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La vita di Londra da una libreria italiana

di Nicol Degli Innocenti

4' di lettura

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Due grandi, duraturi amori hanno ispirato questo libro scritto a quattro mani da Ornella Tarantola e Paola De Carolis: l’attaccamento a Londra, città adottiva per entrambe, e la passione di una vita per la lettura. Il libro è nato anche da un grande dolore per la chiusura dell’Italian Bookshop, la libreria italiana nella capitale britannica che è stata per trent’anni non solo il lavoro ma la vita e la missione di Ornella e un punto di riferimento prezioso per i tanti italiani residenti a Londra.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

“La chiusura dell’Italian Bookshop è stata un trauma per tutti noi che lo abbiamo amato e che tra i suoi scaffali abbiamo conosciuto meglio la letteratura italiana e i suoi protagonisti – spiega la De Carolis, giornalista del Corriere della Sera che ha scritto il libro con Tarantola -. Da Ornella passavano tutti. Se il libro può essere un antidoto, questa guida molto personale di una città che ha significato tanto per entrambe è anche un modo per sanare una ferita.”

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Dopo un’infanzia trascorsa in gran parte nella libreria dei nonni a Brescia, Ornella era partita per Londra perchè aveva sentito parlare dell’apertura di una libreria italiana. Era stato amore a prima vista, per la città e per quel negozietto a Cecil Court, una vietta pedonale tra Charing Cross Road e Saint Martin’s Lane, nel cuore della città.

L’Italian Bookshop, gestito con amore e grandissima competenza da Ornella e da uno stuolo di volenterose assistenti, è stato per anni molto più di un negozio: un simbolo per la comunità, un’oasi amica, un pezzetto di patria, un rifugio per gli espatriati nostalgici, un piccolo palcoscenico per scrittori italiani emergenti e affermati.

Ha anche contribuito a diffondere la letteratura italiana nel mondo inglese: “C’era chi veniva perché voleva imparare la lingua. C’era chi voleva leggere in originale i nostri scrittori, non importava quanta fatica costasse. C’era chi voleva capire l’Italia attraverso i nostri scrittori, forse la maniera più onesta di comprendere un Paese. Questo era il Bookshop. Per dirlo alla Guareschi, un mondo piccolo, magari scalcagnato, sicuramente non ordinatissimo, ma allegro, con pesci rossi e fiori freschi.” Fiori sempre perchè “fiori e libri sono le grandi gioie della vita.”

Il libro spazia ben oltre il Bookshop, offrendo una personalissima guida ai luoghi più incantati di Londra e dintorni, sempre con un piglio letterario. Dall’abitazione di Charles Dickens, “una casa ricca ma non felice” al Freud Museum, “un luogo che da’ il senso della sacralità”, dalla casa di John Keats “dove rinfrescarsi l’anima” a Monk’s House dove Virginia Woolf visse e morì. Quando Ornella passeggia per le strade londinesi, segue le orme della signora Dalloway.

La guida letteraria prosegue per strade e piazze, per parchi e giardini, per sale da concerto e localini jazz, per musei e mercatini. Non possono mancare le librerie preferite di Londra, da Daunt Books a Marylebone a Waterstones Piccadilly con i suoi tredici chilometri di scaffali, da Word on the Water a King’s Cross a Foyles a Charing Cross Road che ha una sezione dedicata alla letteratura italiana. In passato Miss Foyle, figlia del fondatore, aveva scritto a Hitler offrendogli di acquistare ‘a buon prezzo’ tutti i libri che lui intendeva bruciare. Pare che il Fuhrer le avesse risposto con un no cortese. L’invito di Ornella ai lettori è chiaro: “Sostenete sempre, se potete, le librerie indipendenti.”

L’Italian Bookshop, costretto a lasciare Cecil Court dall’impennata dell’affitto, si era trasferito poi a Soho e infine a Gloucester Road prima della chiusura forzata dall’impatto congiunto della pandemia, della concorrenza online e soprattutto della Brexit che ha fatto fuggire tanti italiani da Londra. “Con la Brexit, il Covid e il signor Amazon, è arrivata la nostra mezzanotte -, si legge -. Nel giugno 2023, in una tristissima giornata di sole accecante, ho chiuso la porta per l’ultima volta e riconsegnato le chiavi.”

Ornella era quasi rassegnata a dedicarsi a una delle sue occupazioni preferite: “guardare la vita”. Il destino aveva altro in mente. Il libro ha un lieto fine: dopo la chiusura della libreria, Katia Pizzi, allora direttrice dell’Istituto italiano di cultura a Londra, ha offerto a Ornella “la salvezza”: una collaborazione per una serie di incontri tra scrittori e lettori. Tantissimi personaggi hanno raccolto l’invito, come Benedetta Tobagi per parlare di femmismo, Grazia Verasani di thriller, Daria Bignardi di carceri e solitudine e Grazia Verasani di vampiri e notti stregate.

“Le grandi chiacchierate sono sempre state il mio forte”, dice Ornella, e gli incontri continuano con grande successo anche con l’attuale direttore, Francesco Bongarrà, “che ha dato evidenza a come la letteratura italiana venga tradotta in inglese, con attenzione finalmente anche a testi nuovissimi, oltre che ai classici. L’Istituto non è un luogo istituzionale e polveroso: è dinamico, allegro, interessante.”

Nonostante queste belle iniziative, la fine dell’Italian Bookshop resta una lacuna permanente nella vita dei tantissimi italiani residenti a Londra e una ferita ancora aperta per Ornella. “Devo ammettere che le librerie degli altri mi fanno provare da una parte una contentezza infinita, dall’altra tanta tristezza – scrive -. Loro ce l’hanno fatta, io no. Nel mio cuore, sarò sempre libraia.”

Ornella Tarantola e Paola De Carolis, Una libraia a Londra, Cairo, pagg. 223 , €17,50

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