Scienza

La Terra nello spazio: nasce Earth Memory per portare casa nelle lunghe missioni

Il prototipo, che sarà a bordo della missione Axiom 5, è stato realizzato dall'Università politecnica delle Marche con l'astronauta Walter Villadei

 (Adobe Stock)

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Un occhiale alimentato in modo indipendente e inserito direttamente nella tuta dell'astronauta, per portare nello spazio la propria casa e i luoghi cari lasciati sulla Terra. È l'idea alla base di Earth Memory, la piattaforma digitale sviluppata dall'Università Politecnica delle Marche - presentata, insieme ad altri otto progetti alla Fiera space Economy di Rimini - pensata per sostenere il benessere psicofisico degli astronauti nelle missioni di lunga durata, il “debutto” come deciso dall'Agenzia spaziale italiana sarà a bordo della missione Axiom 5

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il prototipo realizzato con l'astronauta Walter Villadei

Un ET del terzo millennio che può contattare “casa” grazie ad un progetto innovativo che unisce realtà immersiva, intelligenza artificiale e patrimonio digitale per ricreare, nello spazio, i luoghi, i volti, i suoni e i rituali che rendono la Terra un luogo familiare. Il primo prototipo è stato realizzato, dall'Università Politecnica delle Marche con l'astronauta Walter Villadei. Villadei - veterano dello spazio con molte missioni all'attivo - ha contribuito alla definizione dei contenuti e delle funzionalità del sistema. Il primo dimostratore è stato realizzato con il suo apporto. “Andare nello spazio è un'emozione fortissima, ma gli astronauti hanno anche bisogno di portare con sé qualcosa della Terra: ricordi, immagini, sensazioni – ha detto Walter Villadei - Earth Memory è un esperimento, una tecnologia innovativa che mette insieme scienza, arte e conoscenza: un progetto assolutamente fondamentale che spero di portare presto nello spazio.”

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Earth Memory nasce per rispondere a una delle sfide più critiche individuate dalla Nasa: isolamento, confinamento, distanza dalla Terra e vita in ambienti chiusi o ostili sono tra i cinque principali rischi del volo umano nello spazio. Con le future missioni lunari e marziane, le comunicazioni diventeranno asincrone a causa della latenza, rendendo ancora più cruciale il supporto al benessere mentale e alla coesione dell'equipaggio.

Il progetto a bordo della missione Axiom 5

“Earth Memory è un esempio concreto di come la ricerca universitaria – spiega il Rettore dell'Università Politecnica delle Marche, Enrico Quagliarini – sia in grado di dialogare con il mondo dell'aerospazio. Il progetto consolida il posizionamento internazionale del nostro Ateneo nel campo della ricerca di qualità, capace di coniugare competenze tecnologiche e scientifiche per rispondere a sfide globali. Stiamo aprendo un campo in cui la filiera produttiva della nostra regione può fare la differenza. Non a caso – aggiunge – due delle progettualità che abbiamo al Bex sono già state selezionate dall'Agenzia Spaziale Italiana come potenziali “passeggere” della missione Axiom-5”.

Il Maindh Lab dell'Università politecnica delle Marche

Alla expo-conference la Politecnica delle Marche ha presentato altri otto progetti di ricerca da sviluppare nello spazio: dai sensori per il monitoraggio dei parametri fisiologici degli astronauti, alla coltivazione di micro-ortaggi nutraceutici, fino all'innovativo visore in grado di migliorare il benessere psicologico degli astronauti.

Earth Memory è sviluppato dal Maindh Lab, il laboratorio dell'Università Politecnica delle Marche diretto dal docente Paolo Clini, specializzato nella documentazione e valorizzazione digitale del patrimonio, nella ricostruzione tridimensionale, negli avatar conversazionali e nella narrazione immersiva. L'obiettivo è studiare in modo rigoroso se e come contenuti culturali, ambientali e personali possano sostenere connessione, benessere percepito e coesione nelle missioni isolate e di lunga durata. Il sistema accompagna l'astronauta in tutte le fasi della missione: dalla preparazione sulla Terra, quando seleziona contenuti, privacy e rituali significativi con il supporto di curatori e specialisti, alla vita nell'habitat, dove può accedere a esperienze personali o condivise, scegliendo liberamente quando e come fruirne. Gestita anche la connessione asincrona, con la possibilità di ricevere nuovi contenuti dalla Terra e rispondere senza che il ritardo delle comunicazioni interrompa il senso di continuità. Durante la missione, l'astronauta registra riflessioni, immagini e testimonianze che arricchiscono l'archivio della missione; al ritorno, i materiali selezionati confluiscono in un patrimonio scientifico e culturale, nel pieno rispetto del consenso e della privacy.

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