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Accordi incrociati
La Turchia arma il Mali e pensa alle materie prime del Sahel
Erdogan approfitta dell’uscita di scena della Francia e, grazie ad Aselsan e i suoi droni, sviluppa una strategia di lungo termine che per ora non confligge con la Russia
Bamako ha ospitato lo scorso novembre la prima fiera della Difesa (Bamex 25). Un evento affollato, che ha visto la partecipazione di ben 30 aziende battenti bandiera turca, e che ha consentito al Paese che si affaccia sul Mediterraneo di monopolizzare l’evento e trasformarlo di fatto in un’architettura di sicurezza cooperativa per l’Alleanza degli Stati del Sahel (AES). Un passaggio chiave per trasformare la Turchia partner degli Stati guidati dalle giunte che hanno rifiutato l’assistenza militare occidentale. Nell’occasione di Bamex, il Mali ha anche firmato un accordo per una consegna diretta di droni Bayraktar TB2. Dopo l’uscita di scena dei francesi dal perimetro del Sahel, Recepp Erdogan ha pensato bene di accelerare raccogliendo i frutti di accordi avviati più di un decennio fa e tenuti sotto traccia almeno fino al 2021. Il primo pilastro è stato l’accordo di cooperazione all’addestramento militare, ratificato nel settembre 2010, che stabiliva le basi per la formazione del personale maliano da parte di istruttori turchi. Nel 2015 il salto di qualità con la firma di protocolli paritetici mirati a supporto tecnico, donazione di materiale, scambio di intelligence, vendita di armi e munizioni e modernizzazione degli equipaggiamenti. Dopo il colpo di stato del 2021 in Mali e l’espulsione delle forze francesi nel 2022, la Turchia ha firmato ulteriori accordi di sicurezza e difesa con la giunta maliana, concentrandosi principalmente sul supporto logistico.
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Industria
Aselsan, la piu grande azienda di elettronica della Turchia, svolge un ruolo centrale nell’ecosistema difensivo turco-maliano. Fornisce prodotti che spaziano dalle tecnologie di comunicazione e informazione, ai radar e alla guerra elettronica, dall’elettro-ottica all’avionica, dai sistemi senza pilota. L’azienda in questi anni ha installato sistemi avanzati su aeromobili militari maliani per contrastare ordigni esplosivi improvvisati e minacce aeree. Lo scorso maggio, l’azienda ha introdotto nuove soluzioni di guerra elettronica e anti-drone, tra cui il sistema KORAL AD in grado di rilevare, ingannare i radar dei velivoli nemici. Insomma, sviluppi tecnologici che appaiono direttamente rilevanti per le esigenze operative maliane nel contesto della contro-insurrezione nel Sahel. In parole più semplici, lo schema sviluppato da Ankara rende sempre più difficile per il Paese africano svincolarsi dagli accordi e cambiare fornitore. In pratica, la partnership militare Turchia-Mali, con Aselsan come braccio tecnologico, rivela un modello di influenza strategica che si distingue sia dall’approccio occidentale sia da quello russo.
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Schema ampio
Sul piano della portata, gli accordi con altri Paesi africani e le partecipazioni ad eventi come Bamex 25 indicano una strategia continentale complessa e per certi versi non bilaterale. La Turchia ha firmato un importante patto difensivo e marittimo commerciale con la Somalia nel febbraio 2024, un accordo energetico e di sicurezza con il Niger nel luglio 2024, un protocollo di cooperazione militare con Gibuti nel luglio 2025, e un accordo di cooperazione finanziaria con il Senegal nell’agosto 2025. Il Mali è il punto di ingresso nel Sahel, ma la rete si estende dal Niger alla Somalia. Aselsan, con export sopra i 2 miliardi di dollari nel 2025 e contratti per 5,7 miliardi, ha la capacità finanziaria e produttiva per sostenere tale espansione.
Rischi
La partnership presenta comunque dei rischi significativi per entrambe le parti. Per il Mali, come abbiamo scritto sopra, c’è il rischio di riduzione della flessibilità strategica e di eccessiva vulnerabilità se Ankara dovesse limitare il supporto. Per la Turchia, l’associazione con una giunta soggetta a sanzioni occidentali e l’uso del Sahel come terreno di prova per equipaggiamenti militari comportano rischi reputazionali e tensioni geopolitiche con l’Occidente. Senza dimenticare il dualismo in atto tra Mosca e la stessa Ankara. Mentre entrambi gli attori beneficiano dell’uscita francese, i loro interessi non sono del tutto allineati. La Russia fornisce principalmente il supporto di sicurezza diretto attraverso il gruppo Wagner/Africa Corps, mentre la Turchia offre un ecosistema tecnologico integrato. Questa complementarità permette in questo momento la coesistenza, ma crea potenziali conflitti per l’influenza a lungo termine. Il tema di fondo restano le materie prime e quale Paese si garantirà l’accesso di lungo termine. In caso di divergenze, Bamako diventerebbe un campo di battaglia tra i due Paesi.
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