I brand più innovativi stanno costruendo le proprie media company interne, producendo contenuti nativi per le piattaforme social con la stessa abilità dei creator professionisti.

Non si tratta di sostituire gli influencer ma di parlare la loro lingua, abitare il loro ecosistema, contribuire alla conversazione. Invece che limitarsi a sponsorizzarla.

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