La tuta per astronauti che piace agli sportivi sulla terra
La start up Rea Space ha disegnato un capo per ridurre gli effetti negativi della microgravità che sarà declinato per attività diverse
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Progettare per l’aerospazio con i piedi ben piantati per terra. Così Rea Space, specializzata nell’abbigliamento spaziale, ha disegnato una tuta per ridurre gli effetti negativi della microgravità sugli astronauti, ma trasferisce questa tecnologia anche ad ambiti completamente diversi come lo sport, le apparecchiature mediche e l’aeronautica. Rea Space è una start up nata nel 2022, cresciuta con Takeoff Accelerator alle Ogr di Torino, poi sviluppata con l’incubatore di Esa-Bic. Oggi ha un quartier generale in Puglia e una sede operativa a Torino. Il progetto imprenditoriale, lanciato da quattro soci è nato dall’idea del Ceo Flavio Augusto Gentile: sportivo di alto livello e poi preparatore atletico ha trasferito nel lavoro la sua passione per lo sport.
EMSi è un prototipo in via di sperimentazione, prima tuta intraveicolare composta da un sistema di sensori, elettrodi e un tessuto hi-tech in grado di simulare sul corpo degli astronauti l’effetto della forza di gravità e riducendo, così, le conseguenze della permanenza nello spazio. A gennaio il primo test nello spazio, in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana e l’Aeronautica Militare nell’ambito della missione Ax-3 di Axiom Space a bordo del lanciatore Falcon 9 di Space X diretto verso la Stazione Spaziale Internazionale. «Con un sistema di controllo elettronico abbiamo raccolto i dati sui movimenti in microgravità del colonnello Walter Villadei durante il volo della crew dragon», spiega Giorgia Manca, responsabile delle strategie di crescita per REA Space. EMSi ha già ricevuto il riconoscimento dell’ADI Design Index e il premio del Compasso d’Oro, ma il percorso sul mercato è lungo, molto più di qualsiasi prodotto terrestre, anche per via delle condizioni in cui le tecnologie devono essere testate. «Servirà un’altra missione per testare EMSi nella sua configurazione completa».
L’azienda – che è nata con i capitali dei 4 soci fondatori, il sostegno degli acceleratori che l’hanno promossa, e altri fondi pubblici tra cui quelli dell’Agenzia Spaziale Italiana – ha studiato una strategia di crescita parallela capace di generare ricavi in tempi più brevi e finanziare, così, anche lo sviluppo e la ricerca in campo spaziale. Così, per esempio, è nata Ercole, una tecnologia applicabile al mondo sport – simile a quella progettata per lo spazio – ma destinata agli atleti, capace di monitorare i movimenti muscolari, suggerire le strategie per migliorare le performance e ridurre gli infortuni. Questa capacità di applicare le proprie tecnologie a settori diversi, è valso all’azienda il finanziamento di ESA Spark Funding, un fondo gestito dall’azienda STAM, messo a disposizione dall’Agenzia Spaziale Europea, in collaborazione con quella Italiana, per finanziare studi di fattibilità e progetti, promuovendo il trasferimento tecnologico tra lo spazio e i settori non spaziali. Gli stessi sensori possono trovare applicazione anche nel mondo dei prodotti medicali. «Per il futuro lavoriamo in queste due direzioni: da un lato in modo space con cui stiamo progettando nuovi prodotti per migliorare le tecnologie esistenti o riempire gap di mercato, dall’altra lo sviluppo di prodotti ad uso terrestre», prosegue Manca. Così, il progetto di una tuta da indossare sotto le unità extraveicolari per migliorare il sistema di raffreddamento degli astronauti, potrebbe non essere molto diverso dalla tecnologia usata per migliorare la ventilazione delle tute dei piloti di formula uno.

