Le misure di flessibilità anticrisi

La Ue: aiuti di Stato fino al 70% per trasporti, agricoltura e pesca

La Commissione presenta il nuovo quadro di riferimento per rispondere a uno shock energetico che la presidente Von der Leyen quantifica in 500 milioni al giorno. Il rischio, con continui interventi ad hoc, è creare distorsioni nel mercato unico, offrendo più spazio di manovra ai Paesi con conti in ordina

dal nostro corrispondente Beda Romano

La vicepresidente esecutiva della Commissione europe, Teresa Ribera, interviene durante una conferenza stampa per annunciare il quadro temporaneo sugli aiuti di Stato per la crisi in Medio Oriente  REUTERS

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BRUXELLES – Dopo la pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina, anche lo shock energetico provocato dalla guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran costringe la Commissione europea a varare nuove misure di flessibilità nell’uso degli aiuti di Stato. I settori più colpiti dalla crisi economica potranno godere di sussidi nell’acquisto di carburanti e di fertilizzanti. Il nuovo quadro di riferimento induce a chiedersi se continui interventi ad hoc non stiano minando l’integrità del mercato unico.

Ha spiegato ieri la commissaria alla Concorrenza Teresa Ribera: «La transizione energetica rimane la strategia più efficace per garantire l’autonomia, la crescita e la forza dell’Europa. Tuttavia, i recenti picchi dei prezzi dell’energia richiedono una risposta immediata. Le misure proposte offrono soluzioni di facile applicazione che sosterranno lo sviluppo dei settori chiave dell’Unione europea, quali l’agricoltura, la pesca e i trasporti, attenuando gli effetti della crisi».

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Gli aiuti di Stato a questi settori potranno prendere varie forme, ha precisato la Commissione europea. Per quanto riguarda i settori dell’agricoltura, della pesca, dei trasporti terrestri e del trasporto marittimo a corto raggio all’interno dell’Unione europea, gli Stati membri potranno compensare fino al 70% dei costi aggiuntivi sostenuti dai beneficiari a causa dell’aumento dei prezzi dei carburanti e dei fertilizzanti provocato dalla crisi.

Per questi settori, un’opzione semplificata permetterà agli Stati membri di determinare l’importo dei singoli aiuti sulla base di elementi quali le dimensioni e la tipologia delle attività dei beneficiari, una stima generale del consumo di carburante nel settore o altri indicatori pertinenti, anziché richiedere ai beneficiari di fornire prove dettagliate del loro effettivo

consumo. In base a questa opzione, ciascun beneficiario potrà ricevere fino a 50mila euro.

Infine, le imprese ad alto consumo energetico che hanno già diritto agli aiuti nell’ambito di un altro regime di aiuti di Stato (noto con l’acronimo CISAF) potranno ricevere un rimborso fino al 70% della bolletta elettrica. Le misure presentate ieri giungono dopo che la settimana scorsa Bruxelles aveva illustrato una serie di proposte per ridurre la domanda e calmierare i prezzi in risposta al balzo dei listini petroliferi.

Il nuovo quadro relativo agli aiuti di Stato si vuole mirato e temporaneo (in vigore fino al 31 dicembre 2026). L’obiettivo è di evitare per quanto possibile sovvenzioni troppo generose – come è accaduto nel 2022, quando i prezzi dell’energia sono aumentati bruscamente dopo che la Russia ha interrotto le forniture di gas a seguito dell’invasione dell’Ucraina. Allora la decisione di allentare le regole sugli aiuti di Stato contribuì a un forte indebitamento di molti paesi membri.

Come detto, dall’inizio del decennio, le regole sugli aiuti di Stato sono state modificate in via temporanea in varie occasioni. C’è da chiedersi se optare per scelte ad hoc di questo tipo sia saggio. Oltre a creare le premesse per distorsioni nel mercato unico, offrendo maggiore spazio di manovra ai paesi con i conti in ordine, le misure sono in contraddizione con una politica economica ormai sempre più europea. Alcuni paesi vogliono porre la questione nel negoziato sul prossimo bilancio 2028-2034.

A questo proposito, ha ribadito ieri a Strasburgo la presidente della Commissione Ursula von der Leyen che per venire incontro sia alle spese tradizionali che alle nuove priorità è necessario trovare nuove risorse proprie. La crisi in Medio Oriente ha provocato in 60 giorni un aumento di 27 miliardi di euro delle importazioni di combustibili fossili. Sono 500 milioni in più al giorno.

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