La via del successo: «Se vuoi vedere il cambiamento, comincia da te»
Dallo storico vestito in carne per Lady Gaga al trucco genderless per Gen Zeta e Alfa. Fra Giappone e Italia, audacia creativa sfrenata e senso del business, Nicola Formichetti spiega il segreto per raggiungere gli obiettivi.
di Laura Belli
5' di lettura
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Prima di iniziare a leggere, preparate questa playlist e alzate il volume. «Super Graphic, Ultra Modern Girl di Chappell Roan, una delle artiste pop più talentuose di questa generazione. Alternatela con Rachmaninoff, Chopin, Bach, Beethoven». La colonna sonora dell’incontro con Nicola Formichetti rispecchia la sua natura eclettica, incurante dei confini, che negli anni gli ha consentito d’intrecciare maison di moda come Mugler, Diesel, Uniqlo, collaborazioni con brand e settori diversi (Dom Pérignon, Barneys, Nike) e personaggi (Nicole Kidman, JLo, Gwen Stefani e Lady Gaga). Da maggio dello scorso anno ha assunto l’incarico di global creative director di M·A·C Cosmetics, con una responsabilità estesa allo sviluppo di prodotti, collaborazioni e iniziative per i consumatori in tutto il mondo. Arte, cinema, musica, digitale e bellezza: i suoi punti di riferimento ispirazionali sono molteplici. «Amo tutte le espressioni della creatività, e non di meno il teatro, la storia, il pop. Tengo la mente aperta e non mi precludo nulla. Mi interessa tutto, ma ciò che fa la differenza è come mi lascio ispirare: per me è importante ritagliarmi uno spazio, liberare la mente e lasciare che le idee arrivino. Magari mentre mi alleno, disegno, suono il piano, cammino ascoltando della musica. O quando gioco ai videogame e, credetemi, per me sono passione pura, in particolare quelli old school come Dragon Quest. È divertente, rilassante, coinvolgente: non a caso i miei tatuaggi sono ispirati ai personaggi dei videogiochi. Le visioni migliori nascono così, da sé, quando sono con la testa altrove e non le sto cercando».
Dalla moda al beauty il salto è insieme breve, ma abissale. Proviamo a fare il gioco delle affinità e delle differenze. «Ultimamente, mi sono ritrovato spesso a pensarci. Sono indubbiamente universi interconnessi, ma cambia il vissuto, la percezione che se ne ha: la moda è ciò che mostri al mondo, è apparire, mentre il make-up, la skincare sono esperienze più personali. Si tratta di un gesto intimo e quotidiano, che dà spazio alla cura e alla trasformazione. Ciò che le accomuna è il fatto di essere un mezzo di espressione della propria personalità e di far sentire meglio nella propria pelle». Nella sensibilità femminile sono due dimensioni compresenti e altrettanto importanti, mentre intercettare il mercato maschile è forse più difficile per il settore cosmetico rispetto al fashion. «Non lo è, anzi stiamo assistendo a un vero e proprio boom: gli uomini hanno preso una grande confidenza con il mondo beauty, curano il proprio aspetto, la pelle e usano prodotti make-up». Il brand che oggi Nicola Formichetti guida ha sempre usato un claim trasversale: All Ages. All Races. All Genders. «Penso che sia una frase memorabile e perfetta, non ha bisogno d’altro. Se proprio dovessi attualizzarla ulteriormente, aggiungerei All Voices. All Stories: qualsiasi cosa tu voglia dire, noi ti diamo voce, siamo qui per te». Questa idea corale, di compartecipazione e responsabilità, è un filo rosso che si estende ben oltre gli aspetti della vita professionale. Formichetti ama ripetere che «la migliore cosa che ciascuno di noi può fare, è dare il suo meglio. Perché questo finirà per coinvolgere e convincere anche gli altri. Essere più compassionevoli, ascoltare e supportare, fare del bene, donare, partecipare attivamente alla vita della comunità può avere un impatto positivo su tutti e ispirarli. Sono convinto che tutto parte da sé: il primo passo è cominciare a essere più coscienti ed è la chiave per accendere il motore del cambiamento». Le sue radici, per metà italiane e per metà giapponesi, giocano una parte in questa visione sistemica e interconnessa del mondo. «Sento molta affinità con il Giappone: sono cresciuto a Tokyo e la sensibilità per quell’estetica del bello è parte del mio Dna. La gentilezza delle forme, la pulizia e il rigore delle geometrie, la maestria artigianale, la capacità di cogliere la bellezza anche nelle imperfezioni come insegna la filosofia wabi-sabi: questi aspetti della tradizione mi appartengono. Così come mi affascina, in netto contrasto, la cultura di strada, gli anime, i manga, l’eccentricità della moda giovanile nel quartiere di Harajuku».
Inevitabile che il discorso si allarghi alla sostenibilità: c’è un semplice gesto, un’abitudine che Formichetti ha adottato pensando alla salvaguardia del Pianeta? «Fare qualcosa, anche di veramente piccolo, ma tutti i santi giorni e con convinzione, è ciò che cambia, in primo luogo, la tua mentalità e poi può ispirare chi ti circonda. Rispettare l’ambiente, evitare gli sprechi, riciclare sono nella mia routine».
Vulcanico, abituato alla provocazione, animato da un’energia audace, c’è chi lo ricorda per aver ideato l’abito di carne indossato da Lady Gaga agli MTV Video Music Awards del 2010, chi associa Formichetti alle campagne disruptive di Diesel, chi alla firma genderless NicoPanda. «In realtà, per quanto mi dipingano come una persona sopra le righe, non mi sembra di aver mai fatto niente di così stravagante o pazzesco. Mi piacerebbe fare qualcosa di più eccentrico. Magari lo farò con M·A·C…». E questa è la sua nuova sfida.
«Sono sempre stato legato al marchio, ben prima di assumere questo ruolo: ha fatto la storia con il suo approccio di inclusività e la capacità di trasmetterla anche attraverso le campagne. Ho iniziato a lavorarci come giovane stylist e, poi, con Lady Gaga per il progetto di brand activism Viva Glam: per me è stato bellissimo, un’evoluzione naturale perché, di base, c’è la condivisione di una visione. Ora punto a onorare l’eredità del marchio, ma voglio anche attualizzarla allineandola al contesto odierno, per creare un ponte verso il presente, proiettato al futuro, pensando alle generazioni a venire. Voglio innovare non solo in termini di prodotti, ma anche di esperienze». Si riferisce anche alle attività in store? «Sì, sono già al lavoro e presto diventerà una realtà. Quando M·A·C ha aperto, di fatto era un community hub, uno spazio di ritrovo e di eventi per make-up artist. Nel tempo si è esteso a livello globale, anzi dovrei dire si è ingigantito, perdendo forse un po’ dello spirito di partenza del progetto. Quello che intendo fare è riportarlo in vita: oggi che l’acquisto online è sempre più diffuso, è importante che lo store arricchisca l’offerta con esperienze, incontri, possibilità di imparare, di vivere la sensorialità dei prodotti in prima persona». Formichetti ha fama di super creativo, ma con una forte anima business. «È un’attitudine tipicamente giapponese. Per me creatività e business camminano fianco a fianco. Credo che per dare vita a un buon prodotto, capace di arrivare lontano e connettere sempre più persone, i due aspetti debbano coesistere».








