La versione green di Roy Roger’s che cresce con Amish e il beauty
Nuove collezioni
di Silvia Pieraccini
2' di lettura
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Alla fine anche Roy Roger’s ha scelto la presenza fisica al Pitti Uomo numero 100, e porta in fiera due novità: la collezione “Riviera” caratterizzata da grafiche marinare per costumi, shorts, t-shirt e felpe e da lini dai colori pastello per camicie e bermuda; e Roy Roger’s Cares, un contenitore di prodotti e confezioni green, dai jeans in cotone organico e in cotone riciclato a quelli trattati con lavaggi eco per scolorire o con tinture fatte con coloranti di origine naturale.
Lo storico marchio che fa capo alla Manifatture 7 Bell di Campi Bisenzio (Firenze) della famiglia Bacci-Biondi ha “approfittato” della pandemia per cercare di catturare nuova clientela, acquisendo il piccolo brand emergente Amish, anch’esso focalizzato sul denim ma con un taglio più streetwear, con un target giovane e una distribuzione in Italia in negozi di fascia alta. La scommessa è che Amish possa “ripagarsi” in pochi mesi, proprio grazie alle potenzialità di crescita già confermate dalle vendite dell’autunno-inverno prossimo. «Quest’anno il brand Amish toccherà 1,1 milioni di fatturato ma nel giro di due-tre anni pensiamo che possa arrivare a cinque milioni», prevede l’amministratore delegato Niccolò Biondi che lo considera un brand complementare a quelli in portafoglio, Roy Roger’s e President.
Il gruppo sta percorrendo anche la strada della brand extension, col recente debutto della linea beauty “1952” (l’anno di nascita dell’azienda, una delle prime di denim in Italia) formata da creme, profumi, diffusori per ambienti e candele, che per adesso sarà in vendita negli stessi canali delle collezioni moda; e i cappelli fatti in collaborazione con il brand fiorentino SuperDuper Hats.
Trainato da questi progetti, quest’anno Biondi prevede una ripresa, con una crescita dei ricavi dell’8-12% sul “normale” 2019 (che, depurato delle operazioni straordinarie, si era attestato vicino a 19 milioni di fatturato) e l’obiettivo di superare i livelli pre-Covid. La flessione 2020 è stata contenuta al -19% grazie al rimbalzo di vendite avvenuto nei mesi estivi. «Siamo riusciti a chiudere il bilancio in pareggio per effetto della forte riduzione dei costi operata (-30% quelli fissi)», spiega Biondi. Ad aiutare è stato anche lo stile casualwear di Roy Roger’s, che ha retto meglio rispetto alle collezioni formali di altri marchi.
L’obiettivo resta l’accelerazione sui mercati esteri che ora punterà su showroom specializzati in Paesi-target europei. In Italia invece la distribuzione resta affidata a 800 multimarca e una decina di monomarca Roy Roger’s, gestiti da Gallery Holding. In crescita è l’e-commerce che quest’anno triplicherà i ricavi 2019 e acquisirà un peso di circa l’8% sulle vendite.


