Green jobs

La transizione energetica spinge l’occupazione a misura di ambiente

La maggior parte delle ricerche di personale riguarda profili per le rinnovabili, l’economia circolare e l’efficientamento. Ma oltre la metà delle figure sono introvabili e resta il nodo del mismatch. Lombardia in testa per assunzioni verdi

di Sara Deganello

3' di lettura

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Transizione verde, decarbonizzazione, economia circolare sono percorsi sempre più inevitabili, che richiedono nuove competenze. Quali? «ManpowerGroup ha individuato per l’Italia i settori chiave per i green jobs, dove si sta concentrando la maggior parte delle nostre ricerche di personale, migliaia su tutto il territorio nazionale. Tra le aree principali: energie rinnovabili, efficientamento energetico, economia circolare, mobilità sostenibile, green It e agricoltura sostenibile. I settori coinvolti includono energia, telecomunicazioni, settori industriali, automotive e logistica». A rispondere è Daniela Caputo, Sales, Marketing & Innovation director di ManpowerGroup Italia.

Per raggiungere gli obiettivi del Green Deal europeo, è probabile che la domanda aumenti in settori quali l’edilizia, i trasporti, la gestione dei rifiuti, l’elettricità, l’architettura e l’ingegneria, conferma anche lo studio europeo di Cedefop “Skills in transition-The way to 2035”.

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I profili più ricercati

La necessità di competenze verdi è a tutti i livelli: «Tra i profili maggiormente ricercati in questi ambiti spiccano, per ciascun settore, tutte le professionalità specifiche necessarie a coprire l’intero ciclo produttivo: dai progettisti, spesso ingegneri con diversi indirizzi, ai tecnici fino ai montatori, installatori e ai manutentori, che siano specifici per le rinnovabili, per l’economia circolare, per l’efficientamento energetico», continua Caputo.

«Alcuni profili green tra i più richiesti sono anche gli Hse manager – responsabili per salute, sicurezza e ambiente –, i progettisti di sistemi di energia rinnovabile, gli esperti in edifici sostenibili, i consulenti per la sostenibilità aziendale, gli ingegneri per l’energia a idrogeno, i tecnici in agricoltura rigenerativa, gli ingegneri per infrastrutture di veicoli elettrici e gli specialisti in mobilità sostenibile», elenca ancora la manager di ManpowerGroup.

Le stime a livello globale

Le stime dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) parlano di 30 milioni di nuovi posti di lavoro verdi a livello globale. Secondo Unioncamere, come si legge nell’ultimo paper “Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine”, «tra il 2024 e il 2028 le imprese e la pubblica amministrazione richiederanno competenze green con importanza almeno intermedia a oltre 2,4 milioni di lavoratori (quasi due terzi del fabbisogno quinquennale) e con importanza elevata a più di 1,5 milioni di unità (poco più del 40% del totale)». Sono 3,9 milioni di posti di lavoro, da operai a figure altamente specializzate: i comparti che maggiormente richiedono queste competenze sono le costruzioni, la meccatronica e i servizi avanzati alle imprese, essenziali per la transizione green del settore industriale.

Aziende a caccia di talenti green

I green jobs risultano però difficili da trovare: sempre secondo Unioncamere, dalle stime ne mancherebbero all’appello più della metà, il 52,6%. «Nonostante il 70% delle aziende di tutti i settori preveda di assumere talenti nel campo della sostenibilità, lo sviluppo delle competenze necessarie per sostenere la transizione green evidenzia criticità molteplici e interconnesse», riflette Caputo, ricordando come il 94% dei datori di lavoro a livello globale riconosca di non avere in azienda le figure necessarie per raggiungere gli obiettivi Esg e il 75% fatichi a trovare professionisti con le competenze adeguate.

«Per colmare il mismatch tra le competenze richieste e quelle disponibili nel settore delle professioni legate alla sostenibilità, è necessario intervenire su due fronti principali: il sistema scolastico e il mondo del lavoro», indica la manager. Ciò si traduce, da una parte in una maggiore rilevanza da dare a discipline tecniche e scientifiche con un orientamento green, e dall’altra a investimenti in programmi di upskilling e reskilling per le persone che già lavorano.

Dal punto di vista geografico, come emerge dall’ultimo rapporto GreenItaly, di Fondazione Symbola con la stessa Unioncamere e il Centro Studi Tagliacarne, i lavori verdi italiani sono a trazione lombarda: la regione conferma il proprio primato con 440.940 nuovi contratti relativi a green jobs nel 2023 (+4,7% rispetto al 2022, pari a 19.770 unità aggiuntive), con un’incidenza sul totale delle attivazioni lombarde del 40,3%, altro valore da primato. Le prime quattro regioni per numero di nuovi contratti green – oltre alla Lombardia, il Veneto, l’Emilia-Romagna e il Lazio – contano un totale di 997.190 unità, pari al 52% del totale. A livello provinciale, c’è il record di Milano, che nel 2023 fa registrare il maggior numero di attivazioni verdi: 203.550 unità, +9,2% rispetto al 2022, pari al 10,6% del totale dei nuovi contratti green jobs su scala nazionale. Un quarto dei nuovi posti di lavoro legati alla sostenibilità sono in quattro province: Milano, Roma, Napoli e Torino.

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