Analisi

La Ue fa solo norme, gli Usa danno incentivi

Pioggia di nuove regole da Bruxelles con 85 regolamenti e direttive già varati e altri 15 in arrivo, mentre gli Usa hanno messo la freccia con misure per attrarre investimenti

di Laura La Posta

2' di lettura

2' di lettura

«In Europa la transizione ecologica sta rallentando, perché c’è stato l’eccesso di normazione dell’imponente Green deal e gli obiettivi fissati non sono stati incentivati, invece negli Usa sta accelerando perché sono state varate poche regole e si è puntato sugli incentivi che la rendono attrattiva per gli investimenti: è opinione comune che ora gli Usa abbiano sorpassato la Ue che voleva diventare l’area green più virtuosa del pianeta». Le parole di Dror Etzion, professore di strategia e sostenibilità della University of Vermont, sono state una doccia gelida all’ultimo Festival dell’economia di Trento. Possibile che la transizione ecologica del “primo continente a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050” (come annunciato dalla Commissione Von der Leyen) muoia in culla per eccesso di bastone delle regole e carenza di carota degli incentivi per sostenere gli investimenti necessari? E allora a che cosa è servita la medicina amara di 85 impegnativi regolamenti e direttive varati e degli altri 15 in arrivo (fonte Legislative train schedule Ue) per attuare lo European Green deal? Intanto che nel Vecchio continente le aziende lanciavano ripetuti allarmi sulla difficoltà di sopportare senza perdita di competitività la pioggia di norme, le imprese e i cittadini americani beneficiavano dei crediti fiscali massicci dell’Inflation reduction act, dei sussidi all’energia da fonti rinnovabili, del protezionismo del Buy American act, delle misure a favore della filiera dell’auto elettrica, a livello federale e di diversi Stati. Mentre in Europa, sarà un caso, la locomotiva tedesca rallentava trascinando al ribasso gli indicatori economici di un continente già in shock geopolitico ed energetico per la guerra in Ucraina. Si dirà che la svolta green ha avuto ingenti finanziamenti con i piani Next generation Eu, RePower Eu, con i fondi del bilancio ordinario Ue e con quelli attivati dalla Bei. Ma le imprese sono state solo lambite da questo fiume di denaro e i fondi a compensazione dei “perdenti” della svolta green (ad esempio il Just transition fund e il fondo sociale alimentato dall’eco-dazio Cbam) sono destinati a pochi progetti, alle fasce deboli dei cittadini e alle microimprese, che non è chiaro come se ne avvantaggeranno. Intanto, gli Usa hanno messo la freccia. C’è da sperare che gli appelli delle imprese a rivedere le modalità di attuazione del Green deal, a partire da quelli di Business Europe, siano ascoltati e che la transizione ecologica non muoia in culla per eccesso di bastonate.

Loading...
Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti